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sabato 14 marzo 2026  | aggiornato alle 07:04 | 117982 articoli pubblicati

Export vino 2025, Italia in calo a 7,78 miliardi tra dazi Usa e dollaro debole

Il vino italiano chiude l’export 2025 a 7,78 miliardi di euro (-3,7% rispetto al 2024), con un saldo attivo di 7,2 miliardi. La flessione dovuta a dazi Usa e svalutazione del dollaro, con i mercati extra-Ue in sofferenza

 
11 marzo 2026 | 16:28

Export vino 2025, Italia in calo a 7,78 miliardi tra dazi Usa e dollaro debole

Il vino italiano chiude l’export 2025 a 7,78 miliardi di euro (-3,7% rispetto al 2024), con un saldo attivo di 7,2 miliardi. La flessione dovuta a dazi Usa e svalutazione del dollaro, con i mercati extra-Ue in sofferenza

11 marzo 2026 | 16:28
 

Il vino italiano chiude l’export 2025 a 7,78 miliardi di euro, con un calo del 3,7% rispetto al 2024 e volumi in diminuzione dell’1,9%, pari a 21 milioni di ettolitri. A rilevarlo è l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), basandosi sui dati Istat. Il saldo attivo con l’estero rimane positivo a 7,2 miliardi, ma registra una contrazione del 4,3% rispetto all’anno precedente, segnando un gap di circa 300 milioni di euro.

Export vino 2025 Italia in calo a 778 miliardi tra dazi Usa e dollaro debole

Export del vino italiano 2025: calo a 7,78 miliardi

Dazi e dollaro, l’impatto sui mercati extra-Ue

La flessione è stata influenzata in maniera significativa dai dazi statunitensi e dalla svalutazione del dollaro, fattori che hanno pesato soprattutto nel secondo semestre. Gli Usa chiudono a 1,76 miliardi di euro, in calo del 9,2%, con una perdita di 178 milioni di euro, pari al 60% del deficit complessivo. Anche il mercato extra-Ue subisce una riduzione del 6,4%, attestandosi a 4,6 miliardi di euro, mentre i Paesi Ue registrano una lieve crescita dello 0,5%, a quasi 3,2 miliardi. Tra i principali mercati extra-Ue, il Brasile è l’unico a mostrare una crescita positiva (+3,8%), mentre gli altri segnano valori negativi: Regno Unito -3,9%, Canada -5,9%, Svizzera -4,2%, Russia -16%. Nell’Ue, la Germania mantiene i livelli dello scorso anno (+0,6%), mentre crescono Francia (+3,6%) e Paesi Bassi (+5,6%).

Regioni e tipologie, la fotografia nazionale

Tra le regioni italiane, il calo più evidente riguarda le tre principali produttrici: Veneto -1,2% (2,9 miliardi di euro), Toscana -2% e Piemonte -2,2%. Per tipologia di vino, gli spumanti registrano una perdita più contenuta (-2,5%, 2,3 miliardi), rispetto ai vini fermi e frizzanti, che cedono il 4,3% a 5 miliardi di euro.

Verso nuovi mercati e strategie interne

Il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, indica nell’Europa una base di partenza per la ripresa: «L’Europa ha calmierato la perdita e proprio da qui dobbiamo ripartire. Il mercato interno offre margini di crescita importanti, se riuscissimo a superare la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno del 45% sui beni manifatturieri». Frescobaldi sottolinea la necessità di allargare l’orizzonte dei mercati extra-Ue attraverso azioni commerciali mirate, approccio manageriale e collaborazione con le istituzioni.

Montasio Cattel

Il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti, evidenzia le difficoltà senza precedenti incontrate negli Usa nel secondo semestre: «Il calo sfiora il 23%, con punte del -28% per i rossi fermi in bottiglia, e una contrazione del prezzo medio del 10,8%. Una situazione anomala che riguarda anche i nostri competitor». La Francia, pur rimanendo primo fornitore mondiale con 1,9 miliardi di euro, ha chiuso l’anno con un calo doppio rispetto all’Italia (-18,8%). Castelletti osserva come, paradossalmente, il calo meno marcato del vino italiano abbia consentito di mantenere o aumentare quote di mercato rispetto all’anno precedente, definendolo però «una vittoria di Pirro, che avremmo preferito ottenere attraverso la crescita reale».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
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