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di Giovanni Angelucci
Giovanni Angelucci
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Cr/Ak Brewery, Birrificio dell'anno
«Vincere? Una fantastica sorpresa»

Cr/Ak Brewery, Birrificio dell'anno 
«Vincere? Una fantastica sorpresa»
Cr/Ak Brewery, Birrificio dell'anno «Vincere? Una fantastica sorpresa»
Pubblicato il 15 marzo 2018 | 11:45

Il premio Birra dell’Anno di Unionbirrai (l’associazione di categoria per i birrifici artigianali) che si svolge annualmente durante la manifestazione Beer Attraction di Rimini, è da poco giunto al suo termine
.

con la proclamazione del suo vincitore: Crak è il birrificio che si è posizionato sul gradino più alto del podio.

«La nostra avventura parte nel 2012 come beer firm - racconta Marco Ruffa, birraio e socio fondatore insieme ad Anthony e Giorgia Pravato - cioè producevamo le nostre birre presso altri birrifici. Complice la nostra inesperienza ci siamo affidati a birrifici non sempre adeguati (per essere politically correct) che ci lasciavano, inoltre, poco spazio di manovra: così le prime cotte sono state un mezzo fallimento. Questo ci è servito da lezione: non è facile proporre birre di qualità, anche se si vendono sempre e comunque in un lampo fra amici, conoscenti e curiosi. Tre anni dopo, con molta più esperienza e consapevolezza arriva la svolta, acquistiamo il nostro birrificio e nasce Crak».

(Cr/Ak Brewery, Birrificio dell'anno «Vincere? Una fantastica sorpresa»)

«Avere il nostro impianto - continua Ruffa - è stato fin da subito il principale obbiettivo. Il passaggio non è stato dei più semplici e speravamo anche di riuscire a farlo in tempi più brevi, l’importante, però, è che ci siamo riusciti, forse grazie anche a quella buona dose di incoscienza che aiuta non poco, soprattutto nelle decisioni più difficili. Da beer firm a birrificio è cambiato ovviamente tutto, in molti ce lo sconsigliavano ma eravamo convinti servisse una svolta e avevamo una voglia matta di cambiare e ripartire. È stato davvero un gran bel passo ed a guardarsi indietro fa un po’ di impressione».

Avreste mai pensato di vincere?
È stata la nostra terza partecipazione consecutiva a Birra dell’Anno e vincere in alcune categorie lo speravamo e lo pensavamo possibile, ma riuscire a ottenere il premio di Birrificio dell’anno sinceramente è stata una (fantastica) sorpresa.

Cosa secondo voi ha convinto la giuria?
Il bello di questo concorso è che gli assaggi sono completamente alla cieca, cioè i giudici non sanno di chi abbia prodotto la birra che stanno bevendo, quindi vince solo ed esclusivamente la birra che ritengono la migliore. Sicuramente non è facile scegliere la più buona birra per ogni stile fra centinaia con caratteristiche simili. Sicuramente avere birre molto equilibrate ma con carattere è la chiave.

(Cr/Ak Brewery, Birrificio dell'anno «Vincere? Una fantastica sorpresa»)

A quali altri concorsi avete partecipato o parteciperete? Con quali risultati?
Abbiamo partecipato anche al World Gluten Free Beer Award 2018 con il quale la nostra New Zealand si è aggiudicata un fantastico argento nella sua categoria e abbiamo partecipato al Brusselles Beer Challenge nel 2017 ottenendo un bronzo con la Perfect Circle. Al momento non ci sono altri concorsi ai quali parteciperemo, anche se ce ne sono moltissimi, quelli ai quali vale la pena partecipare sono davvero pochi.

Qual è lo stato dell’opera della birra artigianale in veneto, e in Italia?
L’Italia non ha nulla da invidiare al resto d’Europa e del mondo, anzi. A volte dovremmo solo osare un po’ di più per guadagnarci la fiducia che meritiamo da parte dei consumatori all’estero. Per quanto riguarda il Veneto stiamo crescendo molto, sulla scia del resto d’Italia, ci sono tanti birrifici che si esprimono ad altissimi livelli.

E in merito al recente disegno di legge in Veneto riguardante la birra artigianale?
Un settore in crescita come quello della birra è ancora troppo poco considerato da parte delle istituzioni. È sempre una bella notizia vedere che non solo i birrifici credono in quello che fanno e che qualcosa in questo senso si stia muovendo.

(Cr/Ak Brewery, Birrificio dell'anno «Vincere? Una fantastica sorpresa»)

Qual è la vostra filosofia produttiva?
Fortunatamente, fin dall’inizio, non siamo mai scesi a compromessi con la freschezza. È fondamentale e le nostre distribuzioni lo sanno, fanno un gran lavoro raccogliendo anche i preordini delle nuove birre. Limitando le quantità che ciascuno può acquistare vogliamo dare a tutti la possibilità di provare le nuove birre senza che siano un’esclusività per pochi.

Obiettivi prefissati?
La crescita, ma non quella basata sulla quantità. La qualità è un chiodo fisso. Continueremo a non scendere a compromessi. Le proposte per vendere grandi quantità di birra ci sono, molte anche all’estero, ma finché non viene ci assicurata la qualità della birra fino alle pinte dei bevitori queste proposte non le considereremo.

Tipologia birre prodotte? Avete già diverse idee proposte, cosa dobbiamo aspettarci di nuovo?
Diciamo che siamo innamorati del luppolo. Siamo convinti che per fare grandi birre sia fondamentale concentrarsi e specializzarsi su un determinato stile, per noi è ovviamente quello che amiamo e beviamo di più, le Ipa. Solo così possiamo concentrare tutte le nostre energie alla ricerca della perfezione su tutti i fronti, dalle materie prime al processo produttivo, dalle distribuzioni alla comunicazione. Ovviamente vogliamo anche sperimentare. Tutti i più grandi cuochi hanno i loro piatti forti, quelli che li hanno resi famosi, ma non possono prescindere dalla sperimentazione. Sperimentare mantiene viva la passione, anzi la rinforza. Poi teniamo moltissimo al progetto Cantina, la nostra linea di birre invecchiate in botte, soprattutto di vino, visto il nostro rapporto con i produttori dei Colli Euganei. Di nuovo ci sarà qualcosa ad aprile, una nuova birra per celebrare quelli che per noi sono stati dei passi da giganti, dalla selezione del luppolo negli Stati Uniti al passaggio alle lattine.

(Cr/Ak Brewery, Birrificio dell'anno «Vincere? Una fantastica sorpresa»)

Cosa pensate delle varie acquisizioni che si susseguono? Voi fareste mia un passo del genere?
Le acquisizioni sono un mossa tanto furba quanto sleale da parte dell’industria per confondere il consumatore su ciò che è artigianale e ciò che non lo è. Diciamo sleale perché con le loro possibilità economiche tutto gli è possibile e tutto gli è concesso. In questi casi non possiamo neanche parlare di concorrenza fra noi e i birrifici “artigianali” acquisiti, loro sono semplicemente in una posizione dominante. Vendere all’industria non è neanche lontanamente nei nostri pensieri e la speranza è che il gran lavoro che sta facendo Unionbirrai, riesca ad indirizzare le scelte delle istituzioni per una maggior chiarezza nei consumatori.

Per informazioni: www.crakbrewery.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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