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Emilia-Romagna, necessaria l'attivazione del Fondo di Solidarietà dell'Ue

25 maggio 2023 | 11:07
 

Emilia-Romagna, necessaria l'attivazione del Fondo di Solidarietà dell'Ue

25 maggio 2023 | 11:07
 

Per la ripresa dell'Emilia-Romagna, dopo le violente alluvioni che hanno colpito la regione, è fondamentale l’attivazione del Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea che ha già mobilitato oltre 8,2 miliardi di euro per interventi mirati a fronteggiare calamità in 24 Stati membri negli ultimi venti anni. Lo afferma un'analisi della Coldiretti in occasione della visita della presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, sui territori devastati dal maltempo.

La presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen

Le importanti misure per imprese e lavoratori varate dal Governo sono un primo passo significativo per affrontare l’emergenza nella Regione dove a seguito dell’alluvione saranno necessari ulteriori sforzi e risorse anche con il contributo dell’Unione Europea, Lo Stato membro colpito da calamità può presentare alla Commissione una domanda d'intervento del Fondo di solidarietà dell'Unione europea (Fsue) entro al massimo dodici settimane dalla data in cui si sono verificati i primi danni provocati dalla catastrofe. Il percorso di assegnazione di una sovvenzione, seguita da una procedura di bilancio (approvazione del Parlamento e del Consiglio), può durare diversi mesi ma gli Stati membri hanno la possibilità di chiedere il versamento di un anticipo fino al 25 % dell'importo totale del contributo finanziario previsto a titolo dell'Fsue, con un limite a 100 milioni di euro.

Dolcevita

Per l’ultima alluvione avvenuta nel 2021 in Germania sono stati stanziati complessivamente - ricorda la Coldiretti - 613 milioni di euro circa. «Occorre tagliare la burocrazia ed i tempi per fare arrivare il più in fretta possibile gli aiuti alle famiglie e alle imprese e sostenere la voglia di ricominciare di una popolazione che sta stupendo il mondo per la sua grande forza» afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. Si tratta di salvare un territorio di circa 300mila ettari di superficie agricola dei quali oltre 25mila ettari di frutteti con nell’ordine pesche e nettarine, kiwi, albicocche, susine, pere, ciliegi e castagni mentre in altri sono 25mila ettari sono piantati vigneti ma ci sono anche migliaia di ettari coltivati ad orticole come patate, pomodoro, cipolla e altro anche per la produzione di sementi. Oltre 60mila ettari sono coltivati a grano duro per la pasta, grano tenero per il pane, orzo, sorgo e mais. Su altri 7mila ettari si estendono le coltivazioni di girasole, colza e soia mentre oltre 40mila ettari sono coltivati ad erba medica per l’alimentazione animale. E’ infatti preoccupante la situazione anche degli allevamenti con 250mila fra bovini, maiali, pecore, capre, polli, galline da uova e tacchini e migliaia di animali morti e affogati.

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