In Francia sono aperte le indagini sulla morte di due neonati che avevano consumato latte formula richiamato da Nestlé per la possibile presenza della tossina batterica cereulide. Il provvedimento di richiamo ha coinvolto numerosi Paesi europei, compresa l’Italia, dove il colosso svizzero ha segnalato 13 referenze di formula per neonati. L’allerta non riguarda però solo Nestlé: anche Danone, Lactalis e Granarolo hanno richiamato prodotti, a causa di un ingrediente comune contaminato.

Ingredienti contaminati nei latti per neonati: prodotti richiamati anche in Italia
L’ingrediente contaminato e i richiami
Tutto ha avuto inizio a dicembre, quando Nestlé ha richiamato i primi prodotti per una possibile contaminazione microbica. In Italia, il richiamo aveva interessato due lotti di Nidina Optipro 1. L’allerta globale è esplosa il 5 gennaio, con un maxi richiamo che ha interessato oltre sessanta Paesi, dall’Europa all’America e all’Asia. L’azienda ha spiegato che la causa è la possibile presenza di cereulide, tossina prodotta dal Bacillus cereus, in un ingrediente fornito da un produttore terzo.
L’elemento al centro della questione è un olio ricco di acido arachidonico prodotto in Cina, come confermato da una notifica inviata al RASFF il 9 gennaio. L’acido arachidonico (ARA) è spesso aggiunto al latte formula insieme al DHA, acido docosaesaenoico, per favorire lo sviluppo del sistema nervoso. La legislazione europea prevede l’aggiunta obbligatoria del DHA, mentre l’ARA resta facoltativo. L’azienda cinese ha fornito lo stesso olio contaminato a più produttori, provocando una catena di richiami che ha coinvolto Lactalis, Danone e Granarolo.
I casi sospetti
Nonostante l’ampiezza dell’allerta, inizialmente non erano stati segnalati malesseri riconducibili al consumo dei prodotti contaminati. Dopo il richiamo globale, sono emersi due casi di neonati deceduti in Francia: un bambino nato il 25 dicembre e morto l’8 gennaio, e una bambina di 27 giorni morta il 23 dicembre. Entrambi avevano consumato latte formula appartenente ai lotti richiamati. Al momento, però, non è stato stabilito alcun nesso causale tra le morti e i prodotti.
Tempi e gestione dell’allerta
A suscitare attenzione sono stati anche i tempi della comunicazione. Come sottolinea l’associazione europea foodwatch, Nestlé era a conoscenza della contaminazione già a dicembre, ma i richiami iniziali sono stati limitati a singoli Paesi, nonostante l’ingrediente contaminato fosse utilizzato in quattro impianti della multinazionale. L’ampiezza reale dell’allerta è diventata pubblica solo a gennaio, quando è stata resa nota anche la fonte della contaminazione. Solo allora sono scattati i richiami precauzionali degli altri produttori coinvolti.