Il 2026 si apre con indicazioni incoraggianti per la denominazione Soave, che chiude il 2025 con un +3% di imbottigliato rispetto all’anno precedente. Un dato che assume un peso specifico maggiore se inserito nel quadro generale del settore vitivinicolo italiano, caratterizzato negli ultimi dodici mesi da una contrazione diffusa dei volumi. In questo scenario, la crescita del Soave rappresenta un segnale di stabilità e di risposta concreta alle dinamiche di mercato.

Soave: nel 2025 +3% di imbottigliato rispetto all’anno precedente
Giare in calo e gestione più equilibrata della denominazione
Accanto all’andamento positivo dell’imbottigliato, emerge un altro elemento significativo: la riduzione delle giacenze. A fine 2025, la Doc Soave registra un -8% rispetto al 2024, un anno che già aveva segnato un -7,9% sul 2023. Un calo progressivo e costante che non è casuale, ma il risultato di una strategia precisa avviata dal Consorzio due anni fa. Il progetto Identità Soave nasce infatti con l’obiettivo di rendere la denominazione più leggibile, moderna e competitiva, senza rinunciare alla qualità e alla coerenza stilistica. Le misure adottate hanno inciso in modo diretto sulla gestione produttiva, favorendo un migliore equilibrio tra domanda e offerta.
Le scelte del Consorzio e il controllo produttivo
Tra gli interventi più rilevanti rientrano la sospensione degli impianti ai fini della rivendica per i vigneti realizzati dopo il 31 luglio 2023 e il blocco delle rivendiche per le stagioni 2023 e 2024. A queste si aggiunge l’incremento al 30% delle verifiche da parte dell’organismo di certificazione Siquria sul rispetto delle rese massime consentite. Azioni che hanno contribuito a rafforzare la credibilità della denominazione e a restituire fiducia ai mercati, sia in Italia sia all’estero. Il Soave si presenta oggi con un profilo più definito, frutto di una programmazione condivisa e di un maggiore rigore nei controlli.
Identità, territorio e sostenibilità produttiva
Alla base del progetto Identità Soave c’è la volontà di proporre un vino marcatamente identitario, capace di esprimere il legame con il vigneto e con il terroir. Le pratiche agricole condivise mirano a gestire la naturale esuberanza produttiva della Garganega, puntando su un equilibrio che ha ricadute non solo qualitative, ma anche ambientali.

Dosare la produttività dei vigneti significa infatti ridurre l’impatto energetico complessivo, dall’uso delle risorse idriche fino alle operazioni in cantina. Una scelta che rafforza anche il rapporto di fiducia con il consumatore, sempre più attento all’origine dei vini e ai processi che ne stanno alla base.
Soave, le prospettive di mercato
«Quelli che vediamo oggi sono risultati molto significativi che premiano la linea adottata collegialmente dal Consorzio del Soave per una gestione virtuosa e competitiva della denominazione», osserva Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio. «L’impegno richiesto a produttori e viticoltori sta portando frutti concreti e la crescita dell’imbottigliato ne è una chiara testimonianza». Ridolfi non nasconde le difficoltà del contesto economico generale, definito tra i più complessi degli ultimi cinquant’anni, ma richiama anche l’attenzione su un elemento favorevole: «Gli attuali trend di consumo, a livello globale, premiano vini bianchi, freschi e con un moderato contenuto alcolico». Un quadro nel quale il Soave sembra oggi muoversi con maggiore consapevolezza e solidità.