Tra pomodoro da industria, latte, uova e oli vegetali il quadro dell’agroalimentare europeo si muove lungo direttrici diverse. I prezzi del pomodoro registrano una lieve flessione, mentre il comparto lattiero-caseario e quello delle uova mostrano dinamiche di rialzo, sostenute da squilibri tra domanda e offerta. Sul fronte degli oli vegetali, in particolare l’olio di palma, il legame con il mercato energetico e con le politiche sui biocarburanti continua a influenzare le quotazioni, delineando un contesto complesso in cui costi, clima e regolazione incidono in modo trasversale.

Uova, importazioni record in UE
Uova: prezzi elevati e offerta sotto pressione
Il mercato europeo delle uova si mantiene su livelli di prezzo elevati, con un aumento del 2% tra gennaio e marzo 2026 e un +7% rispetto allo stesso periodo del 2025. In Italia il trend è analogo, con un incremento del 2% e valori che restano su livelli record, superiori di circa il 10% su base annua. Alla base di questa dinamica c’è soprattutto la riduzione dell’offerta legata all’influenza aviaria. Nel 2025 i focolai negli allevamenti UE hanno raggiunto quota 699, ben oltre i livelli degli anni precedenti, con un’ulteriore crescita nel primo trimestre 2026 (212 casi, +14% sul 2025). La diffusione del virus ha colpito anche gli allevamenti di galline ovaiole, limitando la capacità produttiva.
La contrazione dell’offerta interna ha spinto le importazioni a livelli record. Nel 2025 le importazioni UE sono aumentate del 61%, con una forte dipendenza da Ucraina e Turchia, e il trend è proseguito nei primi mesi del 2026. Anche in Italia i flussi in entrata risultano in crescita, contribuendo a compensare la riduzione della produzione interna. Nel complesso, il mercato resta sostenuto da una domanda stabile a fronte di una disponibilità limitata, una combinazione che continua a mantenere i prezzi su livelli elevati.
Pomodoro da industria: prezzi in calo e produzione stabile
Il confronto tra agricoltori e industria di trasformazione si è chiuso con la definizione del prezzo per la campagna 2026/27 nel Nord Italia a 137 €/t, in calo del 4% rispetto all’anno precedente. Una riduzione che si inserisce in un contesto di produzione complessivamente stabile a livello europeo. In Italia si prevede un raccolto di 5,8 milioni di tonnellate, in lieve flessione rispetto al 2025, con il Nord a 3 milioni di tonnellate e il Centro-Sud a 2,8 milioni, sostenuto da migliori condizioni idriche. Il miglioramento delle riserve, come nel caso del bacino di Occhito, contribuisce a dare maggiore solidità al comparto, anche se restano aperte le criticità legate all’aumento dei costi di produzione.
Olio di palma ed oli vegetali: pesa la crisi globale
Il comparto dell’olio di palma continua a risentire del contesto energetico globale. Il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile ha favorito una crescente attenzione verso i biocarburanti, modificando gli equilibri della domanda. L’olio di palma ha registrato aumenti significativi nelle fasi iniziali della crisi, con rialzi a doppia cifra sui principali mercati internazionali. La domanda si sposta progressivamente verso l’ambito energetico, in particolare in Indonesia, dove si prepara l’introduzione del mandato di miscelazione B50. Questa dinamica sostiene le quotazioni, mentre sul versante alimentare si osserva un rallentamento dei consumi. A incidere è anche l’aumento dei costi logistici, legato a carburanti e assicurazioni.
Le politiche energetiche statunitensi influenzano direttamente il mercato degli oli vegetali. I nuovi Renewable Fuel Standards per il 2026 e 2027 prevedono obblighi di miscelazione più elevati rispetto alle attese, con un orientamento favorevole ai carburanti avanzati. In particolare, cresce il peso dei feedstock lipidici come l’olio di soia, mentre il mandato per l’etanolo rimane invariato. La riallocazione delle esenzioni per le piccole raffinerie e il rinvio di alcune restrizioni sulle importazioni contribuiscono a sostenere la domanda nel breve periodo. Nel complesso, il quadro normativo rafforza le prospettive di consumo, pur in un contesto di elevata volatilità legata ai prezzi energetici.
Latte: prezzi in recupero ma ancora sotto i livelli storici
Il mercato lattiero-caseario europeo mostra segnali di recupero mensile, ma resta su livelli inferiori rispetto al passato. A marzo, il burro registra un aumento del 7%, la polvere di latte intero (WMP) del 9% e quella scremata (SMP) del 13%. Tuttavia, rispetto al 2025, i prezzi risultano ancora significativamente più bassi, soprattutto per i grassi. Il prezzo del latte alla stalla continua a mostrare debolezza, con un calo su base mensile e un arretramento marcato su base annua. In Italia, l’accordo di riferimento per il secondo trimestre del 2026 fissa il prezzo a 470 €/1.000 litri, con una quota legata al mercato spot per le eccedenze, segno di un equilibrio ancora fragile tra domanda e offerta.