Prezzi delle uve in calo, contrazione dei margini lungo la filiera e una progressiva riduzione della spinta espansiva che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Il ridimensionamento del vino piemontese non riguarda un singolo segmento, ma coinvolge in modo diffuso le principali varietà, dal Nebbiolo destinato al Barolo fino alle uve più comuni, con flessioni che in alcuni casi superano il 30-40% rispetto ai valori di picco recenti. A questo si aggiunge un contesto operativo meno favorevole, segnato da costi di produzione rimasti elevati e da una maggiore saturazione dei magazzini, che rallenta la rotazione del prodotto sia sul mercato interno che su quello estero. Il risultato è una filiera che continua a produrre volumi importanti ma con una diversa capacità di assorbimento economico, in cui il punto di equilibrio tra costi e ricavi si sta progressivamente spostando. E la quotidianità di diverse cantine racconta di una produzione effettuata in molti casi in perdita.

Vino piemontese, prezzi delle uve in calo mentre costi e giacenze restano alti
Una filiera che cambia ritmo nei numeri prima che nelle parole
Nel sistema vitivinicolo piemontese il rallentamento non si racconta solo attraverso le percezioni degli operatori, ma soprattutto attraverso le serie numeriche che descrivono prezzi, volumi e redditività. Il quadro che emerge è quello di una filiera che negli ultimi anni ha accelerato su produzione e valorizzazione, per poi ritrovarsi oggi in una fase complicata.
Il primo indicatore è il prezzo delle uve. Il Nebbiolo destinato al Barolo passa da 4,30 euro al chilo a 2,70 euro, con una riduzione che supera il 35% rispetto ai picchi recenti. La Barbera d’Alba scende da 1,72 a 1,18 euro/kg, mentre il Nebbiolo per altre destinazioni si dimezza, da 2,09 a 1,05 euro/kg. Le uve minori si collocano tra 0,50 e 0,70 euro/kg, contro valori prossimi all’euro di pochi anni fa.
Il punto critico della redditività agricola
La dinamica dei prezzi si intreccia con quella dei costi di produzione, rimasti elevati. La conseguenza è una compressione diretta dei margini. In diversi casi, secondo le testimonianze degli operatori, la marginalità operativa scende fino a una perdita stimata tra il 20% e il 30% sui conferimenti di uva.
Il caso di Sandro Vico, viticoltore nell’Astigiano, sintetizza la parte bassa della filiera, come ha spiegato a La Stampa: «Stiamo lavorando in perdita, il 20-30%. Ci stiamo mangiando quanto messo da parte in anni». La questione centrale riguarda il punto di equilibrio. Con costi di gestione stimati attorno ai 15-16 mila euro per ettaro, molte coltivazioni si avvicinano o scendono sotto la soglia di sostenibilità economica, soprattutto per le uve non destinate alle denominazioni di vertice.
Il ridimensionamento dei volumi e la saturazione del sistema
Accanto ai prezzi, anche i volumi mostrano una contrazione implicita della domanda. La filiera segnala una riduzione degli acquisti di uva da parte delle aziende imbottigliatrici, fenomeno legato alla saturazione delle giacenze e alla minore rotazione del prodotto. Il mercato dello sfuso conferma la dinamica: il vino base Langhe, che si collocava tra 2 e 2,50 euro al litro, oggi si posiziona tra 1 e 1,20 euro al litro, con una perdita superiore al 40% su alcune categorie.
Il risultato è un sistema che non assorbe più tutta la produzione programmata negli anni precedenti, generando un accumulo di stock lungo la catena distributiva.
Terreni vitati: crescita dei valori e blocco delle transazioni
Un altro indicatore significativo riguarda il capitale fondiario. Nelle Langhe il valore medio di un ettaro di vigneto raggiunge oggi 220 mila euro, rispetto ai circa 130 mila euro di dieci anni fa. In alcune aree di pregio si sono toccati valori compresi tra 700 mila euro e oltre 2 milioni di euro per ettaro, prima di un recente rallentamento delle compravendite. Nel frattempo, il mercato mostra un elemento contraddittorio: prezzi elevati ma scambi in forte riduzione. La terra, sempre più considerata asset patrimoniale, perde progressivamente la sua funzione di investimento produttivo immediato.
Il riequilibrio tra costi e reddito agricolo
Il punto più sensibile emerge dal confronto tra costi e ricavi per ettaro. Per il Nebbiolo, oggi, il valore della produzione può scendere sotto i 10 mila euro per ettaro, mentre il costo di gestione resta tra i 15 e i 16 mila euro. Solo il Barolo mantiene una redditività superiore, ma comunque in riduzione: da 34 mila euro per ettaro di tre anni fa a circa 22 mila euro attuali.