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Negli Usa nasce la nuova moda di dimagrire a suon di scommesse

Negli Usa nasce la nuova moda di dimagrire a suon di scommesse
Negli Usa nasce la nuova moda di dimagrire a suon di scommesse
Pubblicato il 14 maggio 2009 | 11:19

Il premio non è un trofeo qualsiasi, per molti è la salute. O magari la linea ritrovata: negli Stati Uniti è esplosa una nuova mania, gareggiare o scommettere sulla perdita di peso. Sono sempre di più quelli che lo fanno, ma quel che conta è che funziona. Molto meglio di solitarie diete restrittive

Riportiamo dal Corriere.it il seguente articolo:

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 Evidentemente, quando c'è di mezzo l'adrenalina della competizione, si fa di tutto per raggiungere l'obiettivo: anche rinunciare a cibi gustosi o impegnarsi in massacranti sedute in palestra.

Forse perché mettersi in gara è anche un modo per rendere un po' più divertenti le rinunce e gli sforzi che inevitabilmente tocca fare quando bisogna buttar giù i chili di troppo. Almeno, questa è la teoria di Rena Wing, la psichiatra della Brown University che ha ideato la competizione Shape Up Rhode Island 2007, una gara che ha coinvolto oltre 4.700 abitanti dello Stato americano di Rhode Island. Quindici dollari l'iscrizione (per molti pagata dai datori di lavoro: avere dipendenti obesi significa infatti rischiare di dover fronteggiare per loro un numero maggiore di spese mediche), premio in palio la perdita dei chili di troppo. I doveri dei partecipanti, suddivisi in diverse squadre? Seguire il ritmo degli esercizi e le diete assegnate, capitanati da un caposquadra che incita tutti a darsi da fare. Tutto si è svolto grazie a internet, fra dicembre 2006 e gennaio 2007: la Wing racconta i risultati dell'esperienza sull'ultimo numero di Obesity, rivelando che gli obesi sono passati dal 39 al 31% del totale dei partecipanti. Che a quanto pare si sono pure divertiti, tanto che stanno per riaprire le iscrizioni alla Shape Up Rhode Island edizione 2009, che si terrà fra il 15 giugno e il 9 agosto prossimi.

Ma gli americani del Rhode Island forse non si sono divertiti tanto quanto due colleghi newyorkesi, che si sono fatti coinvolgere dalla moda delle scommesse sul peso e hanno raccontato poco tempo fa sul New York Times la loro lotta per vincere, senza esclusione di colpi: «Il mio collega Daniel lasciava in bella vista sulla mia scrivania stecche di ottima cioccolata. Io gli proponevo un cheeseburger per pranzo», ha detto Samwoo, uno dei due scommettitori. Poi, quando ai due si sono aggiunti altri 6 colleghi, il gioco si è fatto duro: ogni mese la pesa pubblica di fronte a un arbitro esterno e la classifica di chi aveva perso più peso. Al vincitore, il più bravo a perdere i chili di troppo sudando in palestra e rinunciando alle ghiottonerie, andavano di volta in volta i soldi messi in palio da tutti i partecipanti. Il bello è che tutti in questo modo hanno vinto un po', perché se non altro hanno perso peso. E pare proprio che il metodo funzioni perfino coi più restii a mettersi a dieta: è più facile riuscire nell'intento se tutti intorno a te tagliano le calorie. In più la competizione tiene ben concentrati sull'obiettivo: mica ci si può far battere dalla collega antipatica. Perché l'obiettivo sarà pure perdere peso, ma in fondo in fondo si scopre che vincere la scommessa in quanto tale, superando gli altri (e monetizzando per giunta il risultato), poco a poco diventa quasi la ragione principale per stare a dieta.

Oltre al lavoro della Wing infatti altri studi cominciano a dimostrare, prove scientifiche alla mano, che l'incentivo migliore per dimagrire è proprio il vil denaro: a dicembre, sul Journal of the American Medical Association, una ricerca ha dimostrato che la prospettiva di ricevere un premio in soldi è il modo più efficace per convincere la gente a mettersi davvero a dieta. «A nessuno piace perdere denaro, a tutti piace guadagnarlo: aver detto ai partecipanti che se fossero riusciti a perdere peso avrebbero guadagnato qualcosa è bastato a farli rigare dritto fino al termine del periodo di intervento, che includeva dieta ed esercizio fisico», racconta Kevin Volpp, autore della ricerca e psicologo all'università della Pennsylvania.

C'è chi ha fiutato il trend e così, di là dall'oceano, il traffico dei siti internet che organizzano scommesse sul peso (ci si può mettere alla prova anche con sconosciuti, così magari non si rischia di rovinare qualche rapporto d'amicizia) è in crescita. Sul sito stickk.com il meccanismo è questo: si stipula un contratto scommettendo, ad esempio, che si riuscirà a perdere un tot di chili ogni settimana e si designa un arbitro personale (il partner, un amico, un collega) che controlla i progressi. E se si fallisce l'obiettivo, si perdono i soldi. Che si può scegliere di donare a un ente benefico o anche a un nemico perché, come recita il sito: «Non ti ucciderebbe sapere che il denaro che ti sei sudato finisce nelle mani di qualcuno che non sopporti?». L'85 per cento degli utenti opta proprio per questa sorta di anti-charity, come la chiamano gli inventori di stickK.com, due seriosi professori di Yale, Dean Karlan e Ian Ayres, che hanno messo a frutto le loro teorie scientifiche sugli effetti della dedizione e dell'impegno. Il sito conta ormai oltre 23mila utenti: si può scommettere su qualsiasi modifica del comportamento, da smettere di fumare a leggere almeno un libro alla settimana, ma il 42% dei navigatori si impegna proprio a dimagrire. In alternativa si può cliccare su altri due siti, fatbet.net oppure makemoneylosingweight.com, entrambi gratuiti, che organizzano scommesse per perdere peso ugualmente efficaci. Perché, come spiega Geoffrey Greif, sociologo dell'Università del Maryland, «è un po' come tornare bambini, quando scommettevamo a chi avrebbe corso più veloce o lanciato la palla più lontano». Il segreto, insomma, è mettere un po' di "pepe" nella dieta: che sia la voglia di vincere denaro o di primeggiare su qualcun altro, è un po' di sana competizione la molla che ci spinge a impegnarci sodo per raggiungere davvero la meta. E superare la fatidica prova costume, magari.

Elena Meli

Corriere.it

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© Riproduzione riservata

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