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TripAdvisor, le recensioni false
costano una multa da 100mila euro

TripAdvisor, le recensioni false 
costano una multa da 100mila euro
TripAdvisor, le recensioni false costano una multa da 100mila euro
Primo Piano del 17 luglio 2019 | 12:40

Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e ha censurato il sito per aver diffuso informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni. Apprezzamento per la sentenza è stato espresso da Federalberghi, che insiste sulla «necessità di bonificare un sistema inquinato dalle fake reviews».

Per i ristoratori è senz’altro una vittoria. Ma lo è anche per i milioni di viaggiatori seri e onesti che, si spera, d’ora in poi non saranno più martellati con informazioni false e truffaldine. Il Consiglio di Stato, accogliendo l'appello dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha censurato TripAdvisor per aver diffuso informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni, comminando una multa di 100mila euro. Forse troppo poco per il colosso americano, ma è senza dubbio un segnale forte, che fa il paio con altre sentenze emesse in passato.

Multa da 100mila euro per TripAdvisor (TripAdvisor, le recensioni falsecostano una multa da 100mila euro)
Multa da 100mila euro per TripAdvisor

Nel 2014, la pratica commerciale scorretta del sito era stata già sanzionata dall’Antitrust in seguito alle segnalazioni formulate dall’Unione nazionale consumatori, da Federalberghi e da alcuni consumatori. Ma altre sentenze hanno dato ragione anche a singoli ristoratori. Questa volta il giudizio riguarda, in particolare, alcuni claim di Tripadvisor, che sono stati ritenuti "idonei a ingenerare in un utente medio di internet il falso convincimento dell’attendibilità e della genuinità delle recensioni pubblicate".

Federalberghi esprime apprezzamento per il pronunciamento del Consiglio di Stato, che conferma la necessità di bonificare un sistema inquinato dalle fake reviews. «È di pochi mesi fa - ricorda la federazione degli albergatori - la sentenza del Tribunale penale di Lecce, che ha definito un crimine il fatto di scrivere recensioni false sotto falso nome ed ha inflitto nove mesi di carcere a uno “spacciatore” di fake reviews, che scriveva e vendeva recensioni false utilizzando un’identità falsa. Ma l’opera, seppur meritoria, della magistratura non è sufficiente a mettere ordine in un mercato che viaggia alla velocità della luce. Basti considerare che è stato necessario attendere quattro anni per ottenere un giudizio definitivo del Consiglio di Stato su un singolo episodio contestato».

Il Consiglio di Stato ha emesso la sentenza il 15 luglio (TripAdvisor, le recensioni falsecostano una multa da 100mila euro)
Il Consiglio di Stato ha emesso la sentenza il 15 luglio

Per Federalberghi, «la soluzione non può che risiedere in una robusta affermazione del principio di responsabilità. Il primo passo che i portali devono compiere per radicare un sistema in cui prevalgano le vere recensioni, scritte da veri clienti, che raccontano una vera esperienza, è un deciso STOP alle recensioni anonime e ai nickname di comodo. Ognuno dev’essere libero di esprimere la propria opinione. Ma le persone che leggono la recensione e l’azienda che viene recensita hanno diritto di conoscere la reale identità dell’autore e di sapere se sta raccontando frottole o un’esperienza autentica».

Alessandro Massimo Nucara (TripAdvisor, le recensioni false costano una multa da 100mila euro)
Alessandro Massimo Nucara

«Le recensioni sono una cosa buona – ha detto il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Massimo Nucara - quelle false sono dannose. Dobbiamo arrivare al punto in cui ognuno continua ad essere libero di dire ciò che ritiene giusto e opportuno, ma tutti rispondono di ciò che dicono. Ora mi aspetto che TripAdvisor corregga i claim e siccome parliamo di un processo iniziato 4 anni fa, in buona parte l’avrà già fatto. Quindi non prendo neanche in considerazione il caso in cui TripAdvisor non si adegui. Se così facesse, commetterebbe un errore e sarebbe molto più duramente sanzionato. Ciò che più ci attendiamo da questa sentenza è un’elevazione del livello di attenzione da parte del consumatore, che sappia che ci sono molte recensioni fasulle in giro».Nel suo appello al tribunale l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato aveva contestato, in particolare, la rilevanza ingannevole dei seguenti claim pubblicati sul sito internet di Tripadvisor:

a) “Non importa se preferisci le catene alberghiere o gli hotel di nicchia: su tripadvisor puoi trovare tante recensioni vere e autentiche, di cui ti puoi fidare. Milioni di viaggiatori hanno pubblicato on-line le proprie opinioni più sincere su hotel, bed & breakfast, pensioni e molto altro”;
b) “Vuoi organizzare un viaggio? Passa prima su TripAdvisor. I viaggiatori della community di TriAdvisor hanno scritto milioni di recensioni sulle loro vacanze migliori e peggiori che ti aiuteranno a decidere cosa fare. Nelle nostre guide gratuite puoi trovare i preziosi consigli e le foto dei viaggiatori per guidarti alla scoperta delle più importanti mete di viaggio”;
c) “Scarica le nostre guide di viaggio gratuite e scoprirai i consigli dei viaggiatori su attrazioni turistiche, hotel, ristoranti e luoghi di divertimento”;
d) “TripAdvisor offre consigli di viaggio affidabili, pubblicati da veri viaggiatori”;
e) “Ottieni le recensioni e le opinioni dei viaggiatori sugli hotel delle città più visitate”;
f) “(numero) persone hanno scritto una recensione su questo hotel”, “Cosa dicono i viaggiatori di (Città)”.

«I trascritti claim - si legge nella sentenza del Consiglio di Stato - indipendentemente dal fatto che non fosse garantita la veridicità del contenuto e della fonte, letti nel loro insieme risultano idonei, come correttamente affermato nel provvedimento impugnato, a ingenerare in un utente medio di internet il falso convincimento dell’attendibilità e della genuinità delle recensioni pubblicate».

E ancora: «Sul punto le conclusioni raggiunte dall’Autorità, sorrette da una motivazione esente da vizi logici, risultano del tutto condivisibili, atteso che i claim, alcuni dei quali particolarmente assertivi e già presenti nella home page del sito, sono tali, anche nella presentazione complessiva, da influenzare i consumatori sin dal primo contatto ingenerando il falso convincimento dell’affidabilità delle recensioni pubblicate».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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20/07/2019 15:53:50
1) Era ora!
Speriamo che questo sia solo l'inizio!
Rodolfo de Carvalho


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