In vista della pubblicazione dei conti 2025, Campari vede le proprie stime e il target price rivisti da Equita. L’analisi evidenzia una crescita organica moderata, margini sostenuti dagli investimenti in marketing e impatti legati a tariffe e mercato estero. Il 2026 resta incerto tra domanda debole in Europa e Stati Uniti, mentre il titolo continua a mostrare solidità grazie al deleverage, al controllo dei costi e alla razionalizzazione del portafoglio.

Campari, Equita taglia target price e stime prima dei conti 2025
Campari, perché Equita taglia stime e target price in vista dei conti 2025
In vista della pubblicazione dei conti 2025, prevista per il prossimo 4 marzo, Equita ha rivisto le proprie stime su Campari, riducendo leggermente sia la crescita organica attesa sia il target price. Secondo la sim, la società chiuderà l’anno con un incremento del fatturato organico compreso tra il +1,6% del consenso e il +2% previsto da Equita, coerente con la guidance della multinazionale che indicava una crescita moderata e simile al 2024.
Il quarto trimestre, spiega Equita, ha registrato una crescita organica a +3,3% anno su anno, superiore alla previsione del consenso a +2%, ma in rallentamento rispetto al +4,4% del terzo trimestre, a causa di confronti più difficili soprattutto in Europa. Sul risultato hanno inciso fattori come la disputa commerciale in Germania, stimata tra 2 e 3 milioni di euro, e l’uragano in Jamaica a fine ottobre, con effetti limitati al consumo locale. Negli Stati Uniti, invece, il confronto è stato più favorevole grazie alla normalizzazione del destocking post dazi, che aveva penalizzato in particolare Aperol nel trimestre precedente.
Margini ed EBIT organico
Anche a livello di EBIT organico, Equita conferma che il margine 2025 dovrebbe rimanere stabile rispetto all’anno precedente, pur riducendo la propria stima da +30 a +16 punti base. La sim sottolinea come i costi di marketing siano rimasti elevati nel quarto trimestre e come le tariffe abbiano inciso sul margine, bilanciati parzialmente da un mix di prodotto più favorevole.

Per il 2026, tuttavia, il contesto di domanda rimane complesso. Negli Stati Uniti, le vendite off-trade sono diminuite tra -5% e -7% nel quarto trimestre, mentre in Europa il calo è stimato tra il 3% e il 4%. Il portafoglio Campari sovraperforma leggermente rispetto al mercato, ma resta in territorio negativo. «Pensiamo che la società ribadirà un outlook di leggero miglioramento della crescita organica, ma non ancora ai livelli high single digit previsti nella guidance di medio termine», precisa Equita, evidenziando come eventuali miglioramenti possano derivare da leve non ancora quantificate come mix e logistica.
Utile e target price post conti
Sulla base di questi elementi, Equita ha limato l’utile atteso per il 2025 di circa -1% e quello per il 2026 di -6%, tenendo conto dei maggiori costi pubblicitari e promozionali e di una crescita organica più lenta. L’EBIT organico 2026 viene stimato a +5%, in calo rispetto alla precedente previsione del +7,6%, mentre il consenso indicava +6%. Di conseguenza, il target price è stato ridotto da 8 a 7,5 euro, con il titolo in calo dello 0,96% a 5,78 euro il 19 gennaio. Deutsche Bank, invece, ha leggermente rivisto al rialzo il proprio target price da 6,2 a 6,3 euro, confermando il rating hold.
Il mercato osserva anche il livello di leva finanziaria del settore, con molte aziende sopra il rapporto debito netto/EBITDA di 3x. Campari chiuderà il 2025 leggermente sotto questa soglia (2,9x), mentre Pernod Ricard è stimata raggiungere 3,4x. Nonostante il contesto, il titolo mantiene interesse grazie al percorso di deleverage, alla razionalizzazione del portafoglio e al controllo dei costi SG&A.