12-14 giugno

Donne del Vino a Parma: il gusto italiano diventa leva turistica per i territori
A Parma, il Convegno Nazionale 2026 delle Donne del Vino dal 12 al 14 giugno mette al centro una sfida decisiva: trasformare il riconoscimento Unesco della Cucina Italiana in una strategia concreta di attrazione turistica. Dalla forza delle Dop alla costruzione di destinazioni identitarie, il focus è su narrazione, filiera e capacità di fare sistema per convertire eccellenze produttive in valore territoriale
Il problema non è la qualità. L’Italia ha qualità da vendere. Il problema è la narrazione. E la narrazione, senza una strategia territoriale, rimane un’opportunità mancata. È da questo punto - scomodo ma necessario - che parte il Convegno Nazionale 2026 delle Donne del Vino: “Donne, Vino, Cibo. Territori che si raccontano. Quando il gusto diventa destinazione”, in programma dal 12 al 14 giugno a Parma. Un titolo che è già una tesi. Il 10 dicembre 2025 l’Unesco ha iscritto la Cucina Italiana nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Prima cucina al mondo riconosciuta nella sua interezza.
Non un piatto: un sistema. Un riconoscimento enorme. Ma un riconoscimento, da solo, non genera flussi turistici. Non costruisce itinerari. Non riempie cantine e acetaie di visitatori consapevoli. Lo fa solo se diventa strategia. Ed è esattamente questa la sfida che l’Emilia-Romagna - prima regione europea con 45 denominazioni Dop e Igp e 30 vitivinicole - ha davanti.
Turismo Dop: dal disciplinare alla destinazione
Il concetto di Turismo Dop non è un neologismo di marketing. È un modello operativo: la capacità di trasformare una filiera produttiva certificata in un’esperienza di territorio fruibile, raccontabile, desiderabile. Una denominazione non è solo un marchio di origine: è un’infrastruttura culturale che connette produzione, paesaggio, accoglienza e narrazione. Quando questi elementi funzionano come sistema - e non come compartimenti stagni - un territorio smette di essere visitato e comincia a essere scelto. C’è una differenza enorme tra i due verbi. Il primo è passivo. Il secondo è identitario.
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Le Donne del Vino: il metodo è la trasversalità
Con quasi quarant’anni di storia e 1.260 socie - produttrici, ristoratrici, sommelier, giornaliste, comunicatrici - le Donne del Vino sono la più grande associazione di enologia al femminile al mondo. Ma il dato che conta non è il numero. È la posizione: stanno in tutti i punti della catena del valore, dalla vigna alla governance. Non la quota: la competenza. Ed è esattamente questa trasversalità il metodo con cui la Delegazione Emilia-Romagna - guidata da Paola Gorgatti con Enza Bergantino e Claudia Riva di Sanseverino - ha costruito la Convention 2026 a Parma.
La conclusione è una domanda
L’Italia ha il patrimonio. Ha i prodotti. Ha il riconoscimento Unesco. Quello che manca - ancora, in troppi territori - è la capacità di fare sistema. Di smettere di ragionare per singola eccellenza e cominciare a ragionare per destinazione. Il gusto diventa attrattore turistico solo quando chi lo produce, chi lo racconta e chi lo accoglie parlano la stessa lingua. Le Donne del Vino questa lingua la conoscono. E a Parma, il 13 giugno, la parlano ad alta voce. I posti sono limitati: donne@ledonnedelvino.com • 342 335 3675.


