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di Sergio Cotti
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Cig, i conti del Governo non tornano
Non arriva nel 40% dei ristoranti

Cig, i conti del Governo non tornano 
Non arriva nel 40% dei ristoranti
Cig, i conti del Governo non tornano Non arriva nel 40% dei ristoranti
Pubblicato il 18 giugno 2020 | 11:32

Inps e ministro del Lavoro parlano di bonifici versati al 96% dei lavoratori, ma sono smentiti dalla realtà denunciata dalle impresei. Calenda chiede le dimissioni di Tridico .

Da una parte i numeri del Governo, secondo cui i pagamenti sono arrivati al 96% dei lavoratori, dall'altra quelli delle aziende della ristorazione, che lamentano in 4 casi su 10 mancati versamenti per la totalità dei loro dipendenti. La cassa integrazione (e, più in generale, il tasto dei finanziamenti dello Stato alle imprese in crisi), è un argomento che di questi tempi divide il Paese; tra chi l’ha chiesta e chi no, ma soprattutto tra chi l’ha ricevuta e chi sta ancora aspettando. In mezzo il Governo, che sembra muoversi a fatica nel paludoso percorso che dovrebbe portare a un aiuto per tutte le aziende e tutti i dipendenti in difficoltà. E ultimo, ma non ultimo, il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, che aveva garantito che entro il 12 giugno "tutti" avrebbero ricevuto la cassa Integrazione, di cui ora anche l'ex ministro Carlo Calenda ha chiesto ufficialmente le dimissioni.

Tanti dipendenti dei ristoranti non hanno ricevuto la cassa integrazione -Cig, i conti del Governo non tornano Defezioni nel 40% dei ristoranti
Tanti dipendenti dei ristoranti non hanno ricevuto la cassa integrazione

La situazione è davvero complicata. Aggiunte le 4 settimane alle 14 ormai concluse per tante imprese, il ricorso alla cassa integrazione sarà garantito ancora un mese, in attesa della nuova finestra che si aprirà a settembre. Fin qui, però, i conti non tornano: l’Inps e il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo hanno assicurato che il 96% dei richiedenti ha già ricevuto i bonifici sul conto corrente e che ad oggi restano da pagare solo (si fa per dire) 123.542 persone. Solo tra le aziende del comparto della ristorazione si contano però mancanze molto più ampie di quelle dichiarate dall’Esecutivo: nel 40% delle imprese, infatti, non tutti i dipendenti hanno ricevuto i pagamenti cui avevano diritto. Senza contare che fino a pochi giorni fa, solo poco più della metà delle imprese aveva ricevuto i finanziamenti richiesti. E seppure la percezione dei ristoratori, rispetto al futuro, stia pian piano migliorando, resta il dato ancora preoccupante che rivela come 2 aziende su tre non siano ancora tornate a lavorare a pieno organico.

Intanto, nelle scorse ore è spuntato un documento interno dell’Inps, secondo cui tra cassa ordinaria, in deroga e fondo d’integrazione salariale, le persone che restano da pagare sarebbero un milione e 200 mila, vale a dire quasi 10 volte tanto rispetto alle dichiarazioni del Governo (ma tra questi potrebbero esserci anche lavoratori che si sono poi visti rifiutare il diritto di accedervi).

Aspettando che il Governo metta mano, come annunciato, alla riforma degli ammortizzatori sociali - superando anche il problema del blocco dei licenziamenti - è arrivata la decisione di coinvolgere di nuovo le regioni nella cassa in deroga. Un iter, questo, che si è rivelato lento e farraginoso nelle prime settimane di cassa integrazione e che potrebbe generare ulteriori ritardi anche in futuro. Un percorso in salita per le tante aziende della ristorazione, che in estate non prevedono di riportare i fatturati ai livelli pre-covid (al momento sono ancora dimezzati rispetto alle stagioni passate). Ad aggiungere difficoltà su difficoltà, c’è poi una postilla inserita nell’ultimo decreto che obbliga le aziende in ritardo nella presentazione della domanda, ad anticipare il denaro della cassa integrazione.

Carlo Calenda - Cig, i conti del Governo non tornano Non arriva nel 40% dei ristoranti
Carlo Calenda

Una situazione che mette sul banco degli imputati l'Inps, tanto che l'ex ministro Carlo Calenda chiede le dimissioni del presidente. «Gli italiani - dice - meritano uno Stato che funziona e una politica che mantiene ciò che promette, invece di mentire per nascondere le propria incapacità. Il 26 marzo Giuseppe Conte aveva promesso che tutti i lavoratori che stavano aspettando il pagamento della Cassa Integrazione in Deroga sarebbero stati pagati entro il 15 aprile. L'8 giugno il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ha assicurato lo stesso risultato 'entro il 12 giugno'. Ma il giorno prima di quest'altra scadenza bucata, l'11 giugno, la ministra Catalfo ha spostato nuovamente la scadenza 'entro pochi giorni.Oggi sono ancora oltre 200 mila i lavoratori - spiegano - che devono ancora ricevere gli assegni. Sono queste le cose che, in piena emergenza, fanno sì che un Paese ne esca vivo o malconcio. È questo il dovere dello Stato, ed è stato disatteso. Si sentono spesso gli esponenti della maggioranza bofonchiare che siamo in una situazione inedita per giustificare questi ritardi, è inaccettabile. Per coronare il tutto, Tridico (e mezzo Governo, citandolo) ha mentito sull’efficacia del Reddito di Cittadinanza, affermando che nel 2019 il tasso di povertà assoluta è calato del 60%, quando secondo dati Istat le famiglie in povertà assoluta sono diminuite, purtroppo, solo dello 0,6%. Le cose sono due - conclude Calenda - o l'Istat è passata all'opposizione o il presidente dell'Inps ha sommato a gravissimi ritardi anche le bugie sul Reddito di Cittadinanza. In un Paese normale si va a casa per molto meno. E l'Italia è un Paese normale, chiediamo quindi formalmente le immediate dimissioni del Presidente Tridico».

Fin qui gli scenari con i quali si stanno confrontando le aziende; ma non ci sono buone notizie neppure i lavoratori autonomi: il Ministero dell’Economia ha infatti espresso parere negativo su tutti gli emendamenti presentati al Decreto Rilancio che chiedevano includere i professionisti al Fondo perduto, altro serbatoio di aiuti messo in campo per aiutare il rilancio delle imprese. Troppo ampia, secondo il Governo, la platea dei potenziali aventi diritto, al punto da prosciugare le casse dello Stato. Dopo il bonus da 600 euro concesso per un solo mese e il mancato dialogo col mondo delle professioni associative, ora a complicare il rapporto tra la categoria e il Governo c’è dunque l’esclusione definitiva dai contributi a fondo perduto, sui quali invece contavano i circa 5 milioni di autonomi del nostro Paese.

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Alberto Lupini


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