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Al Master della cucina italiana
45 docenti qualificati per 20 allievi

Al Master della cucina italiana  
45 docenti qualificati per 20 allievi
Al Master della cucina italiana 45 docenti qualificati per 20 allievi
Pubblicato il 20 gennaio 2016 | 14:05

800 ore di lezione e 4 mesi di tirocinio. Massimiliano e Raffaele Alajmo hanno avviato il Master della cucina italiana con tema quest'anno “Terra: purezza e integrità”. I corsi sono iniziati presso l'Esac di Creazzo (Vi)

Quarantacinque docenti per venti allievi provenienti da tutta Italia, che frequenteranno 800 ore di lezione di pratica e teoria in 5 mesi di corso, seguiti da 4 mesi di tirocini in alcuni tra i più prestigiosi ristoranti italiani. Sono i numeri della quarta edizione del Master della cucina italiana, iniziato ufficialmente lo scorso 18 gennaio, al centro formazione Esac di Creazzo (Vi), struttura formativa che fa riferimento a Confcommercio Vicenza. Qui si formano gli chef di domani, con l’ottica di offrire, a chi ha scelto di dedicare la propria vita professionale alla cucina, “un corso di studi che eleva il pensiero”.



Proprio con questo obiettivo, il comitato scientifico del Master della cucina italiana presieduto da Sergio Rebecca (presidente di Esac) e composto da Massimiliano Alajmo (tre Stelle Michelin), Raffaele Alajmo (ceo di Alajmo) e Mauro Defendente Febbrari (endocrinologo e nutrizionista), ha deciso di puntare su un corpo docenti unico, formato da esperti di cultura, management e scienza gastronomica, e da un team di grandi chef. A mettere in evidenza il valore della docenza di cucina una piccola curiosità: sono in tutto ben trentacinque le Stelle Michelin che brillano sul corpo docenti del master.

Ma i veri protagonisti, come ha sottolineato il presidente Rebecca, saranno proprio i venti giovani partecipanti (tra cui 4 allieve), con un’età media di 24 anni, ai quali è chiesto di «lasciarsi contaminare dalla passione, dalla creatività, dalla capacità dei tanti testimonial della cucina italiana che saranno al loro fianco durante tutto il percorso di studi, in cucina, laboratori e aule». Così ha detto il presidente Rebecca all'inaugurazione del corso.

«L’obiettivo - ha continuato il presidente - è formare veri cuochi, prima che chef di fama, che sanno utilizzare in cucina, tecniche ed ingredienti per esprimere se stessi, emozioni, visioni, liberando le loro intuizioni». Con un essenziale punto di arrivo, «quello della semplicità, dell’essenzialità, dell’onesta», caratteristiche che per Rebecca devono sempre contraddistinguere un cuoco.
Non è un caso, allora, se il Master 2016, giunto alla sua quarta edizione, ha scelto come trama un tema di grande attualità, “Terra: purezza e integrità”. Come dire che in cucina non può esserci vera “creatività” senza un rispetto prima di tutto del “creato”, della nostra madre terra, «ma anche della nostra sorella acqua», ha aggiunto Mauro Defendente Febbrari, ricordando come a questo tema sarà dedicata la prossima Specola Vaticana.

da sinistra: Mauro Defendente Febbrari, Massimiliano Alajmo, Sergio Rebecca, Joško Gravner e Raffaele Alajmo
Nella foto, da sinistra: Mauro Defendente Febbrari, Massimiliano Alajmo, Sergio Rebecca, Joško Gravner e Raffaele Alajmo

«L’equilibrio della vita si regge sull’equilibrio della terra», così si è espresso Defendente Febbrari, rilanciando l’invito dello chef Massimiliano Alajmo di dare valore all’integrità, che «deve dimorare nel più profondo dei nostri animi». In sintonia con questo tema, l’inaugurazione del Master della cucina italiana ha visto l’intervento del viticoltore Joško Gravner, che nella sua vita imprenditoriale ha intrapreso un percorso di essenzialità proprio per essere sempre più in sintonia con il rispetto della natura e delle sue regole.

Nella vigna, Gravner non utilizza concimazioni. «Per la terra - ha detto alla platea il viticoltore - sono come la droga per l’uomo, dà forza ma poi uccide». Nella cantina, invece, il viticoltore di Oslavia (Go) utilizza l’antico sistema di affinamento in anfora del vino, senza alcun utilizzo di additivi, se non lo zolfo, come si è sempre fatto da 2mila anni a questa parte. «Voglio trasmettere l’anima al vino - ha commentato Gravner - così come lo chef trasmette la sua anima al piatto». Da qui il dialogo tra cibo e vino, nel quale il ruolo dell’uomo deve essere di «accompagnare la natura», non di sovrastarla.

Più che un intervento, quello di Gravner, è stato per gli allievi e per quanti sedevano in platea, una sorta di lectio magistralis, che ben si è sintonizzata con la filosofia del Master della cucina italiana. «Un corso nato con la stessa logica con cui abbiamo reinventato nel 2010 Le Calandre - ha detto Raffaele Alajmo - facendone il ristorante che avremmo voluto trovare se fossimo stati noi i clienti. Con il master è stata la stessa cosa: abbiamo contribuito a creare la scuola che, tra le tante proposte formative, avremmo scelto da allievi, portando come docenti quei professionisti che incontriamo nel nostro lavoro e che nel loro settore sono tra i massimi esperti».



Dopo i vari interventi, il “palcoscenico” è stato tutto per gli allievi della precedente edizione del Master della cucina italiana, che hanno ricevuto dalle mani del comitato scientifico - ma anche del grande cuoco milanese Aimo Moroni, presente per l’occasione - gli attestati di frequenza a conclusione del ciclo formativo, dopo il tirocinio in importanti ristoranti italiani. Quindi le foto di rito degli allievi del Master della mucina italiana 2016, tra i quali due assegnatari della borse di studio messe a disposizione da Fipe- Confcommercio nazionale (Federazione pubblici esercizi) e Banca popolare di Vicenza, che hanno superato le prove di selezione “Chef talent” nell’ottobre scorso. Per tutti ora inizia un’esperienza molto impegnativa, ma ricca di stimolanti sfide: frequenteranno le aule, le cucine e i laboratori del centro formazione Esac, 8 ore al giorno per 5 giorni la settimana fino a giugno 2016.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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