L’accordo Ue-Mercosur entrerà in vigore il 1° maggio in via provvisoria. Dopo oltre 25 anni di negoziati, rinvii e tensioni politiche, Bruxelles ha deciso di fare il passo che mancava: attivare l’intesa commerciale con i Paesi sudamericani, almeno nella sua fase iniziale, in attesa dei via libera definitivi dei parlamenti nazionali.

Ue-Mercosur: accordo operativo in via provvisoria dal 1° maggio
La Commissione europea ha formalizzato l’avvio con una comunicazione inviata al Paraguay, che ha il ruolo di custode dei trattati del Mercosur, chiudendo così l’iter necessario per partire. Il via libera riguarda i Paesi che hanno già completato le procedure interne ossia Argentina, Brasile e Uruguay, con lo stesso Paraguay che dovrebbe aggiungersi a stretto giro. Nel concreto, si tratta di uno dei più grandi accordi di libero scambio mai negoziati dall’Ue, destinato a incidere in modo diretto anche sulle filiere agroalimentari. L’obiettivo è abbattere quasi completamente i dazi su importazioni ed esportazioni, aprendo nuovi spazi commerciali su entrambe le sponde dell’Atlantico. Per il settore gastronomico significa, da un lato, accesso facilitato a materie prime e prodotti sudamericani; dall’altro, nuove opportunità per le eccellenze europee, vino e trasformati in primis, in mercati con oltre 260 milioni di consumatori. Resta però un equilibrio delicato, perché insieme alle opportunità arrivano anche le preoccupazioni legate alla concorrenza, agli standard produttivi e alla tutela delle denominazioni.
«L’invio della nota verbale rappresenta un passo importante per dimostrare la nostra credibilità come partner commerciale di primo piano. La priorità è trasformare questo accordo in risultati concreti, offrendo agli esportatori dell’Unione europea la piattaforma necessaria per cogliere nuove opportunità di commercio, crescita e occupazione - ha commentato il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic. L’applicazione provvisoria ci permetterà di iniziare a mantenere questa promessa». Il quadro, però, ricordiamo, non è ancora del tutto definito. Sul futuro dell’accordo pesa infatti il passaggio davanti alla Corte di giustizia dell’Ue, chiamata a chiarire alcuni nodi giuridici sollevati dal Parlamento europeo. I dubbi riguardano la compatibilità dell’intesa con i trattati dell’Ue e, più in generale, la ripartizione delle competenze tra istituzioni europee e Stati membri. Una questione tecnica solo in apparenza, perché da quel pronunciamento dipenderà la solidità dell’impianto complessivo e, sostanzialmente, la sua tenuta nel tempo.