Intuarsi. Dante, il sommo poeta, plasmò due verbi reciproci dal significato potente, totalizzante, immenso. Intuarsi: penetrare profondamente con lo spirito nell’altro, nella sua coscienza, nel suo sentire; e inmiarsi: accogliere l’altro nel proprio Io. Tra i due neologismi si crea una costante relazione, una fusione che non cancella l’individualità, ma la compenetra e le dà forza. Intuarsi è semplicemente la magia che accade a Le Brunate. Una compenetrazione spirituale tra le anime del luogo, la creatività degli artisti che segnano il loro passaggio, le voci che sussurrano tra i filari, la terra che genera i suoi frutti, la cucina che narra sapienza e la vita che inesorabile si ripete ad ogni alba.
Vista su La Morra (Cn) e i suoi vigneti
Siamo nelle Langhe, a La Morra (Cn), riconosciuta anche come Mga (Menzione geografica aggiuntiva), denominazione che identifica i vigneti e le sottozone storiche all’interno della Docg, e proprio da questi cinque ettari che circondano la vecchia cascina, che si è fatta bella, è partita la storia della famiglia Ceretto col Brunate, il suo Barolo più rappresentativo. Più che un ristorante tradizionale, Le Brunate è un rifugio dove il tempo perde i suoi confini. Non ci sono orari rigidi per pranzare o cenare: a dettare i ritmi non è l’orologio, ma il sole. Le porte si aprono alle ore 12.00 fino all’imbrunire (alle 19.00). In questa totale libertà, ogni ospite può cercare e creare il proprio momento perfetto, lontano dalle regole strette della ristorazione classica.
La cucina di Simone Burlotto tra territorio e stagionalità
A guidare l’offerta gastronomica c’è lo chef Simone Burlotto, albese di origine e con un bagaglio di esperienze in ristoranti di rilievo. La sua è una cucina che racconta e traduce fedelmente ciò che la terra offre giorno per giorno. Il menu è semplice ed essenziale. Senza tanti fronzoli, come sono le persone che hanno fatto grande questa terra: "Ho fame" (40 euro), un percorso che include un ingresso, un piatto e il dolce, e "Ho molta fame" (50 euro): ingresso, due piatti e il dolce. La cucina, pur essendo fortemente legata al territorio, non si limita ai canoni classici, ma si ispira direttamente al "terreno", variando quotidianamente.
I piatti, i vini e una sala affacciata sulle Langhe
La stagionalità e la dispensa hanno messo in tavola: antipasti piemontesi rigorosamente in condivisione (20 euro): lingua con salsa bernese, un toast con prosciutto cotto selezionato e senape; battuta al coltello di Fassona; asparagi al burro e nocciole trilobate, il tutto accompagnato da Alta Langa 2021 Monsignore; il mio secondo: coda di vitello stufata, che trova la sua dinamicità con il Barolo Brunate 2021. Il ristorante, nella sua ristrutturazione, è un rimando morbido ed essenziale ai colori della natura.
La coda di vitello stufata
Il design, non invasivo, accarezza la vista con sfumature tufacee e verde salvia. Nella sala interna, come una prua di una nave, il wine table dalle alte sedute per degustare i vini abbinandoli ai piatti dello chef. Per la famiglia Ceretto, questa è la terza avventura ristorativa dopo gli storici indirizzi di Alba, Piazza Duomo e La Piola. Tuttavia, la filosofia de "Le Brunate" è profondamente diversa, perché intimamente legata alla dimensione del paesaggio in cui trova fermezza.
Tra arte contemporanea, Barolo e paesaggio
A Le Brunate, la linea di confine tra il vino che accompagna il cibo e il cibo che esalta il vino è sottilissima. Si realizza un equilibrio perfetto tra prodotti della terra, sentimenti, vita e, inevitabilmente, arte. A pochi passi sorge la celebre Cappella del Barolo, reinterpretata con audacia cromatica nel 1999 dagli artisti Sol LeWitt e David Tremlett, ormai simbolo indiscusso e iconico di queste colline, che guarda la nuova opera a cielo aperto di Kiki Smith, Cat’s Cradle, un imponente mosaico azzurro installato sulla parete esterna che va ad “inmiarsi” con il paesaggio, la sua luce e il cielo delle Langhe.
Le due statue di bronzo all’ingresso del ristorante
In un vero e proprio anfiteatro naturale, dove il paesaggio parla la lingua del Barolo, all’ingresso de Le Brunate due sinuose donne in bronzo, con la testa tra le nuvole e le braccia conserte (L.o.v.e di Francesco Clemente), accolgono chi entra. Attraversandole, spazio e tempo non esistono più e “l’intuarsi” e “l’inmiarsi” si fondono tra sogno, caparbietà e immaginazione. Mentre il sole, ancora una volta, tramonta sulla grande terrazza.
Strada Fontanazza 16 12064 La Morra (Cn)
Lun-Dom 12:00-19:00 (Gio chiuso)