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Il libro che ci costringe a guardare lo spreco alimentare oltre il nostro piatto

Numeri e storie si intrecciano per mostrare come ogni avanzo racconti qualcosa di più grande: il modo in cui trattiamo il tempo, le persone e la natura dentro un sistema che ha smarrito il senso del valore

 
28 gennaio 2026 | 17:26

Il libro che ci costringe a guardare lo spreco alimentare oltre il nostro piatto

Numeri e storie si intrecciano per mostrare come ogni avanzo racconti qualcosa di più grande: il modo in cui trattiamo il tempo, le persone e la natura dentro un sistema che ha smarrito il senso del valore

28 gennaio 2026 | 17:26
 

Il 3 febbraio arriva in libreriaContro lo spreco. Cibo, valore, futuro” di Andrea Segrè, con prefazione di Massimo Montanari e postfazione di Davide Rondoni. L’uscita coincide con la 13ª Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, in programma il prossimo 5 febbraio, ma la cornice simbolica serve soprattutto a ricordare quanto il tema sia ormai parte della nostra vita quotidiana. Perché parlare di spreco oggi significa parlare di risorse che non sono infinite - suolo, acqua, energia - e di una popolazione che cresce, consuma, scarta. Significa, in fondo, interrogarsi su come abitiamo il mondo.

libro spreco

La copertina del libro “Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro” di Andrea Segrè

Segrè parte da un dato concreto e lo trasforma in racconto: oltre 25 anni di ricerca e di azione civile diventano un percorso che intreccia numeri, esperienze, visioni. Dalla cucina di casa alle politiche urbane, fino alle grandi questioni climatiche, il libro segue il filo delle scelte quotidiane e mostra come ogni gesto - un acquisto, una rinuncia, un avanzo salvato - abbia un peso che va oltre la dimensione privata. «Ogni gesto è anche un atto politico e culturale» scrive l’autore, spostando il discorso dal semplice buttare o non buttare al senso stesso del valore. Il cibo, in questa prospettiva, smette di essere merce neutra e torna a raccontare relazioni: con chi lo produce, con chi lo consuma, con il tempo necessario per farlo arrivare sulla nostra tavola.

È qui che lo spreco diventa una lente per guardare più in profondità il nostro modello di sviluppo. Non come problema isolato, ma come sintomo. Segrè propone un’idea di economia che ruota intorno alla cura e all’equilibrio ecologico, dove il prezzo non è l’unico metro di misura e dove il rispetto per le persone e per la natura entra finalmente nel conto. Il tono del libro resta accessibile, mai accademico, perché l’ambizione è chiara: portare la scienza nella quotidianità, senza semplificazioni, ma con la volontà di costruire consapevolezza. Anche per questo le storie si alternano ai dati, e la riflessione si muove continuamente tra il domestico e il globale, tra la spesa al supermercato e le grandi sfide ambientali.

Del resto, Andrea Segrè è da tempo una delle voci più riconoscibili su questi temi. Agroeconomista, professore ordinario di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile all’Università di Bologna, è fondatore di Last Minute Market, ideatore della campagna “Spreco zero” e della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Oggi è direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International e presidente della Fondazione Casa Artusi. Negli ultimi anni ha firmato saggi come “Le parole del nostro tempo” (con il cardinale Matteo Zuppi), “D(i)ritto al cibo”, “Lo spreco alimentare in Italia e nel mondo” e “La spesa nel carrello degli altri”. Titoli che disegnano una traiettoria coerente: il cibo come chiave per leggere la società, le sue disuguaglianze e le sue possibilità di cambiamento.

“Contro lo spreco” si inserisce in questo percorso con uno sguardo ampio e curioso, che non si limita a indicare cosa non funziona ma prova a immaginare come potrebbe andare diversamente. Senza moralismi e senza ricette facili, il libro invita a rallentare e a rimettere il cibo al centro come fatto culturale, economico e umano. In un tempo in cui si parla molto di sostenibilità e poco di responsabilità quotidiana, Segrè ricorda che tutto comincia da lì: da ciò che scegliamo di comprare, cucinare, condividere o salvare. E forse anche da come decidiamo di raccontarlo.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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