A Vinitaly la masterclass “10 anni dopo Tachis - I vini che hanno cambiato l’Italia” ha proposto un confronto che ha superato la dimensione della semplice degustazione. Il progetto, legato alla figura di Giacomo Tachis, ha messo al centro non solo le etichette ma il metodo di lavoro che ha contribuito a ridefinire parte dell’enologia italiana contemporanea. La sala ha ospitato un pubblico composto in prevalenza da operatori del settore, in un contesto in cui la narrazione del vino è stata costruita attraverso il dialogo tra chi produce e chi interpreta. Un’impostazione coerente con l’impronta lasciata da Tachis, che ha sempre considerato la relazione tra cantina e assaggio come elemento strutturale del processo.

Al Vinitaly il racconto dei vini che hanno segnato il percorso di Giacomo Tachis
La degustazione è stata condotta da Paolo Porfidio, con il contributo di Riccardo Cotarella e Paolo Brogioni per Assoenologi, insieme alla partecipazione di Ilaria Tachis. La sua presenza ha rappresentato un punto di raccordo tra memoria e continuità progettuale, in una prospettiva meno celebrativa e più legata alla trasmissione di un metodo.
Nel corso dell’incontro è emerso come il lavoro di Tachis venga oggi letto non soltanto attraverso le singole etichette, ma come approccio tecnico e culturale applicato a territori e aziende differenti. Un’impostazione che ha trovato riscontro nella selezione dei vini proposti, provenienti da realtà che nel tempo hanno incrociato il suo percorso professionale.
Le etichette presentate hanno raccontato una geografia ampia, che attraversa regioni e stili diversi. La scelta ha restituito l’idea di un lavoro non riconducibile a un unico modello produttivo, ma a un insieme di interpretazioni sviluppate nel tempo all’interno di contesti specifici. Il confronto in sala ha evidenziato come la figura di Tachis continui a essere letta attraverso la sua capacità di dialogare con identità produttive differenti, senza imporre uno schema unico ma costruendo, di volta in volta, un linguaggio condiviso tra tecnico e territorio.

La masterclass si è chiusa con la consapevolezza di un’eredità che non si esaurisce nella dimensione commemorativa. Il lavoro avviato da Giacomo Tachis viene oggi ripreso e rielaborato attraverso iniziative che ne mantengono viva la dimensione progettuale. In questo senso, la presenza di Ilaria Tachis ha segnato un passaggio rilevante nella lettura del suo percorso, ponendo l’accento sulla continuità più che sulla celebrazione. Un approccio che conferma come alcune figure dell’enologia italiana continuino a incidere nel dibattito contemporaneo non solo per i vini prodotti, ma per il metodo che hanno contribuito a definire.