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L'agroalimentare sostiene l'economia +5,3% l’export di cibo made in Italy

Il comparto alimentare contribuisce sempre di più al sostegno dell’economia italiana, grazie all'export, che registra un fatturato record di circa 33 miliardi di euro nel 2013, con un incremento del 5,3% tendenziale. Le spedizioni verso i Paesi extra-europei (+7,9%) hanno contribuito molto alla crescita dell’export italiano

18 febbraio 2014 | 12:59
L'agroalimentare sostiene l'economia
+5,3% l’export di cibo made in Italy
L'agroalimentare sostiene l'economia
+5,3% l’export di cibo made in Italy

L'agroalimentare sostiene l'economia +5,3% l’export di cibo made in Italy

Il comparto alimentare contribuisce sempre di più al sostegno dell’economia italiana, grazie all'export, che registra un fatturato record di circa 33 miliardi di euro nel 2013, con un incremento del 5,3% tendenziale. Le spedizioni verso i Paesi extra-europei (+7,9%) hanno contribuito molto alla crescita dell’export italiano

18 febbraio 2014 | 12:59
 

Secondo i dati diffusi dall’Istat, mentre le esportazioni italiane nel 2013 restano praticamente ferme rispetto all’anno precedente, registrando il peggior risultato dal 2009 con un calo dello 0,1%, le vendite sui mercati stranieri dei prodotti agroalimentari continuano a crescere nonostante la crisi.

L’export dell’industria alimentare chiude l’anno con un incremento del 5,3% tendenziale e quello dei prodotti freschi dell’agricoltura con un +2,6%, raggiungendo un fatturato record di circa 33 miliardi di euro. Si tratta di numeri importanti per il settore, soprattutto considerato l’andamento degli acquisti interni.



Possiamo dire che nel 2013 proprio l’export “salva” i conti delle imprese agroalimentari che, solo grazie ai mercati esteri, riescono ad affrontare l’ennesimo anno di recessione e a compensare in parte il crollo dei consumi domestici, con il “taglio” del 4% della spesa per cibo e bevande.

Ma il trend delle esportazioni del comparto dimostra anche quanto l’agroalimentare nel suo insieme sia diventato strategico per il Paese, candidandosi a “traino” dell’economia nazionale. È chiaro, però, che adesso bisogna continuare a lavorare per rafforzare le capacità di tutta la filiera agroalimentare di esportare e investire all’estero, soprattutto sui nuovi mercati.

Basti pensare che nell’ultimo anno le spedizioni verso i Paesi extra-europei (+7,9%) hanno contribuito in misura superiore alla crescita dell’export rispetto a quelle dirette verso i Paesi Ue (+4,7%). Nello stesso tempo, è necessario intensificare la lotta all’agropirateria sui prodotti “made in Italy”, che vale 60 miliardi di euro, di cui 24 in Europa, 26 in nord America e 10 nel resto del mondo.

L'export delle nostre produzioni agroalimentari conferma queste significative prestazioni sul mercato europeo, ma sempre più è in espansione nei Paesi ad economia emergente. La Coldiretti sottolinea come i risultati positivi di dicembre, sia per le esportazioni agricole (+3,3%) che per quelle alimentari (+5,9%) anche per la forte domanda di made in Italy nel mondo sulle tavole del Natale, abbiano contribuito a realizzare un risultato storico per l’agroalimentare italiano nell’intero 2013.

Il prodotto made in italy più esportato è il vino che nel 2013 fa segnare il record storico delle vendite che per la prima volta raggiungono un valore attorno ai 5 miliardi di euro ma rilevanti sono anche le spedizioni all’estero di ortofrutta, quelle di pasta e di olio di oliva.

«Con questi risultati sul commercio estero - affermata il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - l’agroalimentare si conferma una leva competitiva determinante per far uscire l’Italia dalla crisi. All’estero il vero nemico sono le imitazioni low cost dei cibi nazionali che non hanno alcun legame con il sistema produttivo del Paese».

«L’agropirateria internazionale - continua Moncalvo - sui prodotti italiani vale 60 miliardi con quasi 2 prodotti alimentari i tipo italiano su tre che sono falsi, dal Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma in vendita c'è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesao in tutto il Sud America. Per non parlare del Romano, dell'Asiago e del Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano “spacciate” come italiane».

La Copagri si sofferma sul fatto che è sull'italianità dell'alimentare che bisogna puntare per ricostruire l'economia del Paese. Questo è l'invito rivolto alle istituzioni di governo nazionali, dall'Esecutivo che sta nascendo al Parlamento, anche in considerazione dell'Expo 2015, che dovrà rappresentare un punto di partenza per lo sviluppo dell'imprenditorialità italiana nel mondo e per l'attrazione di investimenti all'interno dei nostri confini.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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