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Più valore al nostro patrimonio culturale
Le istituzioni competenti intervengano!

Pubblicato il 11 aprile 2014 | 15:16

Il patrimonio culturale italiano è tra i più invidiati al mondo, ma purtroppo la gestione di quest'ultimo lascia a desiderare, e i nostri luoghi storici non vengono valorizzati come meritrebbero. Bisogna intervenire


Il susseguirsi di episodi a prova della nostra incapacità di salvaguardare un patrimonio culturale unico al mondo, ci porta ad interrogarci su quale sia la linea da adottare per far sì che le nostre opere ricevano un giusto trattamento. Andrea Carandini, presidente del Fai (fondo ambientale italiano), ha fatto il punto sulle inefficienze del sistema, in una lettera indirizzata al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, riferendosi al caso particolare delle Grotte di Catullo, a Sirmione.



Riportiamo per intero la lettera di Carandini.


Caro direttore,
«delle penisole, dell’isole pupilla, o Sirmione, quanti nei chiari laghi regge e nel mare il duplice Nettuno, oh di che cuore, come lieto ritorno! Io stento a credere… di rivederti in salvo! Che più felice dell’ansie ormai finite, quando il bagaglio pon giù la mente e stanchi del viaggiare giungiamo ai nostri Lari e riposiamo nel sospirato tetto? Questo compensa così grandi travagli. Salve, o leggiadra Sirmione, gioisci del tuo signore, gioite onde del lago, ridete quante vi son risate in casa».

Così canta Catullo (Carmi, 115, traduzione C. Saggio), della notabile gens Valeria di Verona (suo padre aveva ospitato Cesare). Fu pazzamente innamorato di Lesbia, cioè di Clodia, perversa nobile romana sorella di Clodio (il peggior nemico di Cicerone). Morì trentenne, nel 54 a.C. Il poeta era facoltoso: aveva una casa a Verona, una a Roma, una villa a Tivoli e una appunto sul Lago di Garda. La villa sull’estrema punta del promontorio di Sirmione, nota come “Grotte di Catullo” ricorda, alta sul lago, le ville marittime del Lazio e della Campania.

Si data al I secolo d.C., ma il suo nucleo più antico potrebbe essere quello posseduto da Catullo. Nella versione definitiva, si accedeva da un giardino porticato entro un avancorpo che immetteva nel grande complesso rettangolare. Prima si incontrava un complesso termale e di servizio, inframmezzato da un secondo giardino, il quale a sua volta si apriva su un vastissimo peristilio, fiancheggiato da due piste lunghe e strette per passeggiare e correre al coperto.

Portici e passeggiate all’aperto orlavano l’edificio su tre lati (nelle stanzette al di sotto abitavano gli schiavi). Seguiva un terzo giardino, condiviso da due appartamenti padronali, che culminavano in un ulteriore avancorpo, costituito da saloni di ricevimento rivestiti da portici e protesi sul lago, fulcro e culmine dell’intera costruzione.

Questo insigne monumento è uno dei tanti esempi della nostra incapacità di dare valore al patrimonio culturale. La Soprintendenza dispone solamente di 30mila euro per mantenere il vasto complesso: un terzo del necessario. La villa incassa ogni anno 450mila euro di biglietti, ma di questi solo un quarto torna alla Soprintendenza, quando va bene, e a volte nulla, come nel 2013: massima follia! La guida della villa (E. Roffia, Le grotte di Catullo a Sirmione, Milano 2005) si vende soltanto dal giornalaio e nel bar davanti alla villa, regolarmente chiusi nella stagione invernale. Per i servizi il ministero consente solamente grandi appalti, mentre servirebbe una piccola cooperativa locale per le ville di Sirmione e di Desenzano. Così sul sito è disponibile per i visitatori solo un foglio plastificato appartenente alla biglietteria, che il visitatore deve restituire, non potendosi vendere la guida (anche per l’opposizione dei sindacati).

I pieghevoli stampati sono terminati, anche se l’equivalente si trova online, perché i pochi fondi devono andare oramai tutti alla prevenzione. Infine a Sirmione non esiste pubblicità per le “Grotte di Catullo” - assurdo strabiliante -, mentre abbondano cartelli per ristoranti e alberghi. Mi sono incontrato con il nuovo Soprintendente ai beni archeologici della Lombardia. Si tratta di un funzionario competente e attivo, che fa bene sperare. Mi ha spiegato le difficoltà burocratiche che rendono ardua la sua azione e ha promesso che chiederà un incontro con il sindaco di Sirmione per risolvere i problemi che da lui dipendono.

L’intera questione dei “servizi aggiuntivi” deve essere riconsiderata dal ministero competente, evitando il sistematico e il grande a favore del piccolo e dell’opportuno nelle diverse e concrete circostanze. E i soldi dei biglietti devono andare tutti alla Soprintendenza, in modo che il soprintendente che si prodighi per la gestione e la comunicazione sia incentivato a farlo. Dai circoli viziosi si tratta di passare a quelli virtuosi. Per quanti luoghi speciali d’Italia valgono considerazioni di questo genere? Fino a poco fa’ mancava ogni didascalia perfino al Foro e al Palatino!


Grotte di Catullo patrimonio culturale


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