Dalle piccole isole dell'Oceano Pacifico, dove si convive con un lento ma inesorabile inabissamento quotidiano, fino a Venezia, dove il rischio di un disastro come quello di New Orleans nel 2005 potrebbe non essere più solo un brutto incubo se non si corre ai ripari. Il riscaldamento globale rischia di diventare sempre di più un'emergenza umanitaria: non a caso il presidente dell'Intergovernmental Panel on Climate Change dell'Onu, Rajendra Pachauri avverte che «abbiamo solo sette anni per ridurre le emissioni di gas serra, se si vorrà limitare l'aumento di temperature a non più di 2,4 gradi». Il non rassicurante scenario emerge dalla 36esima edizione della Giornata Mondiale dell'Ambiente promossa dall'Onu, celebrata ufficialmente a Wellington in Nuova Zelanda, il paese che ha pianificato di diventare a zero emissioni entro il 2020.
 Ad aprire i lavori, applauditissimo, è stato Note Tong, il presidente di Kiribati, un piccolo stato-arcipelago che si sta lentamente inabissando nell'Oceano Pacifico. Tong ha detto che il cambiamento climatico «non è una questione di sviluppo economico, ma di sopravvivenza umana», specialmente per le 94 mila persone che vivono sulla costa, alcune delle quali sono state trasferite da villaggi vecchi di secoli. I rischi però non riguardano solo le bellissime ma lontane isole del Pacifico, bensì anche una delle città italiane più amate nel mondo: Venezia. La città lagunare infatti, secondo il professor Gary Parker dell'Università dell'Illinois, sarebbe esposta ad un pericolo simile a quello di New Orleans, che si affaccia sul Mississipi ed è stata devastata dall'uragano Katrina nel 2005.

«Queste due città - ha spiegato Parker, intervenuto a un convegno organizzato dall'Accademia dei Lincei - sono simili per molti aspetti. Entrambe rappresentano ambienti preziosi per il loro habitat naturale e hanno un alto valore culturale per i Paesi cui appartengono. Anche se New Orleans ha un potenziale di subire disastri dal delta del Missisipi molto maggiore di quello di Venezia, il pericolo per la città lagunare non è meno grave». Come a New Orleans, a Venezia ci sono consistenti fenomeni di subsidenza (cioé processi di abbassamento del suolo), maree, erosione e degrazione dell'ambiente lagunare. L'unica possibilità per Venezia di correre ai ripari, secondo il professore dell'Illinois, è quella di costruire delle barriere.

Il global warming dunque colpisce tutti, senza distinzioni tra paesi ricchi e in via di sviluppo: per questo il Wwf propone di "estendere il concetto di sicurezza internazionale e nazionale, ancora troppo legato a questioni di mera sicurezza militare, alle minacce globali legate a cibo, energia, acqua, biodiversità, risorse e clima". Proprio da Venezia, infine, arriva un'iniziativa, chiamata "100% pubblica", per sensibilizzare la popolazione a bere l'acqua delle 122 fontanelle pubbliche della città. Oltre duemila bottigliette vuote e una mappa delle fontanelle, sono state distribuite stamattina a turisti e cittadini. Un modo, secondo l'assessore comunale all'ambiente, Pier Antonio Belcaro, "per ridurre i rifiuti, l'inquinamento e per incidere sulla produzione di materie plastiche e quindi sul consumo di petrolio".