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Raffinato, preciso e volitivo Enrico Gerli si racconta

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Enrico Gerli, cuoco del ristorante “I Castagni” di Vigevano (Pv), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
 
09 novembre 2013 | 11:14

Raffinato, preciso e volitivo Enrico Gerli si racconta

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Enrico Gerli, cuoco del ristorante “I Castagni” di Vigevano (Pv), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
09 novembre 2013 | 11:14
 

Enrico GerliPreferisce che a parlare sia la sua cucina piuttosto che raccontarsi in prima persona e il contrasto fra i due è stupefacente; esplosiva, colorata, ricercata la prima, composto e pacato Enrico Gerli (nella foto)... e pensare che la linea che si era dato quando ha iniziato il suo percorso, era quella di una cucina tranquilla.

Studente al Conservatorio e arrivato all’ottavo esame di pianoforte, Gerli ha dato una “sterzata” al suo destino seguendo “l’altra passione”, così ha aperto nel 1989 “I Castagni”, ristrutturando con grande gusto la casa di campagna di famiglia e proponendo la sua idea di piatti del territorio.

Per alcuni anni ha impegnato le vacanze facendo stage di perfezionamento, è entrato a far parte della squadra dei JRe e sono arrivati i riconoscimenti, con la Stella, che brilla a Vigevano dal 1998. La moglie Luisa, splendida e frizzante spalla in sala, ha condiviso ogni passaggio e dice: “L’unica difficoltà è di trovarci fuori dagli itinerari”. Ma un’esperienza a “I Castagni” vale molto di più del viaggio.

Da bambino cosa sognavi di diventare?
Un ciclista professionista.

Il primo sapore che ti ricordi.
Il “ragò” di verze di mia nonna.

Qual è il senso più importante?
Visto il mio lavoro, il gusto, ma in generale la vista.

Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato.
Non ne ho uno in particolare.

Come hai speso il primo stipendio?
Non l’ho mai preso, ma la mancia più congrua l’ho devoluta per una cena all’Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano.

Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
Per il mio gusto: Spaghetti al cipollotto di Aimo e Nadia, Purè di patate cremoso di Robuchon, Padellata di riso selvaggio e crostacei di Sadler.

Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
Un salame crudo di Varzi o formaggio d’alpeggio.

Qual è il tuo cibo consolatorio?
Risotto in tutte le varianti.

Che rapporto hai con le tecnologie?
Buono e curioso, senza abusarne.

All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
Crudo di sgombro.

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Mia moglie e mia figlia.

Quale quadro o opera d’arte rappresenta meglio la tua cucina?
Il modo di pitturare in stile ”naif” di Ligabue si avvicina alla mia filosofia: non grande tecnica, ma istinto e colore.

Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
Salty Dog dei Procol Harum.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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Algida Dolce Vita