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Saldi alle porte in tutta Italia
Prevista una spesa di 150 euro a persona

Saldi alle porte in tutta Italia 
Prevista una spesa di 150 euro a persona
Saldi alle porte in tutta Italia Prevista una spesa di 150 euro a persona
Pubblicato il 02 gennaio 2015 | 15:12

Dal 3 gennaio sono milioni gli italiani pronti a spendere con l'arrivo dei saldi. Alta l'attesa dei negozianti dopo un pessimo periodo di vendite; un avvertimento però ai consumatori: attenzione allo shopping compulsivo

Con l'inizio del 2015 i saldi arrivano prima: tra il 2 e il 3 gennaio partiranno in tutta Italia le vendite di fine stagione, quest’anno particolarmente attese dai commercianti e dai consumatori dopo un Natale ancora sottotono. Ad inaugurare ufficialmente la stagione dei saldi sono Campania e Basilicata, dove la data d’inizio è fissata per oggi, 2 gennaio, mentre il resto d’Italia dovrà attendere domani, sabato 3 gennaio.



Secondo le stime Fismo, l’associazione Confesercenti del commercio al dettaglio di moda e abbigliamento, la spesa media prevista dovrebbe attestarsi sui 150 euro, anche grazie ai consumi dei turisti, che negli ultimi anni hanno rivestito un ruolo sempre più importante nei bilanci delle vendite di fine stagione. «I saldi sono una grande occasione per tutti - spiega Roberto Manzoni, presidente di Fismo - italiani e stranieri. L’autunno è stato caratterizzato da un clima troppo mite, di conseguenza ci sono assortimenti in grado di soddisfare le più varie necessità, e quindi aumentano le opportunità per chi acquista in saldo».

«Le vendite di Natale - continua Manzoni - sono state sottotono: il volume è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2013, ma lo scontrino medio ha registrato un’ulteriore flessione. Per questo i saldi invernali di quest’anno sono molto attesi: i commercianti partiranno subito con sconti importanti, nella speranza di invertire il trend».

«Le vendite di fine stagione - conclude il presidente Fismo - valgono circa il 20% dei fatturati annui dei negozi, che nel 2014 hanno scontato ancora l’effetto della crisi: l’anno appena concluso ha registrato la cessazione di oltre 11.700 imprese della distribuzione moda, al ritmo di più di 900 negozi chiusi ogni mese. L’auspicio è che il 2015 possa segnare il termine di una tendenza negativa che ormai dura da 7 anni».

Il parere del presidente Manzoni è condiviso anche dalla Regione Toscana. «Il 2014 è stato un anno di lacrime e sudore - afferma Franco Marinoni, presidente di Confcommercio Toscana - lacrime perché di ripresa ancora anche quest'anno non se n'è vista l'ombra, sudore perché per mantenere livelli di fatturato al limite della sopravvivenza bisogna darsi da fare il doppio. E non c'è settore che si salvi: la valutazione purtroppo generalmente non positiva è trasversale a tutti settori, a tutte le categorie merceologiche, al commercio come al turismo e ai servizi. Aspettiamo che Renzi o chi per lui metta mano a seri provvedimenti per far ripartire almeno in parte i consumi e contenere la spesa pubblica, unico modo per potersi poi permettere un livello di imposizione fiscale da paese moderno e civile».

Anche in Toscana il freddo ha tardato ad arrivare, e le alte temperature anche qui non hanno invogliato ad acquisti di cappotti e maglioni. Ora, con l’arrivo dei saldi, Firenze e le città contigue si aspettano una spesa media di 370 euro a famiglia, concentrata soprattutto in scarpe, capispalla e abbigliamento per bambini. «Le famiglie, che ormai hanno consolidato la consuetudine - spiega Franco Marinoni - di attendere i saldi per gli acquisti importanti come giacche, piumini e cappotti, in quest'autunno caldissimo hanno rimandato anche le piccole spese per il rinnovo del guardaroba».

«Acquisteranno quindi qualcosa in più per i saldi - spiega il presidente di Confcommercio Toscana - grazie anche all'anticipazione al 3 gennaio (che abbiamo chiesto e ottenuto per non correre il rischio di partire dopo le regioni limitrofe) e il weekend lungo dell'Epifania, che concederà a molti l'opportunità dello shopping nei giorni festivi e prefestivi. Chi ha rinunciato a regali consistenti approfitterà forse del clima festivo per mettere qualche accessorio o piccolo capo di abbigliamento nella calza della befana».

In parte quindi per un clima mite autunnale proseguito troppo a lungo, in parte per una crisi che perdura da quasi un decennio e che ha costretto i consumatori a mirare all’offerta quando possibile, in parte ancora per l’inizio degli sconti in questo periodo ancora festivo, da domani scatterà una vera e propria caccia ai saldi. Ma se l’attesa dei negozianti è alta, visto il pessimo periodo di vendite attraversato, come vivono questa parentesi di shopping all’insegna del basso costo i consumatori?

«Cinque milioni di italiani - spiega la psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del centro medico Santagostino di Milano - avvertiranno quell'irrefrenabile desiderio di acquistare qualsiasi oggetto o indumento a prezzo ribassato posto in bella mostra nelle vetrine. Il momento di massima espressione di una patologia, lo shopping compulsivo ossessivo che colpisce l'8% dei connazionali».

In una situazione del genere, fondendo desiderio di comprare, difficoltà economica, quindi un’attesa ancora più sentita nell’italiano pronto a svaligiare i centri commerciali, lo shopping può trasformarsi in una vera e propria malattia. «Per poter guarire - prosegue Cucchi - è importante riconoscere di avere un problema, dettato da una ricerca costante di gratificazione emotiva con cui colmare dei vuoti».

Secondo lo psichiatra il problema ha una sua origine ben precisa. «Un costante bisogno di gratificazione emotiva - qui Michele Cucchi fa risiedere il centro nevralgico di questa patologia così ignorata e al contempo così comune - riversata nell’acquisto spasmodico. Le persone che soffrono di tale disagio, un po' come gli alcolisti, un po' come i giocatori d'azzardo, non possono fare a meno di comprare».

«Seppur reputino - continua lo psichiatra del Centro Medico Santagostino di Milano - il comportamento del tutto disfunzionale, alla fine non riescono a sottrarvisi. Il meccanismo che lega tutti noi allo shopping compulsivo, ovvero quello patologico, è la gratificazione emotiva di cui abbiamo bisogno costantemente. La cosa in sé è fisiologica fino a che manteniamo la facoltà di scegliere. Quando le nostre giornate vengono scandite dall'acquisto come unica forma di gratificazione a quel punto è evidente il problema».

© Riproduzione riservata

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