Locanda Confini, il ristorante fondato da Cristian Minchio all’interno di una villa storica della Riviera del Brenta a Dolo (Ve) accoglie circa quaranta coperti e in futuro integrerà anche otto camere al piano superiore, completando così la dimensione di locanda. Il progetto nasce come naturale evoluzione del percorso imprenditoriale di Minchio, orientato a un modello contemporaneo e funzionale, pensato per essere sostenibile anche nel tempo.

Locanda Confini sorge ll'interno di una villa storica della Riviera del Brenta
Una brigata giovane e autonoma
Uno degli elementi distintivi di Locanda Confini è la brigata under 25, cuore dell’identità del ristorante. In cucina opera lo chef Lukas Keci, ventenne, affiancato da un aiuto chef di vent’anni e da un pastry chef di diciotto. La sala è coordinata da Alice Rinaldo, con il supporto del figlio di Cristian, Filippo Minchio, diciottenne, e di Thomas Rossi. Dal 2026 si unirà anche il figlio maggiore, Alberto Minchio. L’autonomia operativa della squadra è totale: il menu è definito interamente dallo chef senza interferenze esterne, secondo un approccio che unisce responsabilizzazione e crescita professionale.

Locanda Confini: la mise en place
La cucina tra territorio e innovazione
La proposta gastronomica di Locanda Confini si sviluppa su percorsi vegetali, di carne e di pesce, con un’impostazione contemporanea e grande attenzione alla riconoscibilità degli ingredienti. La cucina attinge alla tradizione veneta, in particolare marinara, integrando tecniche e prodotti provenienti da altre regioni italiane. L’orto di proprietà fornisce erbe, insalate e verdure stagionali, creando un rapporto diretto tra ingredienti e costruzione dei piatti. L’obiettivo è una cucina essenziale e leggibile, con un uso mirato della tecnica che valorizza la materia prima e trova un equilibrio tra territorialità e apertura.
Locanda Confini: Belga morbida, zabaglione al rum e mandorle
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Locanda Confini: Brullini al cucchiaio, Asiago Vecchio Dop e noci pecan
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Locanda Confini: Bisato di Marano lagunare, cocco e riccia marinata nell’aceto di melograna
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Locanda Confini: dessert alle pere
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Gli antipasti uniscono contrasti netti e puliti: i garusoli sono accompagnati da una salsa di lattuga dell’orto, caramello di cavolfiore e olio al Grana Padano Dop, mentre il pesce spada affumicato viene servito con nocciola, uva fragola e semi di senape. Tra i primi, il risotto con dashi di Go’, foie gras vegetale e olio alla salicornia introduce note saline profonde, mentre lo spaghettone Pastai Sanniti ai tre latti è completato da una battuta di canocia. Nei secondi figurano la zucca Brullini al cucchiaio con Asiago Vecchio DOP e noci pecan, il bisato di Marano Lagunare con cocco riccia e aceto di melograno e l’animella fritta con salsa carota e zenzero, fondo bruno di pecora e mizuna dell’orto. I dessert seguono una linea pulita con millefoglie al caramello e marron glacé, tarte tatin con gelato al latte di capra e abbinamenti di pere e salvia.
Identità e filosofia
Il nome “Locanda Confini”, scelto da Filippo Minchio, sintetizza l’approccio del progetto. Non si tratta di superare un confine simbolico, ma di lavorare sul punto in cui elementi diversi — tecniche, ingredienti ed esperienze generazionali — possono incontrarsi in modo coerente. «Il confine, per me, è un luogo di osservazione», spiega Minchio. L’obiettivo è mantenere un’identità chiara lasciando spazio all’evoluzione naturale del ristorante, in un contesto che coniuga qualità gastronomica, formazione dei giovani e ospitalità essenziale.
Riviera Martiri della Libertà 27 30031 Dolo (Ve)