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lunedì 02 marzo 2026  | aggiornato alle 17:09 | 117741 articoli pubblicati

Zucchero italiano in crisi: un solo stabilimento attivo, chiesto un tavolo di filiera

Il comparto bieticolo-saccarifero affronta una crisi storica: dalle 250mila ettari coltivati nel 2006 agli attuali 19mila, con importazioni che coprono l’80% del fabbisogno. Cia-Agricoltori Italiani chiede un tavolo nazionale

 
02 marzo 2026 | 12:57

Zucchero italiano in crisi: un solo stabilimento attivo, chiesto un tavolo di filiera

Il comparto bieticolo-saccarifero affronta una crisi storica: dalle 250mila ettari coltivati nel 2006 agli attuali 19mila, con importazioni che coprono l’80% del fabbisogno. Cia-Agricoltori Italiani chiede un tavolo nazionale

02 marzo 2026 | 12:57
 

La filiera bieticolo-saccarifera italiana si trova di fronte a una fase critica. La Cia-Agricoltori Italiani sollecita «l’apertura immediata di un tavolo nazionale con tutti gli attori del comparto per definire un piano straordinario di rilancio della produzione di zucchero 100% italiano». La richiesta sottolinea l’urgenza di un confronto con le istituzioni per individuare soluzioni condivise. Negli ultimi vent’anni, il settore ha subito un progressivo ridimensionamento. Prima della riforma dell’OCM Zucchero del 2006, l’Italia contava oltre 250.000 ettari coltivati a barbabietola, 19 zuccherifici attivi e una produzione superiore a 1,5 milioni di tonnellate, che garantiva l’autosufficienza nazionale. Oggi le superfici si sono ridotte a meno di 19.000 ettari e l’import copre circa l’80% del fabbisogno interno.

Zucchero italiano in crisi: un solo stabilimento attivo, Cia chiede tavolo di filiera

Zucchero 100% italiano, Cia chiede un tavolo nazionale urgente

La decisione di Coprob Italia di sospendere per il 2026 lo stabilimento di Pontelongo, nel Padovano, lascia attivo solo lo zuccherificio di Minerbio, in Emilia-Romagna. Per Cia si tratta di un duro colpo per uno degli ultimi importanti areali di produzione, il Veneto con circa 4.000 ettari, che mette a rischio centinaia di posti di lavoro e simbolizza la crisi del settore. «Negli anni hanno pesato dinamiche globali aggressive sui prezzi, aumento dei costi energetici, regole europee stringenti sui fitosanitari e concorrenza extra-Ue senza reali condizioni di reciprocità», spiega l’organizzazione agricola, evidenziando come non sia più tempo di interventi tampone.

Il presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, ribadisce l’urgenza di un’azione strutturale: «Non possiamo permettere che l’Italia esca definitivamente dalla produzione di zucchero. Chiediamo al governo di convocare con urgenza un tavolo di filiera per salvaguardare un comparto che significa lavoro, sostenibilità e tradizione agricola». La crisi mette in luce non solo una difficoltà produttiva, ma anche un tema strategico per l’autonomia alimentare e la continuità di un settore storico dell’agroalimentare italiano.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
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