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di Maurizio Maestrelli
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Birra di Natale, cresce la fama
di una specialità che arriva dal Nord

Birra di Natale, cresce la fama
di una specialità che arriva dal Nord
Birra di Natale, cresce la fama di una specialità che arriva dal Nord
Primo Piano del 14 dicembre 2013 | 12:34

Se fino a qualche anno fa era impensabile trovare sotto l’albero una birra artigianale, oggi sono molti gli italiani che cominciano ad apprezzare le “Christmas beer”. Alto grado alcolico e speziatura i tratti distintivi. Spesso stappate per accompagnare i dolci tipici delle festività o semplicemente per allietare e scaldare un dopo cena tra amici

A Natale e Capodanno, stappate birra! Se non altro per essere originali... Scherzi a parte, quella che potrebbe sembrare una provocazione - o un atto di lesa maestà, vedete voi, dipende da quanto siete innamorati del vino - non lo è, in realtà, per niente. Da un lato perché esistono in circolazione birre prodotte con lieviti di Champagne e tanto di remuage effettuato nei dintorni di Reims, il che le rende perfette sia per l’aperitivo pre-cena della Vigilia sia per l’eventuale botto che non farà tanto bon-ton ma che, si sa, in queste occasioni è ammesso.



D’altro lato però, bere birra in inverno non è una provocazione soprattutto perché esistono le birre invernali, più spesso chiamate “birre di Natale”, Christmas Beer, Bière de Nöel, Weihnachtsbier a seconda che siano prodotte in Italia, Regno Unito o Stati Uniti, Belgio oppure Germania. In realtà, in Inghilterra le definiscono, in maniera a mio avviso assai più poetica, “winter warmer”. Non perché si servano calde (esistono comunque anche birre del genere...), ma perché per il loro alto grado alcolico “riscaldano” il fortunato bevitore.

Ecco, accertato il fatto che quella della birra di Natale o invernale sia una tradizione che affonda le sue radici nella storia della birra e non, come qualcuno potrebbe essere portato a pensare, una semplice e simpatica trovata di marketing, va spiegato un po’ meglio che cosa si intende per “birra di Natale”. Se forse all’inizio della storia, e soprattutto in Belgio, queste specialità stagionali, brassate in modeste quantità e quasi sempre per il fabbisogno familiare, avevano come denominatore comune l’alta fermentazione, l’elevato grado alcolico e una speziatura abbastanza libera, nel corso del tempo e con il crescente successo anche commerciale di questa tipologia birraria la libertà di scelta si andò ampliando lasciando come unico fil rouge quello, appunto, della celebrazione della festa.

La celebrazione del rito annuale del brassaggio della birra di Natale trova forse la sua massima espressione nella famosa Samichlaus. Questa birra, originariamente svizzera e oggi prodotta in Austria, veniva creata una sola volta l’anno nel giorno di San Nicola (Samichlaus nel dialetto di Zurigo), possiede ben 14% vol. ed era fatta maturare per dodici mesi in botti di rovere.

Negli ultimi anni, infine, il successo delle birre di Natale è andato esplodendo e oggi non è facile trovare una birreria che si trattiene dalla tentazione di cimentarsi in una specialità invernale. Ci si sono buttati dentro anche i birrai artigiani italiani che, quando si tratta di dar sfogo alla propria creatività, non sono secondi a nessuno. Birre con aggiunta di spezie o “semplicemente” di grande struttura alcolica sono pronte a incontrare il crescente pubblico di estimatori di buona birra. Certo, quasi mai si tratta di birre come si è soliti immaginarle in un afoso pomeriggio estivo. Le birre di Natale si bevono abbinandole alle cene sostanziose che punteggiano gli ultimi giorni dell’anno o belli rilassati sulla poltrona. Sono birre da sorseggiare, più che da bere per essere subito dimenticate. Ma sono birre che aprono le porte della percezione sul vasto e variegato mondo della birra, ricco di fascino e di suggestioni, profumi e gusto. Quest’anno, aprite quelle porte.

Bionda o bruna anche sotto l’albero
Se fino a qualche anno fa era impensabile trovare sotto l’albero di Natale una birra artigianale, oggi sono molti gli italiani che cominciano ad apprezzare le “Christmas beer” nostrane, molte volte vendute in confezioni regalo o nella veste prestigiosa e festiva della magnum da un litro e mezzo. Così anche noi, popolo enofilo, scopriamo un rito che da secoli caratterizza Paesi a tradizione birraria come il Belgio e cominciamo finalmente ad apprezzare la buona birra anche d’inverno, sfatando il luogo comune che la vuole soltanto regina dell’estate. Ad onor del vero le birre di Natale non rappresentano uno stile ma piuttosto possono essere considerate come birre d’annata dal momento che il birraio solitamente rivede di anno in anno la ricetta. Corpose, speziate, complesse, possono essere stappate per accompagnare ad esempio i dolci tipici delle festività o semplicemente per allietare e scaldare un dopo cena tra amici. Tra gli elementi che vengono spesso utilizzati nella produzione delle birre di Natale per conferire particolari aromi, troviamo il miele e numerose spezie, come semi di coriandolo, ginepro, pepe verde, cardamomo, liquirizia, anice stellato, cannella, zenzero, vaniglia, chiodi di garofano, oppure uvetta, scorza d’arancia amara o dolce, frutta fresca o secca, e così via.

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Alberto Lupini


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