Forse non è una sorpresa, ma vale la pena metterlo nero su bianco: la pizza preferita dagli italiani resta la Margherita, meglio ancora se con fior di latte. È quanto emerge dal lavoro di analisi di 50 Top Pizza, costruito incrociando i dati delle principali catene artigianali “classiche” e un campione di pizzerie presenti nella classifica nazionale. E la cosa interessante non è solo quale pizza vince, ma cosa racconta: quando il mercato accelera, il pubblico torna ai fondamentali. Nessuna acrobazia. Prodotto pulito, identità chiara, prezzo leggibile.
Un settore industriale, non solo una passione
Perché la pizza non è un feticcio pop: è un comparto industriale travestito da comfort food. In Italia vale circa 15 miliardi di euro l’anno, con oltre 50mila pizzerie e circa 300mila addetti. Ogni giorno, dai forni italiani, escono più di otto milioni di pizze. Numeri da filiera strutturata, non da “passione”. E se si allarga lo sguardo fuori confine, il quadro si fa ancora più grosso: il business mondiale della pizza supera infatti i 160 miliardi di euro. Cifre gigantesche, che meritano di essere ricordate proprio in occasione del World Pizza Day, la giornata mondiale dedicata al disco di pasta più amato del pianeta, che si celebra ogni anno il 17 gennaio.
Il business mondiale della pizza supera i 160 miliardi di euro
E no, non è una data buttata lì. È anche il giorno di Sant’Antonio Abate, tradizionalmente legato al mondo dei forni (e quindi, per estensione, ai pizzaioli). Una ricorrenza che tiene insieme rito popolare e cultura del cibo: fuochi, convivialità, quel tipo di festa “terrena” che la pizza interpreta meglio di chiunque altro.
Prezzi, modelli e il nodo (irrisolto) della professione, anche al femminile
Tornando alla Margherita: l’Osservatorio socioeconomico della pizza napoletana (Parthenope, Cnr, Avpn, Fipe-Confcommercio Campania e altri partner) fotografa anche il tema più spinoso e più vero di tutti: il prezzo. Il costo medio nazionale di una Margherita è 7,04 euro, ma l’Italia non è un Paese uniforme: si scende a 6,74 euro a Napoli e 6,72 euro nel resto del Sud, mentre si sale a 7,46 euro al Centro e 7,66 euro al Nord. E se si guarda allo scontrino medio, la distanza tra modelli di business diventa evidente: nelle pizzerie di catene artigianali si sta intorno ai 19,65 euro, nelle gestioni individuali si arriva a 29,43 euro. Tradotto: non cambia solo la pizza, cambia l’esperienza, la struttura dei costi, la strategia commerciale.
Numeri che saranno approfonditi anche dall’Avpn al Sigep World 2026, con Italia a Tavola sul pezzo. Ma c’è un altro punto che resta sul tavolo e che stona con la dimensione economica del settore: a fronte di un comparto enorme, manca ancora un riconoscimento nazionale davvero chiaro e operativo della figura del pizzaiolo (e, di riflesso, un percorso strutturato che renda questa professione realmente accessibile anche alle donne, oggi ancora largamente marginali nel ruolo: appena il 2%). Si festeggia (giustamente) il valore culturale della pizza, ma la valorizzazione concreta della professione è ancora troppo “a macchia di leopardo”, anche sul fronte dell’accesso e della rappresentanza. E sì, resta poi anche quel paradosso tutto italiano per cui la pizza è amata da tutti, ma certa alta cucina continua a trattarla come un genere minore (ciao Michelin, sempre elegante, mai coerente).
Antonio Pace, presidente dell'Avpn
È proprio su questo equilibrio delicato - tra accessibilità economica, riconoscimento professionale e inclusione - che si innesta la riflessione dell’Avpn, chiamata oggi a tenere insieme tutela della tradizione e responsabilità verso il futuro del settore. «I dati dell’osservatorio confermano che la pizza resta l’ultimo baluardo della cucina democratica - ha commentato il presidente Antonio Pace. Nonostante i rincari delle materie prime, i nostri pizzaioli stanno assorbendo i costi per non tradire il patto di accessibilità con i consumatori. Tuttavia, la ricerca accende un faro necessario su un paradosso del settore: il divario di genere dietro il banco. Vedere che solo il 2% di chi sta al forno è donna, a fronte di una presenza femminile massiccia nella proprietà e nel management, ci dice che è arrivato il momento di rompere un muro culturale. La maestria artigiana riconosciuta dall’Unesco non ha genere e il futuro del comparto passa inevitabilmente da una maggiore inclusione delle donne nel ruolo di pizzaiola».
La pizza in festa, da nord a sud
Detto questo, il World Pizza Day sarà celebrato in tutta Italia con eventi, degustazioni e iniziative speciali. Di seguito, una selezione di proposte interessanti, da nord a sud, per festeggiare come si deve il simbolo più goloso del Made in Italy, fra format che cambiano le regole della pizzeria “classica”, pizze pensate ad hoc e quella socialità semplice che, alla fine, è sempre stata l’ingrediente più fedele.
Ultra - Milano (Lombardia)
A Milano, il World Pizza Day è anche l’occasione per raccontare come la pizza sia diventata un linguaggio urbano contemporaneo, capace di dialogare con musica, cocktail e vita notturna. È in questa cornice che si inserisce Ultra, progetto che a Porta Romana ha ridefinito l’idea di pizzeria serale: qui la pizza è il centro di un ecosistema che unisce cucina, mixology d’autore e una visione notturna della città. Nessuna etichetta, nessun recinto: Ultra vive di contaminazioni e di una community che lo riconosce come punto di riferimento oltre gli orari canonici.
La pizza in edizione limitata di Ultra
Per il World Pizza Day, il locale lancia una pizza in edizione limitata, disponibile fino al 18 gennaio, che sintetizza la sua filosofia. La base è un ragù napoletano profondo e avvolgente, arricchito dalle note piccanti e fruttate dell’aji amarillo, con provola filante e basilico a completare il quadro. Un equilibrio studiato tra intensità e freschezza, dove la tradizione viene riletta senza nostalgia. È una pizza che racconta il presente con rispetto delle radici.
Via Pier Lombardo 1 20135 Milano
Giolina - Milano
Sempre a Milano, la giornata mondiale della pizza si tinge di verde da Giolina, pizzeria dallo stile contemporaneo che negli anni si è affermata come punto di riferimento cittadino per una pizza attenta, inclusiva e ben riconoscibile. Per la ricorrenza, Giolina sceglie di omaggiare il World Pizza Day con una proposta interamente vegana, confermando una sensibilità che non rincorre le mode ma interpreta con coerenza le esigenze di un pubblico sempre più ampio e consapevole.
Un trancio della pizza Caterina di Giolina
La novità si chiama Caterina, una pizza che prende forma sulla base tonda iconica della casa, apprezzata per fragranza, leggerezza e alta digeribilità. Il topping costruisce un equilibrio preciso: hummus di ceci fatto in casa come base cremosa, pomodorini datterini alla brace, briciole di formaggio vegano, nocciole del Piemonte IGP tostate, foglie di senape rossa Red Frills e un generoso giro di olio extravergine al peperoncino. Il risultato è una pizza intensa ma armonica, che dimostra come la cucina vegana, quando parte da ingredienti di qualità e abbinamenti ragionati, non abbia nulla da invidiare alle interpretazioni più classiche. Una scelta che racconta il presente, senza rinunciare al piacere.
Via Felice Bellotti 6 20129 Milano
SanCiro - Brescia (Lombardia)
A Brescia, la giornata mondiale della pizza assume un significato che va oltre la celebrazione gastronomica. Alla pizzeria SanCiro, guidata dallo chef napoletano Ciro Di Maio, il 17 gennaio diventa infatti un’occasione per ribadire il valore umano e culturale della pizza. La Margherita - simbolo assoluto della semplicità italiana - viene infatti offerta ai clienti come gesto di ringraziamento e condivisione.
Le Margherite di Ciro Di Maio
Un’idea che riporta al centro l’essenza del mestiere: impasto, pomodoro, fiordilatte e basilico, senza scorciatoie. SanCiro, poi, ricordiamo, è anche un progetto profondamente legato all’impegno sociale. Ciro di Maio insegna, infatti, l’arte bianca nelle carceri, promuove pratiche anti-spreco e sostiene chi vuole avvicinarsi al mestiere di pizzaiolo come strumento di riscatto.
Via Sorbanella 14 25125 Brescia
Carmine Pizza d’Autore - Verona (Veneto)
A Verona, Carmine Pizza d’Autore propone una visione esperienziale della pizzeria, dove il gesto artigianale diventa racconto condiviso. Il cuore del progetto è il bancone a vista, dodici posti pensati come un vero chef’s table: qui Carmine Pasqua lavora, spiega e dialoga con gli ospiti, portando alla luce ogni fase del processo, dall’impasto alla cottura. La pizza non arriva semplicemente in tavola, ma si costruisce davanti agli occhi del cliente, trasformando il servizio in un momento di partecipazione.
Il bancone della pizzeria Carmine Pizza d’Autore
Il menu si muove tra tre impasti distinti e diverse forme - tonda, pala e padellino - pensate come quadri di sapore che intrecciano le radici calabresi del pizzaiolo con le eccellenze venete, a partire dal mondo del vino. La scelta del bancone non è scenografica, ma concettuale: annullare la distanza tra sala e forno restituisce valore al mestiere e alle materie prime. Carmine Pizza d’Autore diventa così un luogo di convivialità consapevole, dove la pizza è tecnica, racconto e relazione diretta.
Via Francesco Berni 12A 37122 Verona
Spiazzo - Roma (Lazio)
Per il World Pizza Day, Spiazzo sceglie di raccontare la propria identità attraverso una pizza-manifesto: si chiama Confine ed è firmata dal pizzaiolo Alessio Mattaccini. Una creazione pensata come piatto unico, stagionale e coerente, che mette al centro impasto, tecnica e materia prima. La base è lo Spiazzante, uno degli impasti simbolo della pizzeria: steso come una napoletana ma più croccante, ad alta idratazione e con oltre 48 ore di fermentazione, studiato per garantire leggerezza e pulizia gustativa.
La pizza Confine di Spiazzo
Il topping costruisce un racconto autunnale, profondo ma equilibrato: crema di zucca arrosto e miso bianco, pancia di Maiale Nero dei Nebrodi cotta a bassa temperatura, radicchio tardivo brasato, fiordilatte e fondo ristretto della carne. Ogni elemento resta leggibile, senza eccessi. Con Confine, Spiazzo riafferma così una pizza d’autore contemporanea che dialoga con la cucina mantenendo una forte identità.
Via Antonio Pacinotti 83 00146 Roma
La Notizia 53 e La Notizia 94 - Napoli (Campania)
A Napoli, senza dubbio la capitale mondiale del World Pizza Day è soprattutto memoria viva. Nelle due sedi de La Notizia, Enzo Coccia porta avanti Metti il Disco, un progetto che riporta l’impasto al centro della narrazione. Il “disco” diventa superficie espressiva, spazio di racconto e confronto, dove convivono ricerca, territorio e identità popolare. Qui la pizza non perde la sua anima quotidiana, ma si apre a una lettura gastronomica consapevole.
La pizza Jill di La Notizia
Tra le pizze simbolo spicca la Ruota di Carro, proposta solo a La Notizia 53: grande, conviviale, nata nel dopoguerra per sfamare famiglie intere. Accanto, il Ripieno, citato già nel 1847, richiede tecnica ed esperienza assoluta nella gestione del forno. La San Gennaro - Faccia Gialla celebra il pomodoro giallo come “sole nel piatto”, mentre la Pizza Jill nasce da un episodio contemporaneo legato alla First Lady Jill Biden. Metti il Disco è un gesto culturale che trasforma ogni pizza in una storia da condividere.
Via Michelangelo da Caravaggio 53 80126 Napoli
Pizzeria Salvo - Napoli
La pizza fritta è forse una delle espressioni più autentiche e generose dell’anima di Napoli. Un piatto nato dalla necessità, dalla povertà e dalla creatività di un popolo capace di trasformare poco in qualcosa di memorabile. La sua storia affonda nei vicoli e nei bassi partenopei: veniva preparata con gli avanzi d’impasto, fritta in grandi pentoloni d’olio e venduta per strada, spesso “a ogge a otto”, mangiata subito e pagata giorni dopo. Un gesto di fiducia, prima ancora che di cucina. Oggi quella memoria vive anche da Pizzeria Salvo, dove Francesco e Salvatore Salvo - pizzaioli pluripremiati e custodi di una lunga tradizione familiare - hanno scelto di fare della pizza fritta una delle punte di diamante della loro proposta, sia a San Giorgio a Cremano sia a Napoli.
In occasione del World Pizza Day, i Salvo celebrano questo simbolo non solo portandolo in tavola con materie prime di altissima qualità, ma anche condividendone la ricetta e i segreti: pomodorini schiacciati rigorosamente a mano, sugo aggiunto a fine cottura, basilico spezzato fuori dal fuoco e, come ultimo tocco, foglie fresche per profumare. Perché anche nella pizza fritta, come in tutta la grande cucina napoletana, sono i dettagli a fare la differenza.
Riviera di Chiaia 271 80121 Napoli
Brando Pizza Bistrot - Gioia del Colle (Puglia)
A Gioia del Colle (Ba), Brando Pizza Bistrot festeggia la giornata mondiale della pizza con una ricetta tanto semplice quanto identitaria: Aglio, olio e peperoncino, firmata da Roberta Esposito. Mozzarella di Gioia del Colle Dop, crumble di pane all’aglio, pomodori secchi, peperoncini peruviani gialli e rossi: una pizza che gioca su intensità e precisione, valorizzando materie prime locali e tecnica. Per l’occasione arriva anche la versione più sottile dell’impasto, novità del progetto pugliese.
La Aglio, olio e peperoncino di Brando
Brando nasce all’interno di Villino Tateo, primo caseificio storico della città, oggi restaurato in chiave contemporanea. Due piani, un giardino mediterraneo e un american bar raccontano un luogo dalle quattro anime: pizza, cucina, cantina e cocktail. La pizza di Roberta Esposito è identitaria e riconoscibile, guidata da ingredienti pugliesi d’eccellenza, con un’attenzione inclusiva a impasti senza glutine, senza lattosio e opzioni vegane.
Via Roma 70 70023 Gioia del Colle (Ba)
Sitàri - Agrigento (Sicilia)
In Sicilia, Sitàri celebra il World Pizza Day con La Nostra Sud, una pizza che parla di territorio e appartenenza. Fior di latte, bresaola di tonno, datterino giallo semisecco, cipolla marinata, scorza di limone, basilico e olio: una composizione fresca e mediterranea che racconta la Sicilia con eleganza e misura. È la firma dei cugini Sorce - Giorgio, Filippo, Alberto e Giorgio II - protagonisti di un progetto familiare che intreccia tre generazioni.
La creazione per il World Pizza Day di Sitàri
Sitàri, “grano” in greco, ha costruito il proprio successo sull’impasto come manifesto progettuale. Farine selezionate, studio continuo e confronto con i maestri dell’arte bianca danno vita a basi diverse, ciascuna con una propria identità. Dal padellino croccante all’impasto romano, fino alle versioni speciali come il riso venere, ogni pizza cambia esperienza a seconda della base scelta. Una pizzeria in continua evoluzione, capace di attrarre clienti da tutta la Sicilia e di raccontare il Sud senza stereotipi.
Viale Leonardo Sciascia 284 92100 Agrigento