Istituire un’Autorità nazionale indipendente per la cucina italiana: è questa la proposta che arriva dal Senato dopo il riconoscimento Unesco dello scorso 10 dicembre e che punta a strutturare in modo stabile la governance e il controllo di uno dei comparti più rilevanti del sistema Paese. L’idea nasce infatti dalla consapevolezza che la cucina italiana è un asset economico globale oltre che culturale: secondo il Deloitte Foodservice Market Monitor 2025, il suo valore complessivo nel mondo ha raggiunto nel 2024 i 250 miliardi di euro, con una crescita annua del +4,5%.

Standard e tutela, proposta un’Autorità per la cucina italiana nel mondo
A promuovere l’iniziativa, presentata durante un evento organizzato dall’Its Academy Bact insieme a FareAmbiente, è stato Aniello Di Vuolo, presidente Its Academy Bact e dell’Istituto controllo qualità Nhaccp. Il contesto in cui nasce la proposta è quello di un comparto già fortemente strutturato, che può contare su oltre 800 certificazioni Dop e Igp e su un export agroalimentare da record, arrivato lo scorso anno a quota 73 miliardi di euro. Numeri che raccontano una filiera complessa, dove produzione, ricerca, ristorazione e formazione convivono e che, proprio per questo, secondo i promotori avrebbe bisogno di un organismo di riferimento capace di coordinare standard, criteri e indirizzi.
Nel dettaglio, ha spiegato Di Vuolo, «l'Autorità nazionale indipendente per la cucina italiana dovrebbe definire standard coerenti con la storia, la tradizione e l'identità culturale italiana, valorizzare gli aspetti salutistici legati alla Dieta Mediterranea e alla qualità delle materie prime, integrare criteri di sostenibilità ambientale e tutela della biodiversità, garantire trasparenza e rigore scientifico nei processi di valutazione e rafforzare il posizionamento internazionale del modello gastronomico Italia».
Il progetto elaborato dal Comitato Scientifico dell’Its Academy Bact si muove anche sul terreno formativo, con l’obiettivo di preparare professionisti capaci di unire competenze tecniche, attenzione ambientale, sicurezza alimentare e conoscenza del patrimonio gastronomico nazionale. Un profilo che risponde a una domanda crescente del mercato e che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe diventare uno dei pilastri del sistema.