Dal 1° marzo 2026 dovrebbe entrare in vigore la ritenuta d’acconto sulle commissioni riconosciute alle agenzie di viaggio, un cambiamento che modifica un equilibrio fiscale che il comparto ha gestito per anni senza particolari criticità operative. Fto Confcommercio e Astoi Confindustria Viaggi chiedono che l’entrata in vigore venga rinviata. Nel Decreto Milleproroghe è stata presentata una proposta per spostare la decorrenza al 1° gennaio 2028, con l’obiettivo di evitare un impatto immediato su migliaia di imprese del turismo organizzato.

Il turismo organizzato chiede una proroga dell'entrata in vigore della ritenuta d'acconto sulle commissioni
Un cambio che incide sulla struttura operativa delle imprese
Il punto, sottolineano le organizzazioni, non riguarda l’obbligo fiscale in sé, ma le modalità applicative e le ricadute operative. Il turismo organizzato è composto in larga parte da piccole e medie imprese che operano con margini contenuti e flussi di cassa spesso anticipati rispetto all’erogazione del servizio. L’introduzione della ritenuta comporterebbe nuovi adempimenti amministrativi, maggiore complessità gestionale e un impatto diretto sulla liquidità. In un contesto in cui si richiama la centralità del turismo nell’economia nazionale e si parla di semplificazione burocratica, il settore teme un effetto contrario rispetto agli obiettivi dichiarati.

Franco Gattinoni, presidente di Fto Confcommercio
Franco Gattinoni, presidente di Fto Confcommercio, osserva: «Il turismo organizzato funziona quando la filiera è lineare e il lavoro delle imprese può concentrarsi su consulenza, assistenza e tutela del viaggiatore. Se vogliamo davvero ridurre la burocrazia, non possiamo introdurre nuovi passaggi amministrativi che sottraggono tempo e risorse. Una proroga al 2028 rappresenterebbe una scelta di equilibrio, utile a evitare un impatto immediato e a costruire una soluzione più stabile».

Pier Ezhaya, presidente Astoi
Le perplessità non si limitano all’aspetto contabile. Astoi richiama l’attenzione su possibili conseguenze sistemiche. «Quando si introducono meccanismi farraginosi e inutilmente complessi», afferma Pier Ezhaya, presidente dell’associazione, «si rischia di generare effetti collaterali, comprese distorsioni di mercato. Alcuni operatori potrebbero cercare canali alternativi per aggirare la complessità, spostando flussi verso modalità meno trasparenti. Non sarebbe un beneficio per la filiera né per i consumatori». Il timore è che una norma pensata per rafforzare il controllo fiscale finisca per produrre rigidità operative in un settore che vive di rapidità decisionale e capacità di adattamento.
Un tema che riguarda tutto il comparto accoglienza
La questione non interessa soltanto agenzie e tour operator. Il turismo organizzato rappresenta una quota rilevante dei flussi verso strutture ricettive, ristorazione e servizi territoriali. Una contrazione della liquidità o un aumento dei costi amministrativi lungo la filiera distributiva potrebbe riflettersi, indirettamente, anche sull’Horeca, incidendo sulla programmazione e sulla stabilità dei rapporti commerciali.

C'è il timore di effetti indiretti sulla filiera
Per questo Fto e Astoi chiedono non solo la proroga, ma anche l’apertura di un tavolo tecnico che consenta di individuare una soluzione coerente con i processi reali del settore. L’obiettivo dichiarato è evitare interventi che, pur legittimi nelle finalità, possano risultare disallineati rispetto alla struttura operativa delle imprese. La discussione resta aperta e sarà il percorso parlamentare del Milleproroghe a chiarire se il legislatore accoglierà la richiesta di rinvio o confermerà le tempistiche previste.