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Wine influencer
Strategia di marketing vincente

Wine influencer 
Strategia di marketing vincente
Wine influencer Strategia di marketing vincente
Pubblicato il 17 giugno 2020 | 08:00

Nel mondo del vino, per accrescere la conoscenza del brand presso il pubblico e rafforzare la brand identity può essere strategico affidarsi a una figura cardine dei social: l’influencer. Il caso di Cantina Social.

I social sono un potente mezzo di comunicazione, un elemento cardine di ogni digital strategy. Proprio in tempi difficili come questo che stiamo vivendo, il mondo digitale si è rivelato essenziale, un punto di svolta per chi cerca di “resistere”. Essere presenti e attivi sui social è diventato imprescindibile perché questi canali permettono di entrare in contatto con la propria community, farsi conoscere e distinguersi dagli altri. Il mondo “wine”, ad esempio, si è approcciato ai social molto in ritardo rispetto ad altri settori come la moda, il beauty e il food, ma i brand di vino hanno saputo da subito sfruttarne le potenzialità, mostrandosi vicini al consumatore nel garantire un’assistenza clienti puntuale, ampliando il bacino di utenti e attraendo anche le generazioni più giovani.

Wine influencer Strategia di marketing vincente
Wine influencer

Come può un brand di vino risultare attraente agli occhi del consumatore social? Dopo aver costruito una strategia digital in linea con i valori del brand, per accrescere la brand awareness e rafforzare la brand identity è fondamentale affidarsi a una figura cardine dei social: l’influencer. Abbiamo chiesto ad Adriano Amoretti di Cantina Social (94.900 follower su Instagram) di raccontarci le peculiarità del suo lavoro.

Che caratteristiche deve avere un wine influencer professionista?
Noi odiamo il nome influencer, perché suscita due sentimenti alla base: influenzare la scelta di qualcuno facendo leva sull’invidia. Noi vogliamo invece raccontare qualcosa che stimoli l’utente e che lo invogli a vivere le stesse sensazioni che proviamo noi nel degustare una bottiglia di vino. La competenza sull’argomento che si va a raccontare deve essere fondamentale, così come l’essere in grado di creare empatia con la community e di coinvolgere gli utenti in maniera attiva.

Se alcuni post sono in collaborazione con un’azienda cambia la percezione della credibilità del post stesso?
Il mondo del vino è totalmente diverso da ogni immagine dei social network. Raccontare il vino non è come raccontare un brand di moda o di cucina o anche di bicchieri. Il vino ha una vita propria, c’è tanta passione dietro, più che altro c’è una fruizione del prodotto che ha qualcosa che è legato alle emozioni. Quello che noi abbiamo voluto fare dal primo giorno - siamo partiti dal 2015 e in 5 anni siamo arrivati a 94mila follower - è stato quello di creare contenuti validi e interessanti proprio come un brand. Partiamo dal presupposto che i social sono visti come una piattaforma di spensieratezza, dove non si dà la giusta credibilità a un lavoro che viene svolto su uno schermo perché è un momento in cui uno vuole sfuggire dal proprio quotidiano. Inoltre, creare una propria identità è difficilissimo, soprattutto quando lo devi fare sulla tua persona. Essere una figura che lavora nel mondo del vino sul digitale che abbia credibilità è molto difficile. Abbiamo costruito la nostra identità lavorando con molto impegno, dedizione e grande costanza. Ci sono tante gratifiche adesso, ma sono state tante le porte chiuse in faccia all’epoca. Quello che noi adesso possiamo dire è che possiamo scegliere di lavorare con un’azienda che ha già una digital strategy ben definita e che vuole ampliare il proprio segnale, grazie a una pagina che è seguita da una target audience specifica.

Riuscite a mantenere un’autonomia di giudizio?
Noi non abbiamo mai voluto giudicare un prodotto, sia per rispetto nei confronti dei produttori sia per una nostra visione interna. Il nostro obiettivo non è quello di valutare ma quello di amplificare il segnale delle aziende. Quello che facciamo sul nostro profilo è raccontare il vino, in duplice lingua, nel nostro stile. Non deve spaventare i consumatori moderni, ma stimolare il dialogo con loro. Se ci arriva un vino che non è nelle nostre corde cerchiamo di raccontarlo lo stesso senza farci influenzare dal nostro giudizio personale, in fondo il palato di ciascuno di noi è diverso. Chi fa questo mestiere come noi deve essere in grado di selezionare con chi collaborare per non avere un “down” di seguito e perdere di credibilità. Noi ad esempio prediligiamo le aziende piccole e abbiamo sempre cercato di favorire le piccole realtà, con una visione spostata verso il mondo del vino naturale.

I creatori di Cantina Social: Adriano Amoretti, John Murnane e Matteo Franco - Wine influencer Strategia di marketing vincente
I creatori di Cantina Social: Adriano Amoretti, John Murnane e Matteo Franco

Come si instaurano le collaborazioni a lungo termine con le aziende? Possono aggiungere valore al brand? La figura del wine influencer può diventare quella di un brand ambassador?
Secondo me deve nascere ed essere quello. Noi non facciamo collaborazioni spot, abbiamo sempre cercato di realizzare delle collaborazioni a lungo termine con i brand. Ad esempio, in questo periodo abbiamo realizzato la campagna “#iorestoincantina”, per aiutare e supportare le cantine con cui da sempre lavoriamo, una campagna di beneficenza con lo scopo di aiutare il più possibile i produttori a vendere ancora il loro vino. Il bello di una collaborazione a lungo termine è proprio quello di conoscere il produttore a fondo, andarci a cena insieme, e poter poi raccontare attraverso i social non solo il vino ma anche la passione del produttore, le novità della cantina, parlandone con il cuore e il sorriso negli occhi. Ed è quello che poi colpisce di più l’utente. Noi lavoriamo con una collaborazione minima di due mesi fino a passare all’anno, producendo circa un contenuto a settimana in cui descriviamo tutti gli aspetti di una cantina, dai vini all’abbinamento al racconto del territorio, con l’obiettivo di aumentare la brand awareness.

Nei trend futuri, l’offline quanto è fondamentale nel supporto di una campagna online? Quanto incide il fattore human?
L’85-90%. L’importante è essere genuini ed essere sé stessi sia dietro ad uno schermo sia nella realtà davanti alle persone. Le cantine infatti stanno tutte puntando all’incoming per esprimere al meglio il proprio valore, ma per ottenere quel risultato devono prima aver creato una campagna online valida e vincente.

Per informazioni: www.jacleroi.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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