"Erminone. Vite&Vite. Fermenti femminili" di Elvia Gregorace è una narrazione ibrida e intensa che unisce tempi e mondi lontani. Lo fa attraverso il vino, passando dai simposi dell'Olimpo alla nostra moderna realtà enologica, in particolare a quella tutta al femminile.
Ermione, la voce femminile dell’Olimpo
La figura centrale è Ermione, figlia di Elena e Menelao, che pagò con sofferenza e rabbia la sua condizione di donna tra gli dei. È un mito ancora vivo nell'arte e nella letteratura e il libro le restituisce la vita. Le fa raccontare in prima persona gli intrighi, le ambiguità e le violenze intorno a quei convivi in cui il vino scorreva a fiumi, sempre riservati agli dei maschi, e la ninfa li racconta con dolore e in prima persona. "Sono stata allevata da regina - lamenta- ma sempre di una femmina si trattava".

Il libro "Erminone. Vite&Vite. Fermenti femminili" di Elvia Gregorace
Se allora la giovane infelice non poteva imporsi, con un salto nel tempo il riscatto arriva, sempre attraverso il "nettare degli dei", legandosi ad altre donne dei tempi nostri: una rappresentanza di vignaiole di varie regioni italiane. Determinate, coraggiose e innovative, sono capaci di sgombrare il campo da ombre e pregiudizi. Avanguardia di una rete in continua crescita, sono forti, appassionate e determinate a fare la differenza con sensibilità e apertura a visioni più ampie.
Dal racconto degli dei alla vigna moderna
Elvia Gregorace, giornalista,food blogger e docente di lettere classiche e non poteva non affidare il racconto al nettare di Bacco, metafora ed essenza di una millenaria cultura. Si va dall'Olimpo popolato da un'umanità tanto simile alla nostra fino alle donne di oggi che della vigna hanno fatto una scelta di vita e che ne sanno accompagnare il frutto fin nel calice.
Sono visioni diverse, apparentemente inconciliabili ma espresse con profondità di sguardo e con una partitura di pulsioni che le avvicina. È un collegamento estremo, inedito, quello proposto dall'autrice, con stacchi quasi impercetibili, similitudini e intrecci che possono dipanarsi in storie diverse, ma tutte originate dalla stessa fonte della passione.
Il vino come filo conduttore tra passato e presente
Questo filo che attraversa il tempo, quasi un passaggio di testimone, è affidato al vino, forse l'unico prodotto della natura che può elevarsi, trascendere nell'immateriale, aprire gli animi e dare gioia. Purchè non sconfini nella negatività dell'ebbrezza, svelata nella prefazione del volume dal professor Attilio Scienza. "Sono molteplici e complesse le ragioni della centralità del vino nel mondo antico - scrive- dalle remote apparizioni alla poliedrica funzione simbolica. Il suo ruolo decisivo era svolto dalla sua natura psicoattiva. Era l'unica sostanza psicotropica in grado di modificare le coscienze e introdurre a esperienze straordinarie". Come tale era bevanda considerata sacra e, scriveva Alceo, "Il vino, ragazzo mio, è la verita... e serve a sbirciate l'uomo".

L‘autrice del libro Elvia Gregorace
Non mancano ammonimenti sul rischio di eccedere, ma se ne può anche giustificare l'abuso. "Dà buonumore a chi lo beve di giorno con moderazione" (Mnesisteo di Atene) ma anche "Bere fino ad ubriacarsi non conviene in messun'altra circostanza che ne nelle feste in onore del dio Dioniso" (Platone). È nel passaggio dal mito alla modernità, tra i "fermenti femminili" del titolo del libro, che il vino gustato consapevolmente si riappropria dei suoi valori qualitativi come frutto della terra, di dedizione e di cultura, anche grazie alla una nuova generazione di produttrici. Emergono analogie tra il loro vissuto e quello delle figure del mito. Basta un nulla, una parola, un gesto o un sentimento per passare dal pianto della ninfa, abbandonata a 9 anni da una madre schiava di una bellezza tale da scatenare la guerra di Troia, a una mano di donna moderna che coglie un grappolo di uva.
Le protagoniste contemporanee: donne della vigna
I 24 capitoli del libro raccontano storie attuali, di donne: le "Vite & vite" del titolo del libro.
C'è "Mariolina e la pedagogia in vigna", partendo da Ermione che gusta «una goccia di Mantonico irresistibile - dice - sia nella versione secca che passito». A produrre il vitigno sulle sponde del Mar Ionio oggi è Mariolina dell'Azienda agricola Baccellieri di Bianco (Rc). Laureata in pedagogia, decide di tornare alla terra e, con il recupero della robusta varietà già presente nell'antica Enotria, contribuisce alla rinascita dei vini calabresi. Ricorda il papà che le faceva ascoltare «il bollore del vino» e definisce le sue bottiglie accoglienti e avvolgenti, come la gente calabrese che da secoli conosce il valore dell'ospitalità.
Poi c'è il capitolo "Elena, sfida d'alta quota": è Elena Charrère, di Les Cretes ad Aymavilles (Ao). Qui a legare i due mondi è il nome, condiviso con la madre della ninfa e figlia di Zeus, tanto bella da scatenare la guerra di Troia. La produttrice rappresenta il nuovo di sei generazioni, è sommelier e, con la sorella Eleonora e il papà, primo presidente della Federazione Nazionale dei Vignaioli Indipendenti, si impegna ad ottenere vini di grande personalità con pratiche sostenibili. Impresa non facile in un territorio complesso, tra terrazzamenti e pendenze, espressivo della montagna. Un altro capitolo è dedicato a "Milena, il richiamo della terra": «Ha la pelle lattea, il colore degli occhi cangiante tra il blu e il verde, i capelli biondi come mia madre», dice Ermione riferendosi a Milena dell'azienda campana Tenuta Cavalier Pepe. Da zero è diventata vignaiola per amore del padre, portando l'Aglianico irpino, vitigno vigoroso, resistente e longevo, alla sua massima e raffinata espressione.

Ma ci sono tante altre donne del vino che entrano in contatto con la ninfa e il suo mondo, come "Sonia e il suo segreto ben custodito" dell'azienda Santa Maria La Nave di Catania, depositaria di uno scrigno di rivelazioni e consigli ricevuti da Don Alfio sul Nerello Mascalese. Lo coltiva alle pendici dell'Etna, dimora di Polifemo e fucina di Efesto. Entrano nel mito con Ermione, con Dioniso, dio del vino, e con Ulisse, Paride, Oreste, Ifigenia o Medea, anche Veronica della cantina trevigiana Le Colture di Stefano di Valdobbiadene, Rossella e Tiziana di Poggio alle Volpi, Laura di Agricola Ludus di Gambassi Terme (FI), Lucia dell'azienda trentina Letrari di Rovereto, Barbara della Cantina Cooperativa di Bolzano, Mariangela e Patrizia dell'azienda agricola Termine Grosso di Rocca Bernarda di Crotone, e non solo.
Trenta Editore e la cultura del cibo raccontata attraverso il vino
La casa editrice Trenta nasce nel 2004 per diffondere la cultura del cibo con emozione e passione attraverso una proposta editoriale innovativa e creativa. Oggi la collana è un vero hub di cultura del cibo in ogni sua forma.