Nei primi giorni di marzo i prezzi del mais e del seme di soia hanno registrato rialzi significativi, spinti dal conflitto in Medio Oriente e dai rincari energetici. L’impatto si riflette su biocarburanti, fertilizzanti e logistica, modificando i costi delle colture e delle filiere agroalimentari europee, con effetti diretti sul mercato Horeca e sulle scelte produttive degli agricoltori.

Mais e soia, rincari globali
Rialzi sul mais: la spinta dei mercati energetici
Nei primi giorni di marzo i prezzi del mais hanno segnato aumenti rispetto a febbraio: in media +1,8%, con la prima scadenza su CME a +7,6% e su Euronext a +1,4% per il mais contrattato a Bologna. Secondo Areté, il principale fattore di rialzo è stato il conflitto scoppiato nei Paesi del Golfo, che ha determinato incrementi marcati sui mercati energetici, con il petrolio WTI salito del 26% e il TTF del 56% rispetto al mese precedente.
Le conseguenze sul mercato del mais derivano soprattutto dai rincari nel comparto degli oli vegetali, spesso utilizzati per la produzione di biocarburanti. «L’aumento del prezzo di olio e seme di soia influenza la competitività delle superfici coltivate, riducendo la disponibilità per il mais», osserva Areté. Inoltre, i prezzi più elevati del petrolio aumentano l’incentivo alla produzione di etanolo, mentre il rialzo dei fertilizzanti, prodotti con petrolio e gas naturale dai Paesi del Golfo, potrebbe disincentivare le semine delle colture più esigenti. Anche la logistica subirà un incremento dei costi a causa dell’energia più cara e della necessità di evitare le zone di conflitto. A questi fattori si aggiunge il calo del tasso di cambio Euro-Dollaro (-1,6%), che ha reso più onerosi gli acquisti dall’estero, accentuando i rialzi sul mercato europeo.
Seme di soia: tensioni globali e rialzi continui
Sul fronte del seme di soia, la tendenza rialzista era già in atto negli Stati Uniti, alimentata dalle aspettative sui futuri obiettivi di produzione di biodiesel per il 2026 e 2027. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente ha ulteriormente accentuato le tensioni. «L’aumento del prezzo del petrolio rende più competitivi i biocarburanti, trasmettendo pressioni sui costi di olio e seme di soia», spiega Areté.
Tra gennaio e febbraio i rialzi medi mensili hanno toccato il +7% per il seme su CME, +5% per il seme FOB Argentina e +4% per quello nazionale quotato su AGER. In Brasile, i rincari sono stati più contenuti (+1%), legati alla commercializzazione del nuovo raccolto. Nei primi dieci giorni di marzo, a seguito della crisi in Medio Oriente, i prezzi hanno guadagnato ulteriori punti: +4% negli Stati Uniti, +2% in Argentina, +1% in Brasile e +4% sul mercato italiano. Anche il rafforzamento del dollaro ha avuto un ruolo importante nell’accentuare gli aumenti sul mercato europeo.