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Aperture domenicali verso lo stop?
Di Maio: «Tuteliamo i lavoratori»

Aperture domenicali verso lo stop? 
Di Maio: «Tuteliamo i lavoratori»
Aperture domenicali verso lo stop? Di Maio: «Tuteliamo i lavoratori»
Pubblicato il 04 novembre 2019 | 12:01

A un anno di distanza dal dibattito che si era aperto soprattutto con la Lega, il M5s rilancia la battaglia contro i negozi aperti 7 giorni su 7. Critica Confcommercio che chiede interventi seri.

Luigi Di Maio riapre il dibattito sulle aperture dei negozi anche la domenica. A un anno di distanza dalle liti - anche accese - con la Lega sulla questione, il capo politico pentastellato scrive su Facebook: “Dopo il decreto Dignità e il decreto Riders, dobbiamo andare avanti come governo nella tutela delle persone che lavorano, come nel caso delle partite Iva e dei lavoratori dipendenti degli esercizi commerciali che, a causa delle liberalizzazioni, sono sprofondati nella giungla degli orari di apertura e chiusura, cercando invano di battere i centri commerciali, rimanendo aperti 12 ore al giorno e 7 giorni su 7”.

Luigi Di Maio riaccende il diabttito sulle aperture domenicali (Aperture domenicali, se ne riparla Di Maio: «Tuteliamo i lavoratori»)
Luigi Di Maio riaccende il dibattito sulle aperture domenicali

La volontà sarebbe quella di tutelare i piccoli negozi, che - spesso privi di personale oltre al titolare - non riescono a reggere la concorrenza dei grandi centri. Confcommercio, interpellata dall'Agi, ritiene però che si tratti di un falso problema e siano ben diversi gli interventi necessari a risollevare un comparto “massacrato da nuove imposizioni fiscali”. Enrico Postacchini, membro della giunta di Confcommercio con delega alle politiche commerciali, spiega che la questione non riguarda i lavoratori dipendenti, che hanno un contratto che li tutela nel lavoro festivo, con maggiorazioni straordinarie e recuperi, bensì i titolari dei negozi più piccoli, che non hanno personale e non riescono a stare aperti 7 giorni su 7. «Non può passare il messaggio - aggiunge - che per sopravvivere io dobbiamo stare tutti chiusi, non sarebbe onesto, servono le stesse regole per tutti e interventi seri per un settore che dopo le liberalizzazioni è stato massacrato con nuove imposizioni fiscali».

Dibattito era stato e dibattito è ancora perché le opposizioni hanno subito espresso il proprio dissenso. Il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, parla di «un altro attacco populista ad alzo zero contro la libertà economica: il suo diktat contro la liberalizzazione degli orari e contro la grande distribuzione è il portato dell'ideologia della decrescita del M5S». «Ancora una volta una logica oscurantista, contro i commercianti, contro gli artigiani, contro i liberi professionisti, contro le piccole imprese. Di Maio vuole abbassare la saracinesca all'Italia che produce», afferma Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

Sarcastico il tweet di Matteo Salvini, che lancia l'hashtag “incapaci al governo”: “Di Maio non vuole i negozi sempre aperti? Tranquillo Gigi, con tutte le tasse che tu, Conte e Renzi state mettendo, almeno questa promessa la manterrai”.
"Con la fattura elettronica e tutta una serie di altri passaggi le piccole aziende hanno dovuto sborsare di più, e in un momento in cui il mercato regredisce", spiega Postacchini, "non è che per farmi recuperare allora mi fai stare chiusi i grandi centri commerciali per farmi stare contento, non è questa la soluzione e il tema non è manco molto interessante".
Le soluzioni vere che chiede Confcommercio stanno invece nelle "politiche attive", ad esempio "una vera web tax, maggiori fondi per gli investimenti nella digitalizzazione e una vera riqualificazione urbana con interventi nella mobilita' che mettano al centro le politiche commerciali". Postacchini lancia quindi un appello al governo perché, sulla base dei documenti presentati dalle associazioni di categoria, riprenda il filo del confronto facendo partire le audizioni ad hoc delle quali era stata annunciata la convocazione.

Le proposte per il futuro dei negozi in totale sono cinque: oltre a quelle di Lega (prima firmataria Barbara Saltamartini) e M5S (Davide Crippa), ce n’è una del Pd (Gianluca Benemati), una del Consiglio regionale delle Marche e una di iniziativa popolare. L’obiettivo è tornare indietro di 7 anni, a prima della riforma Monti del 2011 (decreto Salva Italia) che liberalizzò gli orari degli esercizi commerciali (negozi di vicinato, medie e grandi strutture di vendita) e dei pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande (bar e ristoranti).

La proposta della Lega limita le aperture alle sole domeniche del mese di dicembre, più altre quattro nell’anno: decideranno le Regioni, d’intesa con gli enti locali. Quella del Movimento arriva fino a 12 aperture all’anno, fatti salvi i comuni turistici. Per Confcommercio «una regolamentazione minima e sobria è una via percorribile e imprescindibile». Plauso da parte di chi ha sempre osteggiato la liberalizzazione, come Filcams-Cgil e Confesercenti, perché «ha causato la chiusura di migliaia di negozi che non potevano sostenere aperture 24 ore su 24 e 7 giorni su 7». Preoccupata, invece, la grande distribuzione organizzata: a rischio ci sarebbero 40-50mila lavoratori, avverte l’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese. «Una grazia di Dio», al contrario, per monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso, per anni presidente della Commissione Cei per il Lavoro e da sempre contrario alle aperture domenicali: «Fu Costantino a introdurre, nel lontano 321, il riposo festivo». Ancor prima che i 62 marinai di Bari si imbarcassero per la Turchia.

Al progetto annunciato da Di Maio ha replicato Matteo Renzi, via Facebook: «Obbligare tutti alla chiusura domenicale, come vuole Di Maio, è assurdo: significa semplicemente far licenziare tanti ragazzi». Ha scritto il senatore del Pd: «Fateci caso: come per il decreto dignità, Di Maio tira fuori queste idee quando è in crisi di visibilità. Gli serve tenere l’attenzione su di lui, altrimenti fagocitato da Salvini. Ma per inseguire i post di Salvini, Di Maio distrugge posti di lavoro. Sostenere che le famiglie si separino perché si lavora anche di domenica significa vivere su Marte. Di Maio si conferma il ministro della disoccupazione: se questo provvedimento sarà approvato, tanti ragazzi perderanno il posto di lavoro. Tanto fanno il reddito di cittadinanza, no?».

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