Andrea Delmastro Delle Vedove ha presentato le dimissioni dal ruolo di sottosegretario alla Giustizia. A pesare principalmente è la bufera legata al caso del ristorante collegato al clan Senese, di matrice camorrista, a cui - nelle ultime ore - si è aggiunto il “no” incassato dagli italiani nel referendum sulla riforma della magistratura (53,74% contro il 46,26% del sì). «Ho consegnato le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, con risultati concreti e importanti, e pur non avendo fatto nulla di scorretto, ho commesso una leggerezza, di cui mi sono subito assunto la responsabilità, nell’interesse della Nazione e per rispetto verso il governo e il Presidente del Consiglio», ha dichiarato Delmastro.

Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia
Insieme a lui, si è dimessa anche la capa di gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi che paga - oltre alle frasi sulla magistratura alla vigilia del referendum - anche la cena in Bisteccheria d’Italia (il locale in questione, ndr) insieme allo stesso Delmastro. Da Fratelli d'Italia si parla di «questioni di opportunità politica». Ma anche la posizione del ministro del Turismo Daniela Santanchè è sempre più in bilico a causa delle vicende legate a Visibilia, sebbene non sia coinvolta nell'affaire Bisteccheria d'Italia.
Delmastro e l'affaire ristorante
Delmastro deteneva il 25% delle quote di una Srl impegnata nella gestione di un ristorante a Roma, formalmente intestata a Miriam Caroccia, 18 anni, figlia di Mauro Caroccia. Quest’ultimo è stato condannato a quattro anni per intestazione fittizia di beni riconducibili al clan guidato da Michele Senese ed è detenuto nel carcere di Viterbo da febbraio.
Il locale al centro della vicenda è la Bisteccheria d’Italia, in via Tuscolana, finita sotto i riflettori anche per alcune cene documentate da fotografie che ritraggono Delmastro insieme a esponenti del ministero, tra cui la capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi. Delmastro, va precisato, non risulta indagato, ma lo sono sia Miriam Caroccia, amministratrice unica della società, sia il padre Mauro. Sul piano politico, le spiegazioni fornite - una partecipazione definita “leggera” e la presunta inconsapevolezza dei legami familiari - non hanno ridotto le critiche, anzi.
A pesare, poi, sono anche ulteriori elementi emersi nelle ultime settimane: immagini che mostrano il sottosegretario insieme a Mauro Caroccia, nonostante avesse dichiarato di non conoscerlo, e un video promozionale del ristorante in cui lo stesso Caroccia compare attivamente. Sotto osservazione anche i movimenti finanziari legati all’acquisto delle quote, effettuato in contanti, e i successivi passaggi societari per la loro cessione. La vicenda ha attirato l’attenzione della commissione Antimafia, che ha annunciato approfondimenti sul caso, anche in relazione all’obbligo di trasparenza sulle partecipazioni societarie per i membri del governo.
Bartolozzi, la cena galeotta e le bordate ai giudici
Bartolozzi era finita al centro delle polemiche per aver dichiarato in un’intervista a Telecolor, emittente siciliana: «Se vince il sì ci libereremo dei magistrati. Sono un plotone di esecuzione». Ma la stessa Bartolozzi era stata fotografata a cena insieme a Delmastro e ad altre persone proprio in Bisteccheria d'Italia, che certo non ha contribuito a rafforzare la sua posizione.
Cresce la pressione su Santanchè
Quelle di Delmastro e Bartolozzi non sembrano essere le uniche teste destinate a cadere nel giorno post-voto referendario che ha sancito la sconfitta del governo sulla riforma della Giustizia. Benché non attinente alle vicende strettamente connesse alla consultazione del 22 e 23 marzo, a rischio c'è anche la posizione della ministra del Turismo Daniela Santanchè - coinvolta in alcune vicende giudiziarie - e che già nei mesi scorsi era riuscita a resistere alle pressioni anche della maggioranza, oltre che delle opposizioni.
Opposizioni che tornano a chiedere oggi a gran voce un passo indietro di Santanchè. Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, commenta: «Le dimissioni rappresentano un atto tardivo, ma doveroso, sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni. Il fatto che siano state presentate solo dopo il referendum costituisce un evidente elemento politico: conferma la spregiudicatezza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha scelto di rinviare un gesto ormai inevitabile per mere ragioni elettorali. Siamo di fronte a un comportamento grave, che dimostra come questa maggioranza consideri le istituzioni strumenti da piegare a esigenze di parte. Chi mette in imbarazzo le istituzioni non può continuare a ricoprire incarichi pubblici, soprattutto se si tratta di ruoli delicati che richiedono rigore, equilibrio e senso dello Stato».
Anche Angelo Bonelli, leader di AVS, commenta: «Sono stati gli italiani, con il loro voto, a mandare a casa Delmastro e Bartolozzi. In questi mesi Giorgia Meloni ha difeso gli impuniti: un sottosegretario condannato per rivelazione di segreti d’ufficio ha continuato a esercitare le sue funzioni e, non soddisfatto, ha aperto società con persone legate alla camorra. Se non ci fosse stata la valanga di “No”, Delmastro e Bartolozzi sarebbero ancora al loro posto. Altro che “non ha fatto nulla di scorretto”: Delmastro è stato condannato e ha fatto affari con soggetti legati alla criminalità organizzata. Ora attendiamo le dimissioni della ministra Santanché, rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato».