L'ortofrutta italiana continua a trovare spazio sui mercati esteri, ma il primo trimestre del 2026 evidenzia una dinamica sempre più legata ai prezzi e meno alle quantità. Secondo i dati diffusi da Fruitimprese, le esportazioni di prodotto fresco registrano un aumento del 7,6% in valore rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre i volumi segnano una lieve flessione dello 0,9%. Il risultato riflette un quadro composito, nel quale alcune produzioni mostrano una buona capacità di tenuta sui mercati internazionali, mentre altre risentono delle conseguenze degli eventi climatici e delle difficoltà logistiche che stanno interessando il commercio mondiale.

Export ortofrutta: meno agrumi, più kiwi e le mele resistono
Gli agrumi frenano il bilancio del trimestre
A pesare sul dato complessivo sono soprattutto gli agrumi, che registrano una contrazione del 12,5% in volume e del 4% in valore. Secondo Fruitimprese, tra le cause principali figura il passaggio del ciclone Harry, che ha inciso sulla disponibilità del prodotto destinato ai mercati esteri. Nonostante questa flessione, il saldo commerciale del settore resta positivo e raggiunge i 360 milioni di euro, con una crescita del 15,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sul fronte delle quantità, tuttavia, il saldo torna in territorio negativo, invertendo la tendenza osservata lo scorso anno.
Kiwi e mele sostengono le esportazioni italiane
Tra i prodotti che contribuiscono maggiormente alla crescita dell'export spiccano i kiwi. Le vendite all'estero superano le 100mila tonnellate e registrano un incremento del 17,42% nei volumi, accompagnato da una crescita del 24,37% in valore. Anche le mele mantengono una posizione solida sui mercati internazionali. Le esportazioni aumentano dell'1,23% in quantità e del 4,76% in valore, confermando il ruolo di questo comparto all'interno dell'offerta ortofrutticola nazionale. Segnali positivi arrivano inoltre dalla frutta secca, che cresce del 13,6% nei volumi e del 40,9% in valore. Più stabile la situazione di ortaggi, legumi e tuberi, che mostrano una lieve flessione delle quantità accompagnata da un moderato aumento dei ricavi.
Le tensioni internazionali incidono sulla logistica
Dietro ai numeri del trimestre emergono anche le difficoltà legate allo scenario geopolitico internazionale. Il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, osserva che il settore continua a crescere ma mostra segnali di rallentamento dovuti alla crisi in Medio Oriente e alle problematiche che interessano lo Stretto di Hormuz. «Chi esporta oltremare sta valutando soluzioni alternative», spiega Salvi, riferendosi in particolare alle spedizioni verso mercati come Brasile e Stati Uniti. Le criticità logistiche delle ultime settimane hanno infatti condizionato soprattutto la fase conclusiva della campagna commerciale di mele e kiwi.
Mercato interno stabile, ma cresce l'attenzione ai costi
Sul fronte dei consumi domestici non si registrano variazioni significative rispetto allo scorso anno. Dopo la crescita osservata nel 2025, il mercato interno mostra una fase di sostanziale stabilità. Secondo gli operatori, uno degli elementi da monitorare riguarda l'aumento dei costi energetici e del carburante, che incidono direttamente sui bilanci delle aziende agricole e della distribuzione. Un fattore che potrebbe influenzare sia la competitività delle imprese sia l'evoluzione dei prezzi al consumo nei prossimi mesi. In questo contesto, il primo trimestre del 2026 conferma la capacità dell'ortofrutta italiana di mantenere una presenza rilevante sui mercati internazionali, pur dovendo fare i conti con uno scenario economico e logistico sempre più complesso.