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Taxi, Italia "fanalino di coda" in Europa
In testa Barcellona, Londra e Dublino

Taxi, Italia
Taxi, Italia "fanalino di coda" in Europa In testa Barcellona, Londra e Dublino
Pubblicato il 20 maggio 2014 | 16:39

L’offerta di taxi nelle maggiori città italiane risulta minore di quella di altre importanti città europee ed extra-europee. Sono 24 i taxi ogni 10mila abitanti a Roma e 37 a Milano, mentre a Barcellona 99 e a Londra 83

Nessuno sa di preciso quanti siano i tassisti in Italia. Secondo alcune stime, riportate dal Mattino, si parla di circa 40mila licenze attive. Gli studi sul comparto sono molto rari: quello più completo e recente è stato curato da Chiara Bentivogli e pubblicato, nel settembre 2008, dalla Banca d'Italia. Dalla ricerca (che fa riferimento a dati del 2006) emergeva che nel Paese ci sarebbero 5,8 taxi ogni 10mila abitanti, che diventano 3,4 nelle città con meno di 250mila abitanti e 20,8 in quelle con più di 500mila abitanti (24 a Roma e a Napoli, 37 a Milano). Numeri, anche quelli delle tre città più grandi, lontani dalle principali metropoli europee (Londra e Barcellona viaggiano poco sotto i 100).



Dal rilevamento Eurotest (un programma che riunisce gli Automobil club di 17 Paesi), è emerso che, su 22 grandi città europee testate, Roma e Milano sono al settimo ed ottavo posto per il costo di una corsa di 7 chilometri in taxi, rispettivamente 11,22 e 12,18 euro: più della capolista Lisbona (7,98) o di Madrid (10,64) ma molto meno rispetto a Berlino (16,23), Amsterdam (22,24) o Ginevra (ultima con 28,77 euro). La rilevazione è, però, “alterata” dal fatto che è stata calcolata una sosta di soli 5 minuti (su ben 7 chilometri urbani): essendo le grandi città italiane mediamente più trafficate delle altre (e, quindi, più lunga la sosta), è certo che, a parità di tariffa, il reale costo praticato alla clientela da noi sia più elevato di quello sondato.

Già la ricerca di Bankitalia aveva, infatti, sottolineato come in Italia la parte variabile della tariffa possa far lievitare di molto il costo, in caso di traffico: l’esempio portato fu quello di un viaggio di 5 chilometri a Roma che, con soli 5 minuti di stazionamento al semaforo o per traffico, vedeva aumentare il costo complessivo della corsa del 30%. Una circostanza, questa, che i tassisti non negano, ritenendosi però economicamente danneggiati, al pari dei clienti, dai problemi di viabilità.

Secondo un'altra rilevazione della Banca d’Italia, l’offerta di taxi nelle maggiori città italiane, più elevata della media nazionale, risulta comunque minore di quella di altre importanti città europee ed extra-europee. Dati relativi al 2000 indicano che i taxi in rapporto alla popolazione nelle due principali città italiane sono meno della metà di quelli di molte città europee, un quarto di quelli disponibili a Londra e un quinto rispetto a Barcellona. Nel caso di Parigi, se si considerasse per omogeneità la sola popolazione residente nel comune, il dato salirebbe a 79 taxi per 10mila abitanti. Nel 2003, a tre anni dalla deregolamentazione, il numero di taxi a Dublino era pari a 12.200, circa 100 veicoli per 10mila abitanti.

Densità dei taxi in città europee ed extra-europee
(numero di licenze per ogni 10mila abitanti)

Città Num. Taxi
Washington  120
Barcellona (2)  99
Londra (1) 83
Dublino  52
Stoccolma 40
Praga (2)  39
Monaco (2)  29
Auckland 28
Parigi 25
Roma (2)  21
Copenhagen 21
Berlino  21
Amsterdam (3)  18
Milano (2)  16
Bruxelles  13
Fonte: Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma, elaborazioni su dati EIM (2002) e Bergantino e Boitani (2003).
(1) Incluso il servizio da rimessa
(2) Per Barcellona, Praga, Monaco, Roma e Milano l’indice è calcolato sui residenti dalla città, mentre per le altre città è calcolato sulla popolazione dell’intera area metropolitana
(3) Dato precedente alla liberalizzazione delle licenze

In Italia inoltre l’offerta effettiva di taxi, in ciascuna delle fasce orarie, è risultata finora molto inferiore al numero di licenze concesse. Fino alla conversione in legge del decreto Bersani (agosto 2006), infatti, la normativa non prevedeva (se non in casi molto specifici) la possibilità di affidare il taxi a un altro conducente nei turni non effettuati dal tassista titolare della licenza. Ne segue che, ad esempio, a Roma, su circa 5.800 licenze in vigore nel 2003, l’offerta potenziale (data dalla somma delle vetture in servizio obbligatorio e di quelle in servizio facoltativo) era mass ima (poco più di 5.300 taxi) dalle 13.30 alle 14.30. In alcune fasce orarie diurne (fra le 7 e le 22) l’offerta di taxi poteva invece scendere sino a livelli inferiori alle 2.400 unità, considerando le so le vetture in servizio obbligatorio.

© Riproduzione riservata

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