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di Federico Biffignandi
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Carta di credito o contanti?
L’Horeca si divide

Carta di credito o contanti? 
L’Horeca si divide
Carta di credito o contanti? L’Horeca si divide
Primo Piano del 30 settembre 2019 | 12:23

Il presidente di Fipe, Lino Stoppani, ha posto con decisione il tema del pagamento in carta o contanti nel settore dei pubblici esercizi in vista della Manovra di bilancio in fase di studio. Gli addetti ai lavori hanno opinioni contrastanti, tra chi si allinea senza dubbi e chi invece si oppone con decisione.

Stoppani ipotizza un azzeramento delle commissioni bancarie fino a 5euro e una drastica riduzione fino a 25 euro per incentivare proprio l'utilizzo delle carte. Il tutto in un discorso nel quale rientra anche la faccenda dell’Iva agevolata che secondo fonti governative dal 10 potrebbe passare al 12%; ipotesi che per Stoppani sarebbe peraltro completamente da dimenticare.

Si accende il dibattito sui pagamenti nei pubblici esercizi (Carta o contanti? L’Horeca si divide)
Si accende il dibattito sui pagamenti nei pubblici esercizi

L’opinione di Stoppani ha suscitato la reazione degli addetti ai lavori del mondo dell’Horeca che ogni giorno si ritrova a dover affrontare queste tematiche. In tema di utilizzo delle carte o dei contanti, qualcuno si è schierato a favore della proposta del presidente di Fipe; altri invece si sono detti - un po’ a sorpresa, va detto - assolutamente contrari.

Tra i più “agguerriti” sul fronte dei “no” c’è Tano Simonato del Ristorante Tano Passami l'Olio (una stella Michelin). «La mia controproposta per rispondere a Stoppani - spiega - è di mettere la percentuale di commissioni bancarie quando si paga con carta al 30-40% così non le usa più nessuno e ritorna a circolare moneta. Noi ristoratori abbiamo bisogno che girino i soldi “veri”, smettiamo di fare il gioco delle banche. Ci stanno mettendo con le spalle al muro».  

Tano Simonato (Carta o contanti? L’Horeca si divide)
Tano Simonato

Ben diversa la posizione di Francesco Sanapo, titolare delle due caffetterie Ditta Artigianale a Firenze, che ha a che fare - per via della sua attività - più spesso con micro-pagamenti. «Io - ammette - sono favorevole all’utilizzo delle carte. Nei miei locali consentiamo di pagare anche un espresso tramite carta o bancomat, non mettiamo alcun limite di spesa. Dobbiamo ricordarci che lavoriamo nel mondo dell’ospitalità e consentire un servizio come questo ai nostri clienti è ospitalità».
Lecito chiedersi quanti siano ad oggi i clienti che pagano in carta e quanti quelli che pagano in contanti. «Nessuno paga più in contanti, almeno da me - dice Simonato - perché nessuno può permettersi di andare in giro con centinaia di euro. Ma io penso anche agli altri, penso anche ai medio-piccoli ristoratori, non solo a quelli di fascia alta».

Francesco Sanapo (Carta o contanti? L’Horeca si divide)
Francesco Sanapo

Uguale - ma con una precisazione cruciale - l’esperienza quotidiana di Sanapo nonostante la portata dei pagamenti diversa: «Il 90% degli stranieri paga con carta - osserva - che venga consumato un espresso, un cappuccino o qualsiasi altra cosa. Il discorso si ribalta per gli italiani: il 90% paga in contanti, il restante 10 con carta e sono soprattutto i giovani».
Emerge, a questo punto, una tendenza culturale neanche così nascosta che riguarda l’Italia e che la allontana dal resto del mondo. Oltretutto l’Italia ha la grossa e storica piaga del “nero”, fenomeno che probabilmente con la riduzione della circolazione di moneta potrebbe essere combattuto. «Chi lavora bene e onestamente non dovrebbe avere problemi di questo tipo - risponde Simonato - anche se tanto le tasse, se vogliono, te le fanno pagare anche se non vuoi. Io non voglio indurre nessuno a truffare lo Stato, ma voglio che lo Stato capisca in che situazione siamo. Finisce in tasse oltre il 70% di quello che incassiamo, non se ne può più, rischiamo di scomparire».

Opposta la visione di Sanapo: «Se l’utilizzo delle carte può aiutare a combattere un problema che effettivamente esiste - non possiamo negarlo - perché non sfruttarlo? Io ci credo».

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