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domenica 15 marzo 2026  | aggiornato alle 22:42 | 117993 articoli pubblicati

Pizza Sprint, crisi produttiva e 70 dipendenti in cassa integrazione

Pizza Sprint, che produce basi per pizza e pizze fresche anche per il food service, affronta una fase complessa dopo il calo delle commesse estere. Attesa per la cassa integrazione straordinaria e lavoratori in sospeso

 
14 marzo 2026 | 16:48

Pizza Sprint, crisi produttiva e 70 dipendenti in cassa integrazione

Pizza Sprint, che produce basi per pizza e pizze fresche anche per il food service, affronta una fase complessa dopo il calo delle commesse estere. Attesa per la cassa integrazione straordinaria e lavoratori in sospeso

14 marzo 2026 | 16:48
 

Pizza Sprint è in una fase di crisi aziendale che sta coinvolgendo lo stabilimento di Castiglione d’Adda (Lo) e i suoi circa 70 lavoratori. La significativa riduzione delle commesse internazionali, in particolare da parte del principale cliente francese, ha determinato un forte calo della produzione industriale di pizze pronte, basi per pizza e basi fresche, l'attivazione della cassa integrazione e un futuro sempre più a rischio.

Pizza Sprint, crisi produttiva e 70 dipendenti in cassa integrazione

Lo stabilimento di Pizza Sprint a Castiglione d'Adda

Chi è Pizza Sprint: produzione di pizze e basi surgelate

Pizza Sprint è un’azienda a conduzione familiare nata nel 1992 a Casalpusterlengo come pizzeria d’asporto. Nel 2000 ha inaugurato un grande laboratorio produttivo a Castiglione d’Adda, specializzandosi nella realizzazione artigianale sia di basi per pizze e pinse, sia di pizze e pinse farcite e vendute fresche tramite un sistema di conservazione in ATM. Il gruppo, tramite il suo brand A'Morena, fornisce questi prodotti anche per il food service e produce anche panetti surgelati per pizza

Pizza Sprint, crisi produttiva e 70 dipendenti in cassa integrazione

Una base pronta per pizza di Pizza Sprint

Nel 2017 l’azienda ha raggiunto una dimensione industriale significativa, con circa 90 dipendenti e una produzione superiore a 4 milioni di pezzi l’anno, distribuiti anche all’estero.

Crisi produttiva e riduzione delle commesse

La fase di difficoltà è legata principalmente alla diminuzione delle commesse del cliente francese, che rappresentava circa il 95% della produzione. La contrazione degli ordini ha determinato il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, successivamente esaurita. Attualmente lo stabilimento opera con un numero ridotto di addetti, impegnati su commesse locali che coprono una quota limitata del fatturato, attorno al 5%.

È stato sottoscritto un accordo per la cassa integrazione straordinaria a zero ore, in attesa di autorizzazione governativa. Come dichiarato dal segretario generale della Flai Cgil di Lodi, Emanuele Caravello: «Il 18 gennaio è finita la cassa integrazione ordinaria e come sindacato abbiamo iniziato subito a discutere di cassa integrazione straordinaria con l’azienda, abbiamo fornito al Ministero l’accordo e le modalità di riorganizzazione con l’ipotetica riduzione del personale, ma a oggi lo Stato non ha ancora autorizzato la cassa straordinaria». Nel frattempo, alcune dimissioni sono state presentate e numerose famiglie restano in attesa di sviluppi.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
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