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Quando la cucina diventa patrimonio vivo: dopo l’Unesco, il progetto I Go Italian

Dopo il riconoscimento Unesco della cucina italiana, nasce I Go Italian, progetto della Fondazione Made in Sicily ETS per la tutela dell’identità gastronomica italiana. La prima insegna sarà consegnata a Palermo

 
09 gennaio 2026 | 18:43

Quando la cucina diventa patrimonio vivo: dopo l’Unesco, il progetto I Go Italian

Dopo il riconoscimento Unesco della cucina italiana, nasce I Go Italian, progetto della Fondazione Made in Sicily ETS per la tutela dell’identità gastronomica italiana. La prima insegna sarà consegnata a Palermo

09 gennaio 2026 | 18:43
 

Dopo il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco, il mondo della ristorazione si interroga su come tradurre questo valore in pratiche concrete e riconoscibili. Una riflessione che nasce soprattutto all’estero, dove l’identità gastronomica italiana è spesso oggetto di imitazioni e semplificazioni.

Quando la cucina diventa patrimonio vivo: dopo l'Unesco il progetto I Go Italian

Cucina italiana e responsabilità culturale: il modello I Go Italian

Un progetto per dare forma al riconoscimento Unesco

Da questa esigenza prende forma I Go Italian, progetto promosso dalla Fondazione Made in Sicily ETS, nata per la tutela dell’identità siciliana nel mondo e oggi attiva su scala nazionale. L’iniziativa dà vita a una rete internazionale di ristoratori e operatori che condividono un codice etico ispirato ai principi alla base del riconoscimento Unesco e adottano un’insegna capace di documentare il loro impegno quotidiano. Non un marchio commerciale, ma un segno distintivo che richiama responsabilità, coerenza e rispetto della cultura gastronomica italiana come patrimonio vivo, fatto di gesti, relazioni e processi.

La prima insegna a Palermo

La prima insegna I Go Italian sarà consegnata il 10 gennaio 2026 a Dario Bisso, titolare di Bisso Bistrot, ai Quattro Canti di Palermo. Un riconoscimento che valorizza un percorso già avviato: il bistrot nasce infatti negli spazi di un’antica libreria storica, volutamente lasciata intatta, dove la cucina si inserisce come atto narrativo più che come semplice risultato finale. Qui il cibo diventa racconto di stratificazioni, memoria e trasformazioni lente, elementi che l’Unesco individua come cuore del patrimonio immateriale.

Un’insegna come dichiarazione di visione

«I Go Italian non è un’insegna da appendere e dimenticare», spiegano i promotori Giovanni Callea e Davide Morici. «È la condivisione di una visione». Il progetto intende rendere visibili quelli che vengono definiti i “monumenti contemporanei” della cucina italiana, ovvero i ristoranti che interpretano e custodiscono questa identità nel mondo.

La presentazione a Milano e il respiro internazionale

Il progetto sarà presentato ufficialmente il 15 gennaio 2026 a Milano, a Palazzo Castiglioni, alla presenza di numerosi ristoratori e operatori italiani e internazionali. Hanno già aderito figure di riferimento della ristorazione italiana nel mondo, dalla Germania agli Stati Uniti, dall’Australia al Giappone, accomunate da un approccio centrato sull’autenticità degli ingredienti, sulla tecnica e sul rispetto delle tradizioni. Accanto alle adesioni estere, il network coinvolge anche realtà italiane radicate nei territori, tra ristorazione, artigianato e produzione agricola, a testimonianza di un dialogo continuo tra chi accoglie l’Italia nel mondo e chi la rappresenta quotidianamente nei luoghi d’origine.

Ristoratori come ambasciatori culturali

«Ogni itinerario Unesco ha i suoi cartelli che segnalano le tappe del percorso», sottolineano Callea e Morici. «Questo progetto intende indicare i ristoranti che, in Italia e all’estero, interpretano il riconoscimento Unesco. I ristoratori sono i nostri veri ambasciatori e, allo stesso tempo, il primo comitato di accoglienza per chi arriva nel nostro Paese». Un riconoscimento che, come ricordano i promotori, non riguarda una singola ricetta, ma un’identità complessa e condivisa. «Il valore riconosciuto dall’Unesco è il frutto di un grande lavoro culturale e narrativo. I Go Italian è anche un modo per dire grazie a chi ha contribuito, spesso in silenzio, a questo risultato».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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