Cristiano Fini resta alla guida di Cia-Agricoltori Italiani. L’imprenditore vitivinicolo modenese è stato rieletto all’unanimità dalla IX Assemblea elettiva della Confederazione riunita a Roma, confermando così il mandato avviato nel 2022. Al centro del nuovo programma ci sono temi ormai strutturali per il settore agricolo: crisi climatica, aumento dei costi energetici, tutela del reddito agricolo, gestione dell’acqua e futuro delle aree interne. Nel suo intervento, Fini ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che stanno attraversando le imprese agricole italiane in uno scenario internazionale segnato da guerre, tensioni commerciali e rincari delle materie prime. Secondo il presidente di Cia, l’agricoltura non può più essere considerata un comparto secondario, ma «un pilastro della sicurezza nazionale e della coesione sociale».

Cristiano Fini è stato rieletto presidente di Cia
Costi energetici e fertilizzanti tra le priorità del nuovo mandato
Tra i passaggi più netti della relazione, il tema dell’aumento dei costi di produzione. Fini ha ricordato come il prezzo del gasolio agricolo sia cresciuto fino al 100%, mentre fertilizzanti come urea e solfato di ammonio continuano a registrare incrementi significativi. La richiesta avanzata all’Europa è quella di attivare strumenti straordinari di sostegno già dal 2026, sul modello delle misure adottate durante la pandemia. Cia chiede inoltre maggiore controllo sulle speculazioni, una revisione del CBAM e la sospensione dei dazi all’import sui fertilizzanti. «La sicurezza alimentare europea va difesa con politiche coraggiose», ha spiegato Fini, sottolineando la necessità di considerare l’agricoltura un’infrastruttura strategica per l’economia continentale.
Reddito agricolo e filiera: «No alle vendite sotto costo»
Nel programma illustrato all’Assemblea, ampio spazio è stato dedicato al riequilibrio del valore lungo la filiera agroalimentare. Per Cia resta centrale il tema della remunerazione delle imprese agricole, spesso penalizzate rispetto agli altri attori del comparto. L’obiettivo indicato dalla Confederazione è rafforzare il peso contrattuale dei produttori attraverso aggregazioni, accordi interprofessionali e strumenti di filiera più strutturati. Parallelamente, l’organizzazione torna a chiedere norme più incisive contro le pratiche sleali e le vendite sotto costo. Trasparenza dei prezzi, contratti più equilibrati e filiera corta vengono indicati come strumenti necessari per restituire redditività alle aziende agricole e consolidare il legame con il consumatore finale.

Un momento dell'assemblea di Cia a Roma
Acqua, clima e innovazione al centro delle strategie
Uno dei capitoli più articolati riguarda la gestione delle emergenze climatiche. Siccità, alluvioni e perdita di suolo fertile sono stati indicati come fattori ormai permanenti per il settore primario italiano. Cia rilancia così il progetto della Carovana dell’Acqua e il piano “100 Buone Opere”, pensato per accelerare la realizzazione di infrastrutture idriche realmente cantierabili. Tra le priorità figurano bacini di accumulo, efficientamento delle reti irrigue e diffusione dell’irrigazione di precisione. Nel documento programmatico trova spazio anche il tema dell’innovazione genetica e delle nuove tecnologie. Fini ha ribadito l’importanza di arrivare rapidamente a una normativa europea sulle NGT, considerate fondamentali per garantire competitività e adattamento climatico.
Aree interne e giovani: il nodo dello spopolamento
Nel nuovo mandato della Confederazione torna centrale anche il tema delle aree rurali. Secondo Fini, il contrasto allo spopolamento passa da servizi essenziali, infrastrutture digitali e nuove competenze professionali. La proposta di Cia punta alla creazione di una figura di “manager del territorio”, capace di integrare agricoltura, turismo, energia e servizi locali. Accanto a questo, la Confederazione propone una formazione permanente per gli imprenditori agricoli, con percorsi dedicati anche a intelligenza artificiale e big data. «Restare in campagna deve tornare a essere una scelta sostenibile e competitiva», ha spiegato il presidente, evidenziando il ruolo delle nuove generazioni nella tenuta sociale ed economica delle aree interne.

Pac e commercio internazionale: no alla rinazionalizzazione
Nel passaggio dedicato all’Europa, Fini ha confermato la posizione di Cia sulla Politica agricola comune. La Confederazione si oppone all’ipotesi di una rinazionalizzazione della Pac o alla sua confluenza in un Fondo unico europeo. Per l’organizzazione agricola, la Pac deve mantenere una propria autonomia finanziaria e continuare a rappresentare uno strumento di stabilità per il settore. Parallelamente, Cia chiede maggiore reciprocità negli accordi commerciali internazionali, soprattutto rispetto ai prodotti provenienti da Paesi con standard ambientali e sanitari differenti da quelli europei. Sul fronte dei dazi e degli accordi internazionali, Fini ha ribadito la necessità di una politica commerciale comunitaria «capace di aprire mercati senza penalizzare le imprese agricole italiane».