La riforma della professione di guida turistica era attesa da anni e presentata come uno strumento decisivo per contrastare l’abusivismo e creare standard formativi omogenei in grado di valorizzare il patrimonio culturale italiano. I primi numeri, però, raccontano una realtà molto diversa. Il nuovo elenco nazionale voluto dal ministero del Turismo guidato da Daniela Santanchè rischia di nascere con numeri estremamente ridotti, lontani dalle aspettative del settore.

Esame nazionale guide turistiche: meno del 2% promossi
I risultati della prova scritta e il nodo dei numeri
Alla prova scritta del primo esame nazionale, svoltasi il 18 novembre scorso e organizzata da Formez per conto del Ministero, hanno partecipato 12.191 candidati. A superarla sono stati in 230, meno del 2%. Un dato che, già di per sé, ridimensiona fortemente la portata della riforma. I pochi idonei dovranno ora affrontare l’esame orale, con il rischio di una ulteriore selezione che ridurrà ancora il numero degli abilitati. Analizzando i risultati per sede, la situazione appare ancora più evidente. In alcune città la percentuale di promossi è prossima allo zero: a Foggia hanno superato la prova quattro candidati, pari allo 0,5%, mentre a Cagliari gli idonei sono stati appena due. Numeri che pongono interrogativi concreti sull’impostazione della selezione.
Trasparenza e accesso ai dati
Un ulteriore elemento critico riguarda la diffusione dei risultati. I dati ufficiali sono stati resi noti da Formez solo dopo reiterate richieste di accesso agli atti da parte di alcuni candidati. In almeno un caso, la mancata risposta ha portato a una segnalazione all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione.

«Per ottenere questa risposta ho dovuto inviare numerose richieste a Formez, al Ministero del Turismo e all’Anac», racconta una candidata esclusa. «Solo dopo la segnalazione ho ricevuto una Pec con statistiche che definire sconfortanti è poco». Una testimonianza che riporta al centro il tema della trasparenza amministrativa, particolarmente delicato in una riforma che ambiva a fare chiarezza e ordine. Con la pubblicazione dei dati, i ricorsi legali già avviati da fine novembre stanno aumentando. Il rischio è che, al termine dell’intero iter, il nuovo elenco nazionale includa solo una manciata di professionisti, lasciando irrisolti i problemi che la riforma avrebbe dovuto affrontare.