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Consistente, curioso, raffinato Paolo Cappuccio si racconta

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Paolo Cappuccio de La Casa degli Spiriti di Costermano (Vr), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
 
01 novembre 2014 | 12:33

Consistente, curioso, raffinato Paolo Cappuccio si racconta

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Paolo Cappuccio de La Casa degli Spiriti di Costermano (Vr), che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigorifero

di Clara Mennella
vicedirettore
01 novembre 2014 | 12:33
 

Per tracciare il ritratto di Paolo Cappuccio (nella foto) è corretto partire dall’ultima tappa del suo percorso, il Ristorante stellato La Casa degli Spiriti di Federico Chignola e Sara Squarzoni a Costermano (Vr), sulla sponda veronese del lago di Garda. Una location da sogno, che comprende anche un bistrot e un wine bar.

La cornice ideale per la cucina di Cappuccio, che qui si esprime all’ennesima potenza, grazie anche all’amicizia ed alla stima con i padroni di casa… se cercate il meglio, qui l’avete trovato! La cucina raffinatissima di Paolo arriva da lontano, con una vocazione scoperta a 14 anni e valorizzata, strutturata e rifinita con lo studio, i viaggi, le frequentazioni ed il lavoro costante.

Nel curriculum la scuola Lenòtre di Parigi, gli incontri con professionisti del calibro di Joel Robuchon e Alain Ducasse, esperienze a Milano, Venezia, Portofino, Malta, Costa Smeralda, Val Gardena, Svizzera, Francia e New York, tutte in strutture ai massimi livelli. La sua cifra è quella di ricercare sempre i gradini più alti di espressione; nelle materie, nella tecnica e nella presentazione, mantenendo una sua integrità, umiltà e semplicità che fanno si che la sua brigata lo adori e gli riconosca un ruolo da vero leader.

Paolo Cappuccio

Da bambino cosa sognavi di diventare?
Il mio benzinaio.

Il primo sapore che ti ricordi.
La ciambella al cioccolato e vaniglia che preparava la mia mamma! Buonissima.

Qual è il senso più importante?
Il gusto, il tatto, l’olfatto, l’onesta.

Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato.
Credo sia stato quando preparai la mia prima terrina di foie gras d’oca, ovviamente ero in Francia a 21 anni in brigata francese, vi lascio immaginare.

Come hai speso il primo stipendio?
L’ho dato a mio padre per pagare il mutuo... ero fierissimo di poterlo aiutare.

Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
Beh direi la pizza napoletana, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, il creme brulé al cardamomo mela verde e foie gras (del Cappuccio).

Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
Manca sempre tutto, la mia compagna ha un ristorante io sono sempre a lavoro ma vi assicuro che Champagne e uova ci sono sempre!

Qual è il tuo cibo consolatorio?
Una coppa di ottimo Champagne.

Che rapporto hai con le tecnologie?
Buono, credo che oggi sia fondamentale conoscerle ed utilizzarle, anche se non sono ancora bravissimo. Ne siamo circondati e non se ne può fare a meno.

All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
Le animelle, non se ne può più!

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Mussolini, uomo che stimo, giusto per chiedergli che cosa gli era passato per la mente per allearsi con quello psicopatico di Hitler.

Quale opera d’arte o artista rappresenta meglio la tua cucina?
Vincent Van Gogh.

Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
Vado al massimo di Vasco Rossi.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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Algida Dolce Vita