Nel 2025 l’Italia si è confermata come prima esportatrice di vino in Russia. A dirlo sono i dati statistici russi pubblicati dai media locali e confermati all’Ansa dall’ufficio Ice di Mosca. In un contesto geopolitico che da tre anni ridisegna rotte commerciali, equilibri bancari e relazioni diplomatiche, il vino italiano continua dunque a presidiare il mercato russo, pur dentro uno scenario che è cambiato in profondità rispetto al periodo pre-guerra.

L’Italia resta la prima esportatrice di vino in Russia
Le spedizioni italiane, scrive l’agenzia Ria Novosti, sono state pari a 234,5 milioni di dollari, con una contrazione del 16% rispetto al 2024. Il calo è stato evidente, ma non ha intaccato la leadership. Alle spalle dell’Italia si sono collocate la Georgia, con 170,7 milioni di dollari (-7%), e la Lettonia, a quota 120,7 milioni (-12%). I primi tre esportatori hanno tutti perso terreno, ma lo hanno fatto dentro un mercato che nel complesso si è ridimensionato: l’import russo di vino è infatti sceso dell’11%, attestandosi a 824,1 milioni di dollari. La flessione italiana si è quindi inserita in una dinamica più ampia, legata alla contrazione generale degli acquisti esteri da parte di Mosca. Hanno pesato i dazi introdotti verso i Paesi considerati “ostili”, le difficoltà nei pagamenti internazionali, l’aumento dei costi logistici e un potere d’acquisto che si è progressivamente assottigliato.
La Georgia ha mostrato una tenuta relativa migliore, con un calo del 7% che è risultato più contenuto rispetto agli altri grandi fornitori. Un dato che ha confermato il legame storico e culturale con il mercato russo, sostenuto anche dalla prossimità geografica. La Lettonia ha mantenuto il suo ruolo di piattaforma commerciale, con numeri che hanno riflesso in parte dinamiche di re-export e snodi logistici baltici. Nel frattempo la classifica si è mossa. La Polonia è salita al quarto posto tra i fornitori di vino della Russia con un aumento del 20%, raggiungendo gli 80,1 milioni di dollari. È stato il segnale più dinamico dell’anno, perché ha indicato che alcune rotte si sono riorganizzate e che nuovi canali distributivi hanno trovato spazio in un contesto che per molti è diventato più complicato.