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I giusti ingredienti per il futuro
del turismo enogastronomico italiano

I giusti ingredienti per il futuro
del turismo enogastronomico italiano
I giusti ingredienti per il futuro del turismo enogastronomico italiano
Pubblicato il 08 maggio 2009 | 16:14

Dalla maggiore presenza sul web alla nascita di nuove mete di viaggio, dal miglioramento degli itinerari esistenti al loro riconoscimento da parte delle regioni, fino all'uso concreto dei fondi regionali: questi gli obiettivi delle Strade del Vino e dei sapori riunite a congresso

 CASTELNUOVO BERARDENGA (Siena) - Il turismo enogastronomico nel Bel Paese vanta numeri di tutto rispetto, che testimoniano l'enorme successo del fenomeno dal sapore tutto italiano, ormai emulato in tutto il mondo: cosa fare allora per migliorare l'offerta di un settore così diffuso e variegato? Prima di tutto potenziare la presenza e la facilità di consultazione sul web degli itinerari già esistenti, cercando, allo stesso tempo, di incrementare la nascita di nuovi percorsi, grazie alle infinite possibilità che il mondo del wine&food offre in Italia; in secondo luogo, fare in modo che tutte le Strade siano regolamentate e normativamente riconosciute da parte delle Regioni italiane, anche e, soprattutto attraverso un utilizzo migliore dei fondi regionali a disposizione. Per tracciare un cammino comune da seguire per il futuro, le Strade del Vino e dei Sapori di tutta Italia si sono date appuntamento a Castelnuovo Berardenga (Siena), protagoniste di un 'Talk Show”, in occasione della Convention di Primavera delle Città del Vino (fino al 10 maggio, info; www.cittadelvino.it).

Dai 4 ai 6,5 milioni, crescono gli eno-appassionati in giro per l'Italia, pronti a partire alla volta delle 140 Strade del Vino e dei Sapori del Bel Paese, una rete capillare con 1.300 Comuni, quasi 400 denominazioni di vini, oltre 4.000 ristoranti, quasi 33.000 prodotti e più di 3.300 cantine. Un sentiment vissuto positivamente dagli addetti ai lavori e dagli stessi territori, dove l'enoturismo segna stabilità nei 2,5 miliardi di volume di affari, e dove l'obbiettivo su cui puntare è quello di dare al settore un'immagine unica ed omogenea.

Valentino Valentini«Primo passo - sottolinea il Presidente delle Città del Vino Valentino Valentini (nella foto)- è quello di fare più sistema, sviluppando strategie politiche e finanziarie per rafforzare i territori, asset importante e decisivo per la competizione internazionale. Segmentare proposte e tipologie di offerta è fondamentale per l'identità e l'originalità di ogni singola realtà, ma, allo stesso tempo, ciascun territorio deve essere facilmente individuabile e fruibile da parte dei suoi potenziali visitatori in un contesto di insieme, che permetta di dire addio alla casualità».

In linea con la crescita dell'importanza di Internet e del passaparola per il tour fai-da-te, prediletto dagli eno-appassionati, attratti da vacanze brevi per risparmiare e soddisfare i propri interessi, occorre potenziare e migliorare la presenza e la fruibilità degli itinerari enogastronomici sul web. Per questo è nato www.stradedelvinoitalia.it, il primo portale in Italia che raccoglie tutte le Strade del Vino e dei Sapori, realizzato dalle Città del Vino e pensato appositamente per tutti gli eno-appassionati. Dall'analisi condotta dal Rapporto annuale n. 7 'Osservatorio sul turismo del vino in Italia” - lo strumento di indagine del settore realizzato dalle Città del Vino in collaborazione con il Censis Servizi Spa - su 69 Strade del Vino e dei Sapori presenti sul web con propri siti, ecco la 'top five” dei migliori web-site, premiati in occasione del 'Talk Show” a Castelnuovo Berardenga: al primo posto la Strada del Sagrantino e, a seguire, la Strada del Franciacorta, la Strada del Barolo e dei Grandi Vini di Langa, la Strada dell'Olio e del Vino del Montalbano e infine la Strada del vino dell'Etna.

Incremento dei flussi, impatti positivi sui bilanci dei produttori, il turismo del vino sembra vivere una stagione positiva, forse più per la forza della domanda che per una deliberata strategia dell'offerta, il cui potenziale reale risulta ancora inespresso nel nostro Paese. Secondo l'Osservatorio delle Città del Vino l'attrazione enogastronomica fa registrare una forte crescita dei flussi turistici (dal 18% al 20%) e, per questo altro importante obbiettivo è quello di migliorare gli itinerari dal punto di vista qualitativo e quantitativo, come testimonia il parere comune dei proprietari di aziende, ristoratori e dei sindaci delle Città del Vino (su una scala di 10, 7,2 è il peso specifico dell'eno-turismo nel sistema turistico locale, 8,4 nei prossimi 5 anni). Tra i diversi fattori d'attrazione territoriale per gli eno-appassionati, all'enogastronomia spetta il primo posto (33%), mentre c'è una sostanziale equivalenza per ambiente e bellezze naturali (24%), arte e cultura (22%) e vino (21%). Il 62% dei produttori delle aziende ha visto aumentare il numero di visitatori nel 2008, attratti dalle degustazioni (93,5%), dalle visite in cantina (85,8%) e dalla vendita diretta (57,4%). Segno negativo invece per i ristoratori, che fanno registrare una diminuzione dei loro ospiti, sempre più attenti nello scegliere rigorosamente vini e prodotti locali, tra - 4% e - 5,5%.

Il turismo del vino rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo turistico ed economico del territorio in Campania, Lazio, Piemonte, Marche, Sicilia, Veneto e Lombardia, mentre è già ampiamente affermato in Trentino, Umbria, Toscana, Puglia, Friuli ed Emilia Romagna. Da un'indagine promossa dal Centro Studi e Servizi Strade del Vino e dei Sapori delle Città del Vino e realizzata dal Master VI.TE. in Marketing del Vino e del Territorio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, le Regioni italiane che prevedono nel proprio Piano di Sviluppo Rurale finanziamenti che possono essere destinati alle Strade del Vino e dei Sapori sono il 31,6%, mentre nelle altre regioni (68,4%) non vi sono misure specifiche destinate alle Strade, ma vi è la possibilità di finanziamento in particolari assi e misure. L'Emilia-Romagna, il Veneto, la Calabria e la Liguria hanno già attivato fondi per il 2008, mentre nel 2008-2009 sono pervenute richieste di finanziamento sui fondi Psr per le Strade solo a Calabria, Campania, Umbria, Valle d'Aosta ed Emilia-Romagna. «Questi fondi sono molto importanti per il settore e per l'occupazione - prosegue Valentini - le Regioni che non l'hanno ancora fatto devono velocizzare le procedure per l'apertura dei bandi. In un momento di crisi come questa ogni risorsa, piccola o grande che sia, deve essere messa a frutto».

Per quanto riguarda la situazione normativa, il livello di regolamentazione delle 140 Strade esistenti in Italia - con una maggiore concentrazione in Toscana dove le Strade riconosciute sono 22, seguita dal Veneto con 19, Emilia Romagna con 15 e Sicilia con 12 - è buono: sono infatti 16 le Regioni su 21 (considerando che i dati della regione Trentino Alto-Adige sono delle due Province Autonome di Trento e Bolzano) che hanno disciplinato almeno una Strada con la Legge Regionale in attuazione alla Legge Nazionale 268/99 (76,2%), mentre 5 Regioni (23,8%) non lo hanno fatto. In particolare, Lombardia, Piemonte e Umbria risultano sono le Regioni che per prime hanno disciplinato le Strade a partire dal 1999, seguite dalla maggior parte delle altre Regioni, con una concentrazione maggiore di riconoscimenti nei primi anni 2000.

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