La campagna cerealicola 2026 consegna un raccolto di frumento duro pari a circa 4,1 milioni di tonnellate, in diminuzione rispetto allo scorso anno ma ancora superiore ai livelli medi registrati nell'ultimo quinquennio. È quanto emerge dalle stime diffuse da Italmopa, l'Associazione Industriali Mugnai d'Italia, che fotografa una situazione caratterizzata da rese non uniformi sul territorio e da un quadro qualitativo nel complesso positivo. La flessione rispetto al 2025 è del 6%, mentre il confronto con la media degli ultimi cinque anni evidenzia un incremento del 5,5%, segnale di una produzione che, pur in un'annata meno favorevole, mantiene volumi significativi per una filiera strategica come quella della pasta.

Grano duro, meno produzione ma qualità sanitaria promossa
Meno superfici al Sud e rese inferiori nel Centro-Nord
Secondo Italmopa, il calo produttivo è riconducibile principalmente a due fattori. Da una parte, la riduzione delle superfici coltivate in alcune aree del Mezzogiorno, dall'altra le minori rese per ettaro registrate nel Centro-Nord, che hanno inciso sul risultato finale della campagna.
Il quadro resta comunque migliore rispetto alle difficoltà affrontate negli ultimi anni, segnati da condizioni climatiche particolarmente critiche. Le precipitazioni e l'andamento meteorologico del 2026 hanno infatti favorito lo sviluppo delle colture dopo la prolungata siccità che aveva caratterizzato il biennio precedente.
La Puglia supera il milione di tonnellate
Anche quest'anno la Puglia si conferma il principale polo produttivo nazionale, con oltre un milione di tonnellate di grano duro, il risultato più elevato dell'ultimo decennio.
Seguono Sicilia, con circa 680 mila tonnellate, Marche, che raggiungono 580 mila tonnellate, ed Emilia-Romagna, con una produzione stimata di 420 mila tonnellate. Queste quattro regioni rappresentano una quota rilevante dell'offerta nazionale e continuano a svolgere un ruolo centrale nell'approvvigionamento dell'industria molitoria.
Buona qualità sanitaria, proteine in lieve diminuzione
Sul piano qualitativo emergono indicazioni incoraggianti. La qualità sanitaria e merceologica del raccolto viene giudicata soddisfacente, con pesi specifici dei chicchi che favoriscono una buona resa durante la macinazione.
Diverso il discorso per la qualità tecnologica, dove si registra una flessione dei tenori proteici rispetto al raccolto del 2025. Si tratta di un parametro particolarmente importante per la trasformazione del grano duro in semola destinata alla produzione di pasta.
Come spiegano il presidente di Italmopa Vincenzo Martinelli e la presidente della sezione Molini a frumento duro Clelia Loiudice, «il clima complessivamente favorevole ha sostenuto il raccolto dopo la dura siccità del biennio precedente».
Mercato mondiale più ricco di scorte, ma restano le incognite geopolitiche
Lo scenario internazionale offre segnali contrastanti. Da una parte, le prospettive produttive mondiali risultano favorevoli, con una disponibilità di grano duro ai livelli più elevati dal 2016, condizione che potrebbe favorire la ricostituzione delle scorte globali.
Dall'altra, continuano a pesare le tensioni geopolitiche, che incidono sulla regolarità dei flussi commerciali, sulla logistica internazionale e sui costi dell'energia, fattori destinati a influenzare anche la competitività dell'intera filiera cerealicola.
La domanda dell'industria resta superiore alla produzione nazionale
La produzione italiana continua a non essere sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell'industria molitoria. Ogni anno i mulini italiani trasformano infatti oltre 6 milioni di tonnellate di grano duro, destinate alla produzione di semole utilizzate dai pastifici.
Per questo motivo il mercato continua ad affiancare al raccolto nazionale una quota di materia prima proveniente dall'estero, mantenendo elevata l'attenzione sia sulla qualità del grano sia sulla stabilità delle forniture.