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Il Croatina che fa la differenza in terra d’oltrepò

Il Croatina che fa la differenza in terra d’oltrepò
Il Croatina che fa la differenza in terra d’oltrepò
Pubblicato il 01 settembre 2007 | 00:00

La denominazione Bonarda rientra in molte tradizioni locali e accomuna sotto lo stesso nome vitigni spesso tra loro anche notevolmente diversi.
Tale denominazione secondo alcuni preparati ampelografi e studiosi del settore andrebbe riservata soltanto al vitigno 'Bonarda Piemontese” (noto fino dal 1700 e originario del Piemonte).
 La qualifica 'piemontese” è aggiunta per distinguerlo dai molti altri omonimi, a volte similari nelle caratteristiche principali come nel caso del Bonarda di Chieri o del Monferrato, a volte invece profondamente diverse come nel caso del Croatina chiamato 'Bonarda” nell'Astigiano, nel Roero e soprattutto nell'Oltrepò pavese e nei Colli Piacentini, o dell'Uva Rara conosciuto anche come Bonarda a Vercelli, Novara, Biella e nel Canavese. Molte sono, quindi, le omonimie (ne esistono anche altre oltre le citate) dovute probabilmente allo stesso motivo per cui il conte Nuvolone utilizzò ufficialmente per primo tale nome nel 1799: indicare un'uva buona.
Il Bonarda Piemontese è diffuso solo in Piemonte e può essere vinificato in purezza o far parte dell'uvaggio di molte doc (Monferrato, Piemonte, Canavese, Bramaterra, Collina Torinese…) cui apporta colore, zuccheri e profumi freschi e floreali. Al contrario il vino doc Bonarda è ottenuto esclusivamente dal vitigno Croatina in purezza (il nome sembrerebbe derivare da 'croatta” cioè 'cravatta” e indicava il fatto che quel vino per la sua bontà era bevuto nei giorni di festa, quelli in cui si portava la cravatta) coltivato nell'Oltrepò pavese fin dal Medioevo (sembra originario di Rovescala, un piccolo paese in Val Versa: con il nome di Bonarda di Rovescala è citato in un documento del 1192). Sulle origini del nome 'Bonarda”, invece, esistono diverse ipotesi, ma nessuna si definisce certa.
Quella più suggestiva lo fa derivare dal patronimico longobardo 'Bono” con l'aggiunta di 'hard” che in longobardo significava 'coraggioso e forte”.
La ricostruzione di questo termine è basata sul fatto che i Longobardi ebbero come capitale Pavia nei cui domini rientrava l'Oltrepò. Non molto antichi (seconda metà dell'Ottocento), invece, gli studi sul vitigno Croatina, dovuti principalmente al Demaria (1875), al Di Rovasenda (1877) e al Bollettino Ampelografico della Provincia di Novara (1879) in cui le caratteristiche furono accuratamente descritte.
Dall'Oltrepò il vitigno si diffuse in alcune aree del Piemonte quali il Novarese, il Vercellese, il Cuneese e l'Alessandrino (Colli Tortonesi) e soprattutto nei Colli Piacentini. Il Croatina è comunque essenzialmente lombardo essendo in Oltrepò la più ampia superficie vitata. Al di fuori di queste aree se ne può riscontrare una buona presenza in Emilia nei colli Piacentini (è previsto in purezza nella doc Colli Piacentini Bonarda e in uvaggio con il Barbera in quella Colli Piacentini Gotturnio) e una sporadica in Veneto e in Sardegna. è da rilevare come in tutte queste zone il vino ottenuto dal Croatina sia denominato Bonarda.
Essendo il Croatina un vitigno abbastanza resistente alle malattie e al marciume, specialmente negli anni Ottanta del secolo scorso è stato utilizzato spesso per sostituirne altri più delicati, anche se di miglior qualità, raggiungendo una superficie vitata di circa 6.000 ettari, attualmente ridotta di almeno un terzo.
Il grappolo grande, conico, di media compattezza e quasi sempre alato. Inoltre, è caratterizzato da acini di media grandezza, sferici e dalla buccia spessa e pruinosa di un bel colore turchino. Caratteristiche generali che in alcune varietà possono mutare anche notevolmente. In annate metereologicamente normali la maturazione delle uve avviene tra fine settembre e inizio ottobre. In passato i vini ottenuti dal Croatina erano stati utilizzati in Oltrepò per produrre vini vivaci e di pronta beva con grande attenzione alla quantità, ma poveri sotto l'aspetto organolettico. In questi ultimi anni, invece, la tendenza è cambiata e alcuni produttori hanno iniziato a realizzare una versione ferma e strutturata della Bonarda, ricorrendo anche all'utilizzo del legno.
Diverso il vino ottenuto dal 'Bonarda Piemontese” caratterizzato da un colore rosso rubino, dal profumo vinoso e fruttato e dal gusto sapido e poco tannico, morbido ed equilibrato e di media struttura.

Salvatore Longo

La Bonarda in pillole
3.900 (sul totale di 4000 nazionali) gli ettari di Croatina in Oltrepò
17 milioni le bottiglie di Bonarda 2006

Le Doc a nome Bonarda in italia
Piemonte: Colline Torinesi Bonarda, Colline Novaresi Uva Rara o Bonarda, Piemonte Bonarda, Coste della Sesia Bonarda o Uva Rara, Pinerolese Bonarda
Lombardia: Oltrepò Pavese Bonarda
Emilia Romagna: Colli Piacentini Bonarda
 

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