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di Marta Scarlatti
di Marta Scarlatti

Birre al profumo di... medaglie!
Concorsi, occasione di visibilità

Birre al profumo di... medaglie! 
Concorsi, occasione di visibilità
Birre al profumo di... medaglie! Concorsi, occasione di visibilità
Primo Piano del 09 aprile 2016 | 10:24

Lo scorso febbraio a Birra dell’Anno, il più importante concorso nazionale per birre artigianali, la vittoria è andata agli umbri di Fabbrica della Birra Perugia. Ma nel mondo i concorsi birrari sono sempre più numerosi. Vi diciamo quali sono quelli che contano di più e perché, ai concorsi, si dovrebbe sempre partecipare

Dal 20 al 23 febbraio ho trascorso le mie giornate sulla Riviera Romagnola. No, non perché in bassa stagione al mare si risparmia e nemmeno per andare a ballare il liscio. A Rimini, a febbraio e da tempo credo immemorabile, si tiene la fiera birraria italiana per eccellenza. Quella con maggiore storia, quella riservata, almeno in parte, ai professionisti del settore, quella orientata al B2B. Insomma, non l’ennesimo festival dell’entri, paghi e bevi ma l’occasione per birrifici, grossisti e distributori di fare business.

All’interno della kermesse uno degli appuntamenti più prestigiosi era quello con le premiazioni del concorso birrario Birra dell’Anno, organizzato da Unionbirrai, la storica associazione di riferimento del mondo artigianalbirrario tricolore. Concorso con oltre dieci anni di esperienza alle spalle, concorso serio, con panel di giudici non solo italiani che assaggiano alla cieca come deve essere, soprattutto concorso che, anno dopo anno, ha contribuito a far parlare di birra artigianale stampa specializzata e non.



Il concorso prevede l’assegnazione di medaglie in diverse categorie, più o meno rappresentative di stili birrari nei quali si è soliti suddividere la produzione mondiale, e il titolo più ambito, quello di Birrificio dell’Anno, che è attribuito sulla base dei risultati ottenuti nelle diverse categorie. In buona sostanza, e per la cronaca, il titolo è andato alla Fabbrica della Birra Perugia, giovane realtà umbra (è nata nel 2013) che si ricollega idealmente al birrificio omonimo funzionante in città dal 1875 al 1927. Un ottimo risultato, a nostro modo di vedere, perché per la prima volta il titolo è andato a un birrificio molto giovane e testimonia quindi la crescita di altre aziende rispetto al classico circuito dei birrifici più “storici” e blasonati.

Sicuramente Birra dell’Anno, come abbiamo detto, è il concorso più prestigioso in Italia. Ma, conseguenza dell’aumento numerico dei birrifici artigianali in tutto il pianeta e del favore crescente tra il pubblico di cui questo settore gode, di concorsi in giro per il mondo ne sono spuntati davvero parecchi. Alcuni tuttavia, hanno un peso maggiore rispetto agli altri, intendendo per peso da un lato la serietà e il prestigio del concorso stesso, dall’altro le influenze positive che una medaglia in questi concorsi ha per il birrificio che la ottiene. World Beer Cup negli Stati Uniti, Brussels Beer Challenge in Belgio, European Beer Star in Germania sono riconosciuti dagli esperti come le punte di diamante delle competizioni internazionali. Un po’ come i tornei del Grande Slam nel tennis.

Tuttavia i concorsi birrari non hanno valore solo per i birrifici che ottengono medaglie. Ma per tutto il cosiddetto “movimento artigianalbirrario”. Il concetto sfugge anche a molti birrifici stessi. Ma è un dato di fatto, ad esempio proprio nel caso di Birra dell’Anno, che il concorso abbia storicamente svolto una funzione positiva per tutto il settore contribuendo a sdoganare l’argomento birra artigianale al di fuori dei soliti circuiti sul web o sulla carta stampata di settore. Una funzione che assolve egregiamente anche oggi, considerato il numero di media, nazionali e locali che riportano i risultati del concorso parlando così di birra su testate che, all’argomento, dedicano normalmente pochissimo spazio. Considerato che i birrifici artigianali non hanno le possibilità, ma a volte si tratta di mera volontà, di svolgere azioni di marketing pubblicitario sui media, il concorso garantisce loro una visibilità fondamentalmente gratuita, i cui benefici ricadono su tutti.


Ed è per questo motivo che non mi sono mai spiegata la mancata partecipazione ai concorsi di numerosi birrifici italiani. Sia chiaro, non è che si pretenda la partecipazione a tutti, sarebbe davvero impossibile, ma almeno a quelli più importanti sì. Non iscrivere le proprie birre a Birra dell’Anno non è un discorso di risparmio economico, quanto di supponenza o, magari, di semplice fifa. Chiaro che a perdere non ci sta nessuno, e che non vincere quando il nome del birrificio è già ben noto sulla piazza è un rischio che si vorrebbe evitare. Ma, tralasciando l’aspetto che i concorsi non sono il “giudizio di Dio”, che i giudici possono sbagliare e insomma, un pizzico di fortuna ci deve essere, sostenere i concorsi dovrebbe essere una specie di dovere per tutti i birrifici che possono permetterselo. Ovvero il 95% del totale.

Nel mondo della birra artigianale italiana, dove ogni tre per due si parla di collaborazioni, fratellanza, unione d’intenti e tutta una serie di “filosofeggiamenti” democratici e amicali, questa cosa stona un po’. E forse, il forse ci è scivolato sulla tastiera, dimostra un certo egoismo da parte di alcuni birrifici artigianali, una spiccata propensione al ritorno commerciale immediato, e una scarsa visione strategica d’insieme. Oggi ancora estremamente necessaria, a nostra modesta opinione s’intende, se si vuole che il fenomeno birra artigianale si rafforzi e si solidifichi nel mercato.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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