Surplus globale per le arachidi, con scorte in crescita e domanda in affanno; tenuta delle quotazioni per le mandorle statunitensi, sostenute dall’export nonostante un mercato interno debole. È questo, in sintesi, il quadro che emerge oggi nel comparto della frutta secca, dove le due filiere stanno seguendo traiettorie diverse. A fotografare la situazione è Areté, che negli ultimi aggiornamenti mette in evidenza come produzione, consumi e scambi internazionali stiano incidendo in modo opposto sui due mercati.

Frutta secca, due scenari: surplus per le arachidi, mandorle Usa restano solide
Arachidi: scorte ai massimi e domanda che rallenta
Partiamo dalle arachidi, dove il dato più evidente è il surplus. Gli Stati Uniti stanno trainando questa fase con una produzione ai massimi, mentre la domanda - sia interna sia internazionale - fatica a stare al passo. L’ultimo aggiornamento Usda va in questa direzione: gli utilizzi per la campagna 2025/26 sono stati rivisti al ribasso, segnale chiaro di un mercato che assorbe meno di quanto produce. Il risultato è un accumulo progressivo di scorte, attese sui livelli più alti degli ultimi anni. Una dinamica che pesa sulle prospettive di prezzo e che, almeno per ora, riduce lo spazio per tensioni rialziste durature.
Se si guarda al Sud America, però, il quadro si complica. In Argentina la situazione resta delicata: le piogge recenti hanno migliorato le condizioni dei campi, ma non bastano a compensare il calo delle superfici coltivate e gli effetti della siccità dei mesi scorsi. La produzione, infatti, è prevista in netto ridimensionamento. Diverso il discorso in Brasile, dove le letture divergono. L’Usda parla di stabilità, mentre gli operatori locali raccontano un possibile calo più marcato. È una differenza che conta, perché contribuisce a creare quell’incertezza che nelle ultime settimane ha sostenuto un leggero recupero dei prezzi dopo i minimi pluriennali toccati nel 2025. Resta però una sensazione di fondo: finché le scorte globali resteranno così abbondanti, ogni rimbalzo rischia di essere contenuto. Il mercato, in altre parole, ha ancora molta merce da smaltire.
Mandorle: export in crescita, mercato interno debole
Il discorso cambia con le mandorle, soprattutto guardando agli Stati Uniti. Qui il mercato si regge su un equilibrio più sottile, dove l’export compensa una domanda domestica in evidente difficoltà. I numeri di febbraio sono indicativi: le spedizioni sono cresciute del 17% su base mensile e del 12% su base annua, trainate proprio dalle vendite all’estero (+27% m/m, +24% a/a). In parallelo, però, il mercato interno continua a perdere terreno, con un -20% su base annua nel mese e un -18% cumulato dall’inizio della campagna, ai livelli più bassi dalla 2012/13. Le esportazioni complessive tengono, arrivando a circa 535mila tonnellate (+0,4% a/a), grazie soprattutto a tre aree: Europa, che pesa per il 33% del totale, India (18%) e Sud-Est asiatico, dove la crescita sfiora il +49% su base annua. È da qui che passa oggi la tenuta del comparto. Nel frattempo le scorte statunitensi salgono a circa 453mila tonnellate (+3,5% a/a), riflesso diretto di una domanda interna debole. La produzione 2025/26 si attesta intorno a 1,22 milioni di tonnellate, in linea con la stagione precedente ma inferiore alle attese iniziali Usda, che erano più ottimistiche.
Lo sguardo è già rivolto alla prossima campagna: la fioritura 2026/27 viene descritta nel complesso positiva, elemento che potrebbe incidere sulle aspettative di mercato nei prossimi mesi. Fuori dagli Stati Uniti, l’Australia si conferma un attore sempre più rilevante. La produzione 2026 è stimata intorno a 167.000 tonnellate, in crescita del 7% su base annua, anche se le piogge potrebbero incidere su qualità e rese. Le esportazioni restano sostenute, oltre 127.000 tonnellate nel periodo marzo-gennaio (-9% a/a), con la Cina che continua ad assorbire più del 60% dei volumi. Sul fronte dei prezzi, le mandorle americane mantengono quotazioni elevate. La Carmel 23/25 Exw Uk segna un +4% da inizio campagna, arrivando intorno alle 5.500 sterline a tonnellata. Una tenuta che però, guardando avanti, appare meno solida di quanto sembri. Tra il nuovo raccolto australiano, la debolezza della domanda interna Usa e il possibile rallentamento delle esportazioni verso il Medio Oriente, qualche pressione ribassista si intravede già. E sarà soprattutto il terzo trimestre del 2026, con l’arrivo del nuovo raccolto statunitense, a dare una direzione più chiara al mercato.