Capri prova a mettere un argine al turismo di massa e a rimettere ordine nei flussi che ogni giorno attraversano l’isola. Stop ai gruppi fiume che si sfilacciano tra vicoli e belvedere, alle comitive improvvisate che occupano strade e piazze senza una logica. Il Comune ha infatti deciso di intervenire fissando un tetto massimo di 40 persone per gruppo e introducendo una serie di regole pensate per rendere più gestibile - e più vivibile - la presenza del turismo giornaliero, soprattutto nei punti più sensibili dell’isola.

Capri mette un tetto ai gruppi: 40 persone e nuove regole di visita
Il provvedimento nasce con un obiettivo preciso: governare l’overtourism senza snaturare l’esperienza di chi arriva e senza comprimere la vita di chi a Capri ci vive. Oltre al limite numerico, per i gruppi sopra le 20 persone scatta l’obbligo delle cuffiette per ascoltare la guida, una misura per abbassare il rumore e ridurre il caos. La guida dovrà essere riconoscibile con una paletta a norma, niente ombrelli o bandierine improvvisate, e avrà la responsabilità di mantenere il gruppo compatto lungo il percorso stabilito, senza invadere completamente strade e piazze e garantendo condizioni di sicurezza anche per gli altri.
Il regolamento, come detto, studiato in vista della prossima estate, punta soprattutto a frenare gli sbarchi disordinati e a riportare un minimo di equilibrio nei punti più delicati dell’isola. Su tutti il porto di Marina Grande, da sempre imbuto naturale del turismo mordi e fuggi, dove le comitive si concentrano in attesa della funicolare o dei pullman diretti verso la Piazzetta, Marina Piccola e Anacapri. Luoghi iconici, certo, ma anche spazi limitati, che soffrono più di altri l’impatto dei flussi concentrati in poco tempo.
Resta ora da capire se le nuove regole riusciranno davvero a incidere sui comportamenti, oltre che sui numeri. La sensazione è che Capri stia provando a difendere la propria misura, consapevole che il tema non è respingere i visitatori, ma governarne la presenza. Una sfida che passa dalle regole, ma soprattutto dalla loro applicazione quotidiana, perché l’equilibrio dell’isola si gioca lì, tra bellezza, limiti fisici e capacità di tenere insieme accoglienza e rispetto.