La notizia, questa volta, non riguarda un nuovo panino o una campagna pubblicitaria, ma qualcosa che incide molto più a fondo nella vita quotidiana di chi lavora. Il contratto integrativo firmato con McDonald’s è stato infatti esteso anche alle lavoratrici e ai lavoratori delle società licenziatarie del marchio. In altre parole, le tutele e i diritti conquistati nei ristoranti a gestione diretta iniziano a valere anche per una parte significativa di chi opera sotto l’insegna della grande “M” gialla in Italia.

Il contratto integrativo McDonald’s si allarga: coinvolti anche i ristoranti in franchising
Per capire il peso di questo passaggio bisogna tornare indietro di qualche mese. A fine ottobre 2025, dopo anni di confronti e trattative, le organizzazioni sindacali di categoria - Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - hanno sottoscritto il primo contratto integrativo aziendale con McDonald’s. Un accordo che, fin da subito, è stato letto come un precedente importante, perché introduceva un secondo livello di contrattazione in un settore storicamente frammentato e caratterizzato da condizioni di lavoro molto diverse da punto vendita a punto vendita. Dal gennaio in corso quell’accordo è entrato in vigore, ma con un limite evidente: riguardava circa 4mila addetti impiegati nei ristoranti gestiti direttamente dalla multinazionale. Restavano fuori, almeno inizialmente, i numeri più grandi del sistema McDonald’s italiano, ovvero i circa 38mila lavoratori occupati nei locali affidati ai licenziatari del marchio. Un vuoto che rischiava di creare una doppia velocità sotto la stessa insegna, con diritti diversi a seconda della forma societaria del ristorante.
La novità di oggi sta proprio qui. Il contratto integrativo viene applicato anche ai dipendenti dei licenziatari che hanno aderito all’accordo. Parliamo, al momento, di circa 14mila lavoratrici e lavoratori appartenenti a 50 società licenziatarie, su un bacino complessivo che resta più ampio, ma che ora vede avviato un percorso di progressiva uniformazione delle condizioni di lavoro. Ma cosa cambia, nel concreto, per chi lavora nei ristoranti McDonald’s? Il contratto integrativo interviene su diversi aspetti dell’organizzazione del lavoro. I turni vengono programmati su base triennale settimanale, con una distribuzione più equilibrata su cinque o sei giorni e una preferenza per il turno unico. È previsto anche un impegno formale dell’azienda a valutare le richieste di cambio turno presentate dai dipendenti, un dettaglio che nella vita reale può fare la differenza. C’è poi un capitolo dedicato a studenti e caregiver. Per chi studia è previsto un mese di congedo straordinario non retribuito, entro il limite del 2% della forza lavoro di ciascun ristorante, oltre a un permesso aggiuntivo il giorno prima degli esami universitari. Per chi assiste familiari gravemente malati, comprese le unioni civili, viene riconosciuto un mese di permesso non retribuito.
La genitorialità occupa uno spazio centrale nell’accordo. Il congedo parentale facoltativo viene integrato dal 30 al 50% della retribuzione, ai padri spetta un giorno di permesso retribuito in più e diventano utilizzabili i permessi anche per l’inserimento dei figli all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia. A questo si aggiungono dieci giorni non retribuiti per le stesse esigenze e la possibilità di rientrare gradualmente dopo il parto, con un part-time fino a sei mesi dopo i congedi previsti dalla legge. Sul fronte della salute, vengono estesi di trenta giorni i tempi di conservazione del posto di lavoro in caso di malattie gravi o infortuni, migliorando quanto previsto dal contratto nazionale. Viene inoltre introdotto, per la prima volta, un welfare aziendale da 150 euro l’anno, uguale per part-time e full-time, riconosciuto a chi ha almeno sei mesi di anzianità e garantito fino al 2028.

Non mancano altre misure che incidono sulla quotidianità: un servizio di supporto psicologico gratuito per tutti i dipendenti, il rafforzamento delle politiche su salute e sicurezza e sul contrasto alla violenza di genere, l’aumento della clausola elastica fino a 150 euro, l’impegno ad aprire un confronto sindacale sui premi di risultato. Scompare anche la trattenuta pasto, mentre sul Tfr si ampliano le possibilità di anticipo, con la riduzione dell’anzianità richiesta da otto a cinque anni e nuove causali legate a esigenze abitative, ristrutturazioni o acquisto di un veicolo.