NEL MONFERRATO
Prima ti mostrano l’ingrediente, poi arriva il piatto: il nuovo menu di Cà del Profeta
Il nuovo menu "Origine" del ristorante Cà del Profeta a Montaldo Scarampi (At), firmato da Antonio Di Leo celebra l'essenza della materia prima con tecnica, memoria e istinto, mentre Jasmina guida la sala con garbo
C'è un ritmo diverso che fa pulsare l'anima di Cà del Profeta. Non è il battito quieto di una tradizione tramandata, ma l'energia di un vibrante intreccio di destini. In questo crocevia, le vite si uniscono e si saldano in un gioco di magiche sliding doors, abbattendo ogni confine geografico, differenza culturale e di intenti. Anderson Hernanes, con il suo calore brasiliano, e Jasmina Vejzović, dalle profonde radici serbe, si incontrano in Cina dove nasce un amore che li spinge a tracciare una nuova rotta verso l'Italia, scegliendo il Piemonte e l'eleganza di Torino come casa.
È però nelle fughe lontano dalla città che il cuore trova la sua vera dimora. Esplorando il Monferrato, si lasciano incantare da Montaldo Scarampi. L’istinto comanda e scelgono così di dare nuova vita a un antico cascinale che veglia da tempo su vigne silenziose e boschi rigogliosi, in un lembo di terra dove l'autenticità è ancora padrona assoluta.
La sinergia con lo chef Antonio Di Leo
In questa coreografia del destino si apre una nuova porta, quella che li conduce allo chef Antonio Di Leo. Un'anima nomade, che per anni ha esplorato il mondo arricchendosi di tecnica, sensibilità e respiro internazionale dove a Cà del Profeta: «c’è il mio cuore. Sono arrivato a Montaldo Scarampi, con lo chef Christian Milone quando questo ristorante era solo un progetto, non c’era nulla. Mi hanno affidato la cucina e da allora, passo dopo passo, abbiamo creato quello che vedete. Cà del Profeta non è solo un luogo di lavoro, è casa». Oggi, queste tre vite convergono in un affascinante relais e un ristorante che, in ogni dettaglio e in ogni sapore, racconta la passione di questi destini che solo il caso poteva rendere irripetibile.
Il territorio e l'Azienda Agricola tra le colline Unesco
Siamo nel cuore del Monferrato astigiano, circondati da colline dalla forte vocazione vitivinicola. Non a caso, Cà del Profeta è anche un'azienda agricola che produce con orgoglio Brachetto, Barbera e Grignolino. Da questa altura si domina un paesaggio mozzafiato, patrimonio Unesco. L'immagine di un'altalena che dondola sotto un albero riassume l'essenza del luogo: sospesi nell'aria, si ha la netta sensazione di poter volare sopra un territorio meraviglioso, incontaminato e respirare la libertà.
La filosofia in cucina e il menu Origine
In cucina, lo chef Antonio Di Leo porta con sé un bagaglio tecnico di altissimo livello. Dopo aver collezionato importanti esperienze nazionali al fianco di rinomati chef come Sironi e Milone e aver assorbito il rigore, le tecniche e la purezza della gastronomia nei Paesi Nordici, Di Leo si centra e trova il suo equilibrio con il nuovo menu: «Origine.Ogni risultato è preceduto da un inizio che raramente si vede». “Origine”, una sola parola. La sua eufonia abbraccia e circonda. L’uroboro del palato trova il suo movimento. Si tratta di un percorso intimo e originale, quello che lui stesso sente più affine e allineato alla propria anima. L'idea alla base è tanto semplice quanto filosoficamente profonda: celebrare l'essenza della materia. Prima di servire il piatto, viene presentato al tavolo l'elemento primario da cui tutto ha origine - che sia l'olio, la cipolla, il pane o il fico. L'ingrediente viene mostrato nella sua struttura primaria, nella sua pura genesi. Poi, dopo una pausa studiata per permetterne la contemplazione, arriva il piatto finito. Non subito, appena dopo.
Un tempo necessario per introiettare e capire la trasformazione. Qui l'elemento viene raccontato, interpretato, destrutturato e sapientemente lavorato, chiudendo un cerchio perfetto tra natura e tecnica. «La mia cucina si fonda sull'istinto e sulla memoria. Non amo sottoporre un piatto a infinite prove: cerco un risultato immediato, perché lo ritengo più sincero e meno artefatto. La memoria entra in gioco attraverso il mio vissuto: rielaboro esperienze adolescenziali, sapori d'infanzia e scoperte fatte durante i miei viaggi. Anche se il mio legame con il Piemonte è profondo, preferisco non parlare di 'tradizione' in senso stretto. In un luogo dove la tradizione è già così radicata e presente, scelgo piuttosto di dialogare con il territorio, esaltando direttamente i prodotti eccezionali che ha da offrirmi. Tutto parte, e ritorna, all'istinto».
I piatti del menu: un viaggio tra sapori e illusione
“Pane da solido a liquido. Una nuova vita per il pane”. La semplicità che disorienta. Pensi alla solita carrellata che dà il via al menu e invece, a dominare è l’essenziale. Una visione quasi monastica: una fetta di pane accompagnato dalla Kvas, bevanda ricavata dalla fermentazione del pane, fresca, frizzantina, dissetante, poco alcolica tipica dell'Est dell’Europa. E nulla di più. C’è già tutto. Destabilizza. Ti riporta al centro.
“Pomodoro. La complessità di ciò che appare semplice” Un omaggio alla materia prima pura, dove l'apparente semplicità nasconde uno studio meticoloso di sapori e consistenze. Al centro del piatto il Pomodoro Cerrato di Asti - un'antica De.Co. del territorio - che, nel rispetto della sua breve stagionalità e difficile reperibilità, cede all'occorrenza il passo al Cuore di Bue. Il vegetale viene cotto e avvolto dalla polvere della sua stessa buccia, in un gioco di intensificazione del sapore. Ad accompagnarlo, la morbidezza della crema di mandorle, le note erbacee del basilico e il tocco vibrante dell'aceto di lampone. Il colpo di genio risiede nella texture: una sottile gelatina ricrea l'esatta sensazione al morso del pomodoro, rinfrescata da un'inaspettata acqua d'anguria. Un'illusione perfetta tra tecnica e natura.
“Olio. Non è un aglio, olio e peperoncino”. Olio ligure, un blend battezzato Tao, «Una parola ed un pensiero a me caro, che mi riporta in Cina». racconta Jasmina che con eleganza dirige la sala. «Il suo senso porta al cammino nella natura per avvicinarsi al divino, per cercare equilibrio nella vita. Che è anche la filosofia del nostro ristorante». Olio, penne mantecate con aglione, crema al prezzemolo, crema di aglio nero fermentato, e malva in foglie e fiori e un delicato olio all’anduja, non invasivo che arriva sul finire per dargli la spinta per trovare quell’equilibrio che completa e che si ricerca.
“Cipolla. Il vegetale e la proteina, in una rivoluzione di prospettiva”. E di ludico inganno. La cipolla, al contrario di quello che ci si aspetta, non è l’elemento predominante ma lo è la melanzana scottata in padella e poi rigenerata, che diventa protagonista, arricchita da una delicata costata d’asino che in una rivoluzione di prospettiva, diventa il contorno accompagnato da cipolla in agrodolce e una salsa di Grana Padano e prezzemolo.
“Fico. L’impronta della foglia di fico accompagna il latte di capra e la ciliegia”. Gelato di fico, alla base crumble di mandorle e cremoso con latte di capra, olio di fico e la nota dolce data dalle ciliegie. Delicato, non stucchevole, vellutato.
A completare l'esperienza, il servizio in sala diretto da Jasmina. La sua presenza è caratterizzata da garbo, grazia e una leggerezza ritmate, mai invasive, che si bilanciano e si compensano in perfetta sinergia con l'intensità della cucina dello chef.
Quelle stesse sliding doors che hanno annullato le distanze e unito i destini di Anderson, Jasmina e Antonio, oggi rimangono spalancate sul Monferrato per accogliere chiunque varchi la soglia di Cà del Profeta, diventando parte, anche solo per una sera, di questa magnifica storia.

